Covid, il sindaco di Quartu: «Un boom di casi? Non è colpa della movida»
La terza città della Sardegna alle prese con la nuova ondata. Milia: «Il vaccino sia obbligatorio: non capisco le perplessità della politica»
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SASSARI. La zona gialla è dietro l’angolo e la lunga estate sarda rischia di concludersi anzitempo per colpa di un virus che continua a circolare più o meno indisturbato. I dati sono preoccupanti anche perchè il “nemico” è ancora poco conosciuto e la politica fatica a tenere il passo della scienza. L’ultimo esempio è la discussione sull’obbligatorietà del green pass per il personale della scuola e degli uffici pubblici e, di consequenza, sull’obbligatorietà dei vaccini. Sul punto chi non ha dubbi è Graziano Milia, sindaco di Quartu, terzo comune della Sardegna per numero di abitanti e per tasso di positività al coronavirus. «Sono preoccupato – spiega – per come stanno andando le cose. Siamo in emergenza da un anno e mezzo eppure abbiamo un’arma formidabile, il vaccino, e ancora stiamo a discutere se e come utilizzarlo. Io sono per l’obbligatorietà e sto valutando l’idea di lanciare una petizione, possibilmente con altri sindaci, per chiedere al governo di avere più coraggio. Capisco che nella maggioranza ci sono posizioni diverse e che i numeri consigliano di evitare un braccio di ferro, ma sulla salute non si può scherzare».
Non è amico dei “no vax”
«La nostra generazione è fortunata. In passato le epidemie hanno fatto milioni di vittime e l’unica via d’uscita era aspettare l’immunità di gregge. Oggi abbiamo i vaccini e trovo che sia incredibile che si perda tempo a discutere sulla loro efficacia. Mi chiedo - e lo chiedo ai no vax - che cosa sarebbe successo questa estate se più della metà della popolazione non avesse completato il ciclo di immunizzazione».
Eppure c’è una fetta di popolazione che continua a tergiversare. Come se lo spiega?
«Sono convinto che i no vax siano molto meno numerosi di quanto crediamo. E i dati sulle vaccinazioni confermano che anche in Sardegna c’è un senso di responsabilità concreto e molto diffuso. Credo anche che i messaggi che arrivano dal mondo della politica non aiutino la gente. Soprattutto chi ha qualche dubbio. Voglio essere più esplicito: quando sento un viceministro che, riferendosi al green pass, dice “valuteremo se renderlo obbligatorio in base ai dati delle prossime settimane” mi preoccupo. Che messaggio stiamo diffondendo?»
Lei non ha proprio nessun dubbio?
«Nessuno. Penso che vaccinarsi sia un atto di civiltà e dico che la politica deve assumersi le sue responsabilità. Non si può giocare con la salute, anche perchè oggi parliamo tutti di Covid ma la gente soffre di tante altre patologie e gli ospedali sono in difficoltà nel garantire le cure con la tempestività che sarebbe necessaria. Ricordo che anche il presidente Mattarella e Papa Francesco hanno parlato del vaccino come “atto di responsabilità civile”. Spero che il governo trovi il coraggio di renderlo obbligatorio per tutti».
Il virus sta colpendo in maniera molto pesante l’area metropolitana di Cagliari e il sud dell’isola. Eppure il sindaco Paolo Truzzu ha ribadito, anche di recente, di non aver intenzione di adottare misure restrittive. La pensa allo stesso modo?
«Noi stiamo facendo controlli molto severi e tamponi gratuiti a chiunque ne faccia richiesta. Però le norme per contenere la pandemia devono essere norme nazionali. Certo se ci fosse una situazione emergenziale non potrei esimermi dal prendere provvedimenti altrettanto emergenziali».
Non siamo a questo punto?
«Credo proprio di no. E non mi stancherò di ripetere che lo dobbiamo ai vaccini. L’altro ieri un ristoratore che aveva già completato il ciclo di immunizzazione è risultato positivo a un tampone ed è venuto a lamentarsi: “hai visto sono positivo nonostante il vaccino”. L’ho zittito facendogli notare che non aveva sintomi solo grazie al vaccino».
Perchè così tanti positivi nel Cagliaritano?
«È una questione di densità di popolazione. Ma non tirerei in ballo la movida o la vita notturna sul litorale del Poetto. Non serve cercare colpevoli ma adottare l’unica soluzione possibile: vacciniamoci».
(antonio ledà)
Non è amico dei “no vax”
«La nostra generazione è fortunata. In passato le epidemie hanno fatto milioni di vittime e l’unica via d’uscita era aspettare l’immunità di gregge. Oggi abbiamo i vaccini e trovo che sia incredibile che si perda tempo a discutere sulla loro efficacia. Mi chiedo - e lo chiedo ai no vax - che cosa sarebbe successo questa estate se più della metà della popolazione non avesse completato il ciclo di immunizzazione».
Eppure c’è una fetta di popolazione che continua a tergiversare. Come se lo spiega?
«Sono convinto che i no vax siano molto meno numerosi di quanto crediamo. E i dati sulle vaccinazioni confermano che anche in Sardegna c’è un senso di responsabilità concreto e molto diffuso. Credo anche che i messaggi che arrivano dal mondo della politica non aiutino la gente. Soprattutto chi ha qualche dubbio. Voglio essere più esplicito: quando sento un viceministro che, riferendosi al green pass, dice “valuteremo se renderlo obbligatorio in base ai dati delle prossime settimane” mi preoccupo. Che messaggio stiamo diffondendo?»
Lei non ha proprio nessun dubbio?
«Nessuno. Penso che vaccinarsi sia un atto di civiltà e dico che la politica deve assumersi le sue responsabilità. Non si può giocare con la salute, anche perchè oggi parliamo tutti di Covid ma la gente soffre di tante altre patologie e gli ospedali sono in difficoltà nel garantire le cure con la tempestività che sarebbe necessaria. Ricordo che anche il presidente Mattarella e Papa Francesco hanno parlato del vaccino come “atto di responsabilità civile”. Spero che il governo trovi il coraggio di renderlo obbligatorio per tutti».
Il virus sta colpendo in maniera molto pesante l’area metropolitana di Cagliari e il sud dell’isola. Eppure il sindaco Paolo Truzzu ha ribadito, anche di recente, di non aver intenzione di adottare misure restrittive. La pensa allo stesso modo?
«Noi stiamo facendo controlli molto severi e tamponi gratuiti a chiunque ne faccia richiesta. Però le norme per contenere la pandemia devono essere norme nazionali. Certo se ci fosse una situazione emergenziale non potrei esimermi dal prendere provvedimenti altrettanto emergenziali».
Non siamo a questo punto?
«Credo proprio di no. E non mi stancherò di ripetere che lo dobbiamo ai vaccini. L’altro ieri un ristoratore che aveva già completato il ciclo di immunizzazione è risultato positivo a un tampone ed è venuto a lamentarsi: “hai visto sono positivo nonostante il vaccino”. L’ho zittito facendogli notare che non aveva sintomi solo grazie al vaccino».
Perchè così tanti positivi nel Cagliaritano?
«È una questione di densità di popolazione. Ma non tirerei in ballo la movida o la vita notturna sul litorale del Poetto. Non serve cercare colpevoli ma adottare l’unica soluzione possibile: vacciniamoci».
(antonio ledà)
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