La tempesta perfetta scuote la sanità sarda
Niente guardie turistiche, pochi medici di famiglia, carenze negli ospedali. E poi il nuovo aumento dei contagi: ecco come il sistema sta andando in crisi
SASSARI. Carenze di organico, invasione turistica, nuova ondata di contagi Covid, personale sospeso: come correnti calde e fredde che si scontrano nell’Oceano, dando luogo a violentissime tempeste, sulla sanità sarda si va concentrando una serie di circostanze sfavorevoli che stanno provocando guasti e disservizi in serie. La situazione del Santissima Annunziata di Sassari, segnalata ieri sulle pagine de La Nuova, è un esempio tra i tanti di un sistema che soffre per effetto di pressioni e debolezze vecchie e nuove. Da Sassari a Cagliari, passando per Nuoro, Olbia e Oristano, nelle città come nelle periferie, nei centri più trafficati come in quelli più isolati: da tutta l’isola arrivano, quotidiane, le segnalazioni di una sanità col respiro corto e le gambe molli.
Guardie turistiche. La prima tessera cade lontano dagli ospedali. Cade nelle località turistiche affollate di vacanzieri, cade nei paesi dell’interno. Perché quest’anno le guardie mediche turistiche in Sardegna, che garantivano il primo livello di intervento sulle piccole urgenze quotidiane sono in gran parte svanite. L’estate volge al termine e quindi è prevedibile che il picco di richieste andrà scemando nei prossimi giorni, ma nel periodo di maggiore pressione in quasi tutte le località turistiche sarde il servizio di guardia medica è stato cancellato. In Sardegna, prima del Covid, ogni estate l’Ats dislocava nelle località costiere una cinquantina di postazioni, coperte ovviamente, su più turni. E a chi si rivolgono i turisti che hanno bisogno di cure durante il loro soggiorno in Sardegna? Ai pronto soccorso degli ospedali.
Medici di famiglia. Da mesi le cronache locali raccontano le lamentele dei sindaci di tanti Comuni sardi che devono fare i conti con l’assenza del medico di medicina generale. Nell’isola sono poco più di un migliaio i medici di base convenzionati con il sistema sanitario regionale per l’assistenza primaria. La Regione ha pubblicato i bandi che dovrebbero consentirle di rimettersi in pari con le annualità dal 2018 al 2020, ma restano ancora 172 le sedi vacanti. E a chi si rivolge il cittadino di un piccolo paese della Sardegna quando ha bisogno urgente di cure? Ai pronto soccorso degli ospedali.
Emergenza Covid. Un anno e mezzo di Covid ha pesato più di ogni altra cosa sul sistema sanitario regionale. Più delle inefficienze e gli errori del passato e del presente. La pandemia ha costretto a rivedere l’organizzazione degli ospedali, a sospendere servizi, a trasformare reparti. Si pensava fosse finita invece ci risiamo. La nuova crescita dei contagi, accompagna nelle ultime settimane anche da una crescita dei ricoveri, sta mandando nuovamente in sofferenza le strutture ospedaliere. Anche se è difficile capire, dall’esterno, perché il sistema vada in sofferenza se, come risulta dalle statistiche ufficiali, è occupato il 10 per cento delle terapie intensiva e il 12 per cento dei posti in area medica. Su quali numeri assoluti sono basate queste percentuali? Secondo Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, in Sardegna ci sono 216 posti in terapia intensiva e 1.602 in area medica. Dei primi a ieri ce n’erano 20 occupati, dei secondi 190. Quindi, secondo i dati ufficiali, buona parte dei posti letto è ancora disponibile. Però dagli ospedali arrivano già segnalazioni di reparti pieni e di riconversioni di altri settori per consentire il ricovero di pazienti Covid. Ovviamente parte di questa pressione viene filtrata dai pronto soccorso che dvono anche farsi carico di effettuare i tamponi per evitare creazioni di focolai che manderebbero in tilt il sistema. Tutto questo ha conseguenze a catena sui reparti e sui servizi extra Covid.
Pronto soccorso e ospedali. Una tessera dietro l’altra, ecco che il domino arriva alle porte dei pronto soccorso e dentro gli ospedali. Turisti senza guardie mediche, cittadini senza medico di famiglia, persone con sintomi da Covid o con una semplice caviglia slogata, tutte finiscono nell’imbuto del pronto soccorso. E da lì nei reparti. Che già in condizioni normali partono con l’handicap. La dotazione organica prevista per la sanità sarda nel 2021 è di 12.238 persone solo per il personale sanitario. Ma i posti coperti sono 10.780. Molti ospedali hanno carenza di figure professionali (scarseggiano anestesisti e rianimatori) e di figure dirigenziali. Ci sono stati dei concorsi e di recente tra assessorato e commissario dell’Ats c’è stato uno scontro con la richiesta di fermare una procedura di selezione in attesa della definizione della riforma del sistema sanitario isolano. Rimangono le carenze di un apparato che costa ogni anno alle casse regionali tre miliardi e mezzo (2 e 767 milioni all’Ats). Dentro c’è un po’ di tutto, dalle cure fuori Sardegna alla sanità privata. Ma a fronte di una spesa monstre, la più consistente del bilancio regionale, non c’è un’efficienza equivalente.
Color che son sospesi. Negli ultimi giorni si è aggiunto un ulteriore ostacolo: la sospensione di 500 sanitari che hanno rifiutato, sinora, la vaccinazione contro il covid. Anche la loro assenza peserà sul buon funzionamento della macchina della salute.
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