La Nuova Sardegna

Eden dei turisti e inferno per Fido: randagismo piaga della Sardegna

di Antonello Palmas
Eden dei turisti e inferno per Fido: randagismo piaga della Sardegna

Nell’isola poco interesse per le sterilizzazioni anche quando sono gratuite, specie tra gli allevatori Prontu (Lida): «Così le cucciolate si moltiplicano e i canili restano pieni». All’estero sono obbligatorie

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SASSARI. Coccolati, vezzeggiati, a volte eccessivamente umanizzati (a scapito della loro natura), membri a tutti gli effetti delle famiglie: il cane, del quale si celebrava ieri la giornata mondiale, ha un posto speciale nella società dell’uomo con cui ha creato da millenni un rapporto unico. Ma c'è un lato oscuro di questo rapporto forte, un aspetto fatto di abbandoni, randagismo, corpi straziati nelle strade, sfruttamento, catene che costringono i tanti sfortunati a un’intera esistenza solitaria in una campagna. Basta fare un giro nell’agro per rendersi conto di come i cani a volte siano trattati da oggetto, o utilizzati come macchine. E la Sardegna in questo non è purtroppo seconda a nessuno. Una situazione in cui i canili finiscono per essere il male minore, gestiti da centinaia di volontari (quasi sempre donne) che hanno l’enorme merito di rendere meno dura la condizione dei quattro zampe senza padrone (sino al 1991 venivano catturati e uccisi col gas). Sono i due volti di un rapporto in cui a ricevere di più non è certo il cane.

Isola da choc. «La gente non riesce a capire che si deve sterilizzare – dice Cosetta Prontu, responsabile del canile “Rifugio dei fratelli minori” della Lida a Olbia, 500 cani e 280 gatti – Stiamo portando avanti una campagna gratuita grazie al Comune cui abbiamo presentato il progetto “Gabbie vuote”, e speriamo di estenderla un giorno anche ai gatti. Il mio sogno è vedere i canili chiusi, ma non bastano le adozioni». Il randagismo purtroppo è un fenomeno difficile da estirpare senza una sensibilità adeguata: «La civiltà di un popolo – dice la Prontu – si vede da come tratta i propri animali. Non possiamo continuare a mostrare ai turisti questo sconcio. Non si contano le telefonate che ricevo a tutte le ore per segnalare situazioni di ogni genere: cani abbandonati, che vagano in mezzo alla strada, lasciati divorare dalle zecche, con malattie non curate. Vergognoso. Uno choc specie per chi viene da realtà in cui c’è maggiore rispetto per il prossimo».

I cani rurali. I dati più recenti parlano di poco più di 8.900 cani ricoverati nei canili sardi, con la nostra Regione al quarto posto dietro Campania, Puglia e Calabria (ma in proporzione alla popolazione la situazione è tra le più gravi). Ed è al terzo (66mila) per numero di randagi, dopo Sicilia e Puglia. Quanto pesa in tutto ciò il fenomeno dei cani rurali, quelli che gravitano attorno alle greggi senza controllo e producono migliaia di cuccioli? «Tanto – risponde la Prontu – ma purtroppo parlare a molti pastori di sterilizzazione è come dirgli che vuoi portarli sulla Luna. Così il problema nelle campagne cresce, col risultato che nelle buste del mangime vuote ci finiscono i cuccioli appena nati». Gettati nelle cunette o abbandonati in campagna, quasi sempre non hanno scampo.

Obbligo di sterilizzare. La Regione? «Pian piano si è sensibilizzata su questi temi. Quest’anno ha stanziato 200mila euro per tutta la Sardegna, una cifra che non può bastare, ma almeno è un piccolo passo per iniziare». All’estero vi sono situazioni non dissimili da quella disastrosa del centrosud italiano, ma anche nazioni in cui il randagismo praticamente non esiste, come la Germania. Come fanno? «Laggiù la sterilizzazione è obbligatoria – spiega la volontaria – questo è il segreto, e funziona bene. Cani liberi non ne trovi. Siamo indietro anni luce, ma confido sul fatto che ci arriveremo manche noi». A proposito, con la Germania la Lida di Olbia ha un filo diretto, trasferendo ogni anno tanti cani. Un’operazione che ciclicamente solleva dubbi sulla loro sorte da parte di chi sospetta che diventino cavie per la sperimentazione, ma la Prontu dubbi non ne ha: quello che qualcuno chiama “traffico” è un sistema (sul quale ci sono controlli) per svuotare i canili accontentando cittadini tedeschi spesso colpiti dalla situazione sarda e desiderosi di fare qualcosa.

Alla fiera dell’est. E mentre si festeggia la giornata del cane c’è chi si rivolge al mercato nero per acquistare un cane di razza, alimentano le mafie: «Basta cliccare sui siti di vendita online e si scopre l’entità del fenomeno. Animali fatti arrivare dall’est europeo in condizioni penose, pieni di malattie genetiche, strappati alla madre prima del dovuto, che spesso muoiono prima o durante il viaggio. Gente che getta sul mercato delle vite senza il minimo rispetto. E chi li compra è peggio di chi li vende: senza domanda non c’è l’offerta. Pensano di risparmiare, invece arricchiscono i veterinari (quando ce li portano). E spesso quei poveri animali muoiono. Non comprate da chi non dà garanzie, adottate nei canili. E sterilizzate».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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