I sindacati a Solinas: i cieli della Sardegna a 2 mesi dal disastro
di Antonello Palmas
«A metà ottobre scade la continuità aerea e chiude Alitalia l’isola non avrà più alcuna certezza né prezzi calmierati»
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SASSARI. Meno di due mesi dalla scadenza della continuità territoriale e della fine di Alitalia, che passerà la mano alla newco Ita: significa che «dal 15 ottobre la Sardegna non godrà più di collegamenti con frequenze, orari tipologie di aeromobili, servizi certi e a prezzi calmierati» ricordano i sindacati dei trasporti, preoccupati che l’isola viaggi verso le rapide senza che nessuno sembri proporre un piano per evitare il disastro. Così hanno scritto una lettera a Christian Solinas e per conoscenza agli assessori dei trasporti Giorgio Todde, della programmazione Giuseppe Fasolino e del lavoro Alessandra Zedda, chiedendo un incontro urgente, senza mai fare riferimento al colloquio del governatore col premier Draghi circa la creazione di una compagnia sarda.
«Da due notti fa Alitalia non vende più i biglietti per voli dal 15 ottobre 2021 mentre da domani (oggi, ndc) Ita inizierà la vendita dei voli a partire da metà ottobre – ricordano i segretari regionali e quelli della Gallura – In questo nuovo contesto resta l’incertezza di come si continuerà a garantire la continuità territoriale aerea in assenza di un bando che da oltre 3 anni tarda ad arrivare e, cosa forse più importante, in mancanza di un vettore in grado di accettare gli oneri di servizio necessari ad assicurare il diritto alla mobilità dei sardi».
I sindacalisti sottolineano di aver più volte paventato a Solinas i rischi di quanto sta per accadere e le conseguenti preoccupazioni: «Stante l’attuale situazione, in questo scenario riteniamo insufficienti e inadeguate le misure poste in essere dal Governo a tutela dei diritti dei passeggeri e dei sardi rispetto alla continuità, mentre siamo certi che senza alcun intervento da parte della Regione tutti noi dipenderemo esclusivamente dalle scelte commerciali delle compagnie tradizionali e dai vettori low cost, entrambe interessate unicamente ai propri profitti».
Insomma, uno scenario improntato solo al libero mercato, che «potrebbe creare ripercussioni anche sui tre aeroporti della Sardegna in cui, come è noto, l’attività nel periodo invernale è sempre stata per lo più legata alla continuità». Uno scenario che vede come vasi di coccio schiacciati tra le scelte politiche e le esigenze di profitto dei vettori «i 1400 lavoratori Airitaly che a fine anno rischiano di uscire definitivamente dal perimetro del trasporto aereo» con la scadenza della Cig: «La necessità della Sardegna di essere protagonista nella mobilità coincide con la necessità di non disperdere questo know how di grande esperienza e professionalità – spiegano i sindacati – L’accordo di cassa integrazione firmato a giugno ha permesso ai lavoratori la continuità retributiva, ma è assolutamente necessario lavorare insieme e celermente per trovare delle soluzioni industriali che prospettino loro nuove soluzioni lavorative. Siamo fortemente convinti che le due vertenze, continuità territoriale e lavoratori Airtaly, possano risolversi trovando un’unica soluzione». La Fit Cisl in una propria nota, nel chiedersi se Ita potrà direttamente subentrare ad Alitalia, sottolinea il problema dei 1700 biglietti Alitalia venduti su rotte sarde dopo il fatidico 15 ottobre (come saranno rimborsati?) e i debiti della compagnia nei servizi aeroportuali che potrebbero avere ricadute occupazionali.
«Da due notti fa Alitalia non vende più i biglietti per voli dal 15 ottobre 2021 mentre da domani (oggi, ndc) Ita inizierà la vendita dei voli a partire da metà ottobre – ricordano i segretari regionali e quelli della Gallura – In questo nuovo contesto resta l’incertezza di come si continuerà a garantire la continuità territoriale aerea in assenza di un bando che da oltre 3 anni tarda ad arrivare e, cosa forse più importante, in mancanza di un vettore in grado di accettare gli oneri di servizio necessari ad assicurare il diritto alla mobilità dei sardi».
I sindacalisti sottolineano di aver più volte paventato a Solinas i rischi di quanto sta per accadere e le conseguenti preoccupazioni: «Stante l’attuale situazione, in questo scenario riteniamo insufficienti e inadeguate le misure poste in essere dal Governo a tutela dei diritti dei passeggeri e dei sardi rispetto alla continuità, mentre siamo certi che senza alcun intervento da parte della Regione tutti noi dipenderemo esclusivamente dalle scelte commerciali delle compagnie tradizionali e dai vettori low cost, entrambe interessate unicamente ai propri profitti».
Insomma, uno scenario improntato solo al libero mercato, che «potrebbe creare ripercussioni anche sui tre aeroporti della Sardegna in cui, come è noto, l’attività nel periodo invernale è sempre stata per lo più legata alla continuità». Uno scenario che vede come vasi di coccio schiacciati tra le scelte politiche e le esigenze di profitto dei vettori «i 1400 lavoratori Airitaly che a fine anno rischiano di uscire definitivamente dal perimetro del trasporto aereo» con la scadenza della Cig: «La necessità della Sardegna di essere protagonista nella mobilità coincide con la necessità di non disperdere questo know how di grande esperienza e professionalità – spiegano i sindacati – L’accordo di cassa integrazione firmato a giugno ha permesso ai lavoratori la continuità retributiva, ma è assolutamente necessario lavorare insieme e celermente per trovare delle soluzioni industriali che prospettino loro nuove soluzioni lavorative. Siamo fortemente convinti che le due vertenze, continuità territoriale e lavoratori Airtaly, possano risolversi trovando un’unica soluzione». La Fit Cisl in una propria nota, nel chiedersi se Ita potrà direttamente subentrare ad Alitalia, sottolinea il problema dei 1700 biglietti Alitalia venduti su rotte sarde dopo il fatidico 15 ottobre (come saranno rimborsati?) e i debiti della compagnia nei servizi aeroportuali che potrebbero avere ricadute occupazionali.
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