Aumentano i posti letto, ma mancano i medici

Nelle terapie intensive Covid è quotidiana l’emergenza. A scarseggiare sono soprattutto i rianimatori

CAGLIARI. I posti letto in terapia intensiva possono essere tirati su velocemente in quasi tutti i reparti degli ospedali. Ma poi a mancare è il team di medici e infermieri che per 24 ore su 24 deve tenere sotto controllo i pazienti e vigilare sui monitor. Ogni sei ricoverati in rianimazione, confermano gli esperti, sono necessari dai quattro-cinque turni. Nel dettaglio: dai sei ai sette medici in tutto, compresi gli anestesisti, poi una decina di infermieri, e infine dai 10 ai 13 operatori sanitari. Tirate le somme, per l’intera giornata gli organici dovrebbero essere composti da una trentina di specialisti. Ci sono? Assolutamente no.

La mappa. Secondo l’Ats i posti oggi disponibili nelle terapie intensive negli ospedali Covid dovrebbero essere 216. Senza contare quelli che sono stati aggiunti di recente nel pieno della quarta ondata della pandemia. È evidente che non tutti i posti letto sono occupati, negli ultimi giorni la media è stata intorno al 10 per cento. Comunque, in caso d’emergenza, le equipe dovrebbero essere pronte a garantire la copertura del servizio. Non considerando, in questo calcolo, i ricoveri in rianimazione non dovuti al Covid e da assicurare in ogni caso.

Il vuoto. Alla fine dell’anno scorso solo fra gli anestesisti erano vacanti oltre 150 posti. Qualcosa è stato recuperato con gli ingaggi straordinari permessi dallo stato d’emergenza nazionale. Ma è una situazione transitoria e precaria da troppi mesi: diversi contratti a tempo determinato sono in scadenza. Ciascun anestesista dovrebbe lavorare 38 ore alla settimana, ma fra loro c’è chi ha sfondato il muro eroico delle 50, quasi il doppio. Dovrebbe essere in servizio per non più di una notte ogni sette giorni, invece, nel pieno delle continue ondate, finora quasi tutti hanno messo assieme almeno tre se non addirittura quattro festivi al mese. L’anestesista non dovrebbe correre da un ospedale all’altro per tappare le falle, invece dev’essere sempre reperibile 24 ore su 24, perché i vuoti in organico sono troppi in tutti gli ospedali. C’è poi un altro problema e neanche questo è di poco conto: il personale sanitario in servizio, nei vari reparti Covid e non Covid, è sotto dimensionato. Le ultime tabelle dell’Ats hanno confermato che mancano almeno 1500 dipendenti fra medici, infermieri e personale vario. È evidente: gli effetti collaterali dovuti all’esodo provocato dal 2019 in poi da quota 100, lo scivolo verso la pensione, non stati ancora recuperati e ci vorranno almeno altri due anni per ritornare a regime.

Scuole di specializzazione. Di recente il Consiglio regionale ha rifinanziato le borse di studio per favorire la specializzazione dei medici. I laureati sardi potranno contare su 200 assegni oltre a quelli programmati dal ministero della salute nelle università di Cagliari e Sassari. Però ci vorranno anni perché i nuovi specialisti possano entrare in servizio. A meno che, come sollecitato da più parti, alla fine non sia autorizzata l’assunzione degli specializzandi ancora prima della fine del percorso di studi. In piena emergenza Covid qualcosa di simile è stato permesso per far fronte proprio alla carenza di medici in tutti i reparti. Certo, la soluzione perfetta sarebbe quella di spazzare via la barriera del numero chiuso per l’iscrizione nelle facoltà di medicina e chirurgia, ma è un ragionamento che ancora in pochi sono disposti a fare.

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