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Muore a Sassari un 63enne vaccinato

Muore a Sassari un 63enne vaccinato

Si tratta di un’ex infermiere napoletano risultato positivo mentre era in vacanza

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SASSARI. Nessun vaccino anti Covid dà la certezza di non sviluppare forme gravi della malattia qualora esposti al contagio. La percentuale di sicurezza è sicuramente molto alta, che però si abbassa molto in base alle condizioni di salute soggettive. Come nel caso di Gabriele Napolitano, l’ex infermiere napoletano di 63anni che si è ammalato due mesi mentre era in vacanza nell’isola. Il suo scudo anti Covid era attivo dallo scorso gennaio, quando aveva fatto la seconda dose di Pfizer, ma non è servito: l’uomo è morto in ospedale a Sassari, dove era ricoverato da qualche settimana. Il problema è che la sua situazione clinica non era delle migliori: purtroppo era fortemente sovrappeso e ha manifestato subito delle complicazioni e delle difficoltà respiratorie. Un caso di certo raro, ma che inevitabilmente riaccende il dibattito circa l’opportunità di una terza dose per rafforzare l’immunità. «Il primo caso in Italia – si legge in una nota del sindacato nazionale Nursing Up – di infermiere già vaccinato che muore a causa del Covid rischia di mettere in discussione tante asserite certezze. Chiediamo l’apertura di una commissione di inchiesta. Chiediamo lumi in merito alla terza dose per gli operatori sanitari».

E ancora: «Si apra ufficialmente una inchiesta su questo decesso: si faccia una analisi approfondita della reale efficacia del vaccino rispetto alle varianti e alle conseguenze in caso di re-infezione. In questa pandemia gli infermieri hanno già dato tanto, in termini di vite umane e di contagi. La maggior parte degli operatori sanitari italiani ha accettato di vaccinarsi senza batter ciglio. Consapevoli a pieno delle loro responsabilità nei confronti dei malati. E come la mettiamo se in questo caso l’infermiere deceduto fosse stato uno di quei colleghi obbligati a vaccinarsi ma che non aveva scelto di sottoporsi spontaneamente a questo tipo di immunizzazione?».

«Ci rivolgiamo pubblicamente al ministro della Salute, al commissario all’emergenza e al presidente delle Regioni – conclude la nota del sindacato –. Chi tutela quegli operatori sanitari già vaccinati, esposti ogni giorno al rischio di un nuovo contagio, ora che la tragica morte del collega prova la fallacità di quelle tesi che sostengono che, di fronte ad una eventuale nuova-infezione, i soggetti già vaccinati non corrono il rischio di conseguenze tanto gravi sino al decesso?».



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