Intervista con Massimo Deiana: «Il sistema sardo funziona, i porti ai vertici nazionali»
Il presidente dell’Autorità di sistema: «Osservo quello che succede sulla continuità. La Regione dovrebbe avere più peso nel determinarla, come accade per gli aerei»
SASSARI. Galleggia con disinvoltura nel suo ruolo di signore dei mari. Ma Massimo Deiana alle tempeste è abituato. Un passato da assessore ai Trasporti nella giunta Pigliaru nel momento più complicato e delicato della Continuità territoriale aerea. Il salvataggio dell’aeroporto di Alghero e forse del sistema dei trasporti via cielo della Sardegna. Ma questa è preistoria. Ora Deiana è il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare di Sardegna. In altre parole i porti dell’isola sono cosa sua. L’inaffondabile Deiana ha superato anche la grande crisi del covid e si trova a gestire il sistema dei trasporti marittimi in un momento di grande trasformazione e incertezza. La crisi del gruppo Onorato, la silenziosa trasformazione da parte del governo della Continuità marittima, la complicata ripresa post lockdown. Ma lui entra in punta di piedi sulle questioni più spinose del complicato sistema dei trasporti.
Presidente qual è lo stato di salute sistema portuale sardo?
«Il sistema sardo, e lo dico con piacere, è un gran bel sistema. Ed è ai primi posti su molti tipi di traffico. È in vetta a livello nazionale per il numero di passeggeri. Al secondo per le rinfuse liquide. Tanto per dirne alcuni. La realtà è che abbiamo avuto la possibilità di sperimentare il funzionamento virtuoso del concetto di sistema. Abbiamo sette porti avviati. E abbiamo utilizzato nel modo più razionale possibile le risorse. Si investe dove c’è più bisogno, puntiamo su scali che prima non facevano parte del sistema come Oristano e Portovesme, ma anche su scali trascurati come Porto Torres. Golfo Aranci per noi deve crescere ancora e Olbia e Cagliari sono le nostre punte di diamante. Tutto questo si fa con la logica di sistema e funziona. Non si investe a pioggia sui porti ma si concentrano le risorse sui progetti che vengono ritenuti strategici. Non tutti i porti devono fare tutto. Ora puntiamo a migliorare la sinergia tra gli scali. Spero che ora entri anche Arbatax all’interno del sistema».
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Ma quali benefici oggettivi si sono ottenuti in questi anni?
«Tantissimi. Faccio il piccolo esempio delle crociere. Prima ogni porto andava per conto suo. Oggi esiste il sistema Sardegna che ci permette di offrire più scali e maggiori alternative alle compagnie che fanno le crociere. Manteniamo le rotte e in alcuni casi raddoppiamo gli scali nell’isola. Ovviamente non mancano gli elementi negativi. La spina nel fianco il traffico è il Porto canale di Cagliari. Per me è la madre di tutte le battaglie».
Ma il Porto canale è ancora utile?
«È un’opera importante. Quando è stata pensata rivoluzionaria, quando è partita non lo era più. Ha lavorato in modo soddisfacente per una decina di anni. Oggi avrebbe senso cerare una struttura di questo genere? Forse no. Ma noi abbiamo una struttura di grandissimo pregio dal punto di vista tecnico e in posizione strategica. Bisogna provare a intercettare traffico e businness mettendoci cose in più. Magari con una zona economica speciale o una zona francaddoganale o creare pacchetti insediativi per chi decide di aprire nell’isola».
So che anche lei è spettatore degli eventi, ma che succede con la Continuità marittima?
«Non è mia competenza, ma la seguo. Credo che la continuità marittima dovrebbe avere un’impostazione simile a quella aerea. Mi spiego meglio. Credo che la Regione debba avere peso nel determinarla e guidarla. Il motivo è semplice, la Regione sa meglio dello Stato quali sono le priorità e le necessità dei sardi. Dovrebbe essere lei a predisporre e i bandi sulla base delle norme. Proprio come succede per gli aerei. Per la Ct1 dei cieli esiste una norma. Ci deve essere anche per il mare. Ma non esiste. Ci sono diversi disegni di legge predisposti da 3 legislature, rimasti lettera morta».
Le difficoltà del gruppo Onorato e anche l’azione del governo che mette a bando le rotte singole, non c’è il rischio per i sardi di restare isolati? Di avere un servizio e i collegamenti solo quando conviene agli armatori?
«Esiste in linea di massima un ipotetico rischio sistemico. Se progressivamente ci sarà un ridimensionamento delle rotte e dei collegamenti e ci si affiderà solo al libero mercato. Esistono rotte che sono meno appetibili, ma che devono essere garantite». (Il presidente non lo dice, ma si riferisce al porto di Arbatax e a rotte come la Cagliari-Civitavecchia).
Esiste il rischio della perdita del diritto fondamentale della mobilità via mare dei passeggeri e delle merci?
«È chiaro che le condizioni rispetto a 30 anni fa in alcuni casi sono cambiate. Su alcune rotte erano stati posti gli oneri di servizio e oggi forse ci sono condizioni differenti. Ma in generale serve una logica sistemica. Ma questi non sono processi che governo io, al massimo faccio lo spettatore».
Qual è stato l’impatto del Covid?
«Inizialmente c’è stata una risposta spontanea molto sorprendente. Abbiamo garantito ogni giorno tutto il trasporto di persone e merci, quando ancora gli strumenti di protezione non c’erano. Portuali che hanno operato con i guanti per lavare i piatti e le tute da verniciatori, con grande attenzione. Siamo riusciti a garantire un pezzo della logistica del paese. È innegabile che ci sia stato un calo molto importante per i passeggeri e l’azzeramento del traffico crocieristico. Per quello che riguarda il traffico passeggeri posso dire che quest’anno, fino al 20 agosto, abbiamo superato il 2020 e alla fine dlel’anno ci riavvicineremo ai numeri del 2019 che erano stati eccezionali. Olbia è il primo porto italiano per traffico passeggeri. L’intero sistema portuale sardo nel pre covid aveva superato i 5 milioni di passeggeri».
Si parla tanto di ferrovie e della necessità di rafforzarle nell’isola. Secondo lei un sistema di binari che colleghi i porti sardi può essere qualcosa di importante su cui puntare?
«Avere una rete efficiente è fondamentale. Servono i fondi del recovery e le scelte devono esseere fatte a livello governativo. Mettere in rete gli snodi di accesso alla regione con la ferrovia darebbe maggiore competitività».
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C’è un futuro per Arbatax dopo l’addio di Tirrenia?
«Credo di sì. Il porto non era qualificato da quella nave, ma ha dietro un’industria pesante importante e un’industria cantieristica di pregio. In questi anni è stato un porto un po’ trascurato in termini di investimenti e attenzioni gestionali, non aveva una gestione manageriale della autorità portuale, se ci dovesse arrivare anche Arbatax troveremo un modo di creare una sinergia per rilanciarlo».
Raddoppierà la canaletta nel porto di Olbia?
«La dragheremo. Il problema è che in Italia per fare 10 mesi di lavori ci vogliono 5 anni di tempo per farsi approvare i progetti da una dozzina di enti. Ma non dragare un porto significa condannarlo a non essere più competitivo. So che a Olbia c’è una grande attenzione anche per le altre attività che si svolgono sul porto, e ne avremo grande cura, ma il mio compito è rendere operativo un porto salvaguardando l’ambiente e le altre attività».
Lavorate anche su Porto Torres?
«Certo. Facciamo opere importanti. Ci sono oltre 58 milioni di interventi in atto, per il dragaggio e l’antemurale. Riqualifichiamo il mercato ittico e abbiamo creato il travel lift». Porti turistici sono pezzi
Qual è il prossimo obiettivo?
«Vogliamo fare un piano regolatore regionale dei porti. Ma lo faremo insieme ai Comuni e alla Regione per trovare soluzioni condivise».
Superemo il crollo del covid?
«Siamo già sulla buona strada. Quest’anno i passeggeri sono cresciuti del 35 per cento rispetto allo scorso anno, ma l’obiettivo è ritornare al traffico precovid».
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