«Nessuno potrà insegnarmi a vivere senza il mio Mirko»
di Lamberto Cugudda
Dall’ospedale le prime parole della madre del ragazzo ucciso l’11 maggio La donna era stata a sua volta ferita in modo molto grave dall’ex compagno
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TORTOLÌ. Tornare alla vita è anche tornare a cose normali, quotidiane. Come pubblicare un post su Facebook. Un piccolo gesto che può rappresentare un’impresa per chi ha assistito all’assassinio di un figlio, ha subito ferite tremende ed è stata in bilico a lungo tra la vita e la morte. Paola Piras, la madre 52enne di MirkoFarci, il ragazzo di 20 anni ucciso l’11 maggio dall’ex compagno della donna, quel percorso di ritorno a qualcosa che somigli alla nromalità sta cercando di farlo. Con tutte le sue forze. «Piano piano mi sto timidamente riaffacciando alla vita, il percorso non è facile ma ci sto mettendo tutta la mia forza per ritornare presto a casa».
Poche parole, affidate ai social, dall’ospedale Mater Olbia dove la donna è ancora ricoverata per le conseguenze di quelle 17 coltellate che le erano state inferte dall’ex compagno, Masih Shahid, ora rinchiuso nel carcere di Uta. Lunedì Paola Piras ha postato: «Mi hanno insegnato nuovamente a camminare, a mangiare da sola, ad essere autonoma... ma mai nessuno riuscirà ad insegnarmi a vivere senza di voi. Mirko, angelo mio. Il mio papà». La scorsa settimana Paola Piras ha perso anche il padre Giancarlo, che aveva 84 anni e al quale non avevano mai detto nulla di quanto accaduto alla figlia e dell’uccisione del nipote Mirko, perché già non stava bene. Il pensionato abitava al piano sotto a quello in cui c'è stato il massacro, nella casa di famiglia a due piani nel viale monsignor Virgilio. È morto nella Rsa dove era stato trasferito da fine giugno.
Tragedie su tragedie, quindi negli ultimi mesi della vita di Paola, ma anche lo sforzo sovraumano di guarire e di “tornare alla vita”. La donna si era risvegliata dopo essere stata per 42 giorni in coma in Terapia intensiva nell’ospedale di Lanusei ed era stata stata poi trasferita al Mater per la riabilitazione.
La strada per il recupero è ancora lunga e difficile, ma lungo il percorso Paola troverà il sostegno di tante persone: «Grazie di cuore - ha scritto ieri in un secondo messaggio -. Poco più di tre mesi fa un’enorme disgrazia ha colpito la mia famiglia. Voglio ringraziare tutte le persone che ci sono state vicine e ci hanno sostenuto, tutte le persone che con scritti, gesti e iniziative hanno reso onore a Mirko». Paola scrive il nome del figlio incorniciandolo fra quattro cuoricini: quasi una carezza struggente e amorevole.
Intanto, proprio ieri mattina, il sindaco di Tortolì ha emesso un’ordinanza di sgombero dell’abitazione dove abitava Masih Shahi, nella zona del Villaggio Cartiera. Carabinieri e vigili del fuoco hanno ravvisato delle irregolarità. Forse un altro segno di un capitolo tragico che si chiude.
Poche parole, affidate ai social, dall’ospedale Mater Olbia dove la donna è ancora ricoverata per le conseguenze di quelle 17 coltellate che le erano state inferte dall’ex compagno, Masih Shahid, ora rinchiuso nel carcere di Uta. Lunedì Paola Piras ha postato: «Mi hanno insegnato nuovamente a camminare, a mangiare da sola, ad essere autonoma... ma mai nessuno riuscirà ad insegnarmi a vivere senza di voi. Mirko, angelo mio. Il mio papà». La scorsa settimana Paola Piras ha perso anche il padre Giancarlo, che aveva 84 anni e al quale non avevano mai detto nulla di quanto accaduto alla figlia e dell’uccisione del nipote Mirko, perché già non stava bene. Il pensionato abitava al piano sotto a quello in cui c'è stato il massacro, nella casa di famiglia a due piani nel viale monsignor Virgilio. È morto nella Rsa dove era stato trasferito da fine giugno.
Tragedie su tragedie, quindi negli ultimi mesi della vita di Paola, ma anche lo sforzo sovraumano di guarire e di “tornare alla vita”. La donna si era risvegliata dopo essere stata per 42 giorni in coma in Terapia intensiva nell’ospedale di Lanusei ed era stata stata poi trasferita al Mater per la riabilitazione.
La strada per il recupero è ancora lunga e difficile, ma lungo il percorso Paola troverà il sostegno di tante persone: «Grazie di cuore - ha scritto ieri in un secondo messaggio -. Poco più di tre mesi fa un’enorme disgrazia ha colpito la mia famiglia. Voglio ringraziare tutte le persone che ci sono state vicine e ci hanno sostenuto, tutte le persone che con scritti, gesti e iniziative hanno reso onore a Mirko». Paola scrive il nome del figlio incorniciandolo fra quattro cuoricini: quasi una carezza struggente e amorevole.
Intanto, proprio ieri mattina, il sindaco di Tortolì ha emesso un’ordinanza di sgombero dell’abitazione dove abitava Masih Shahi, nella zona del Villaggio Cartiera. Carabinieri e vigili del fuoco hanno ravvisato delle irregolarità. Forse un altro segno di un capitolo tragico che si chiude.
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