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Terza dose: l’Ema prende tempo

Terza dose: l’Ema prende tempo

«È presto per determinare se è davvero necessario un nuovo richiamo»

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ROMA. È ancora presto per parlare della terza dose del vaccino, e in Europa l'autorizzazione definitiva per Pfizer, appena accordata negli Usa, potrebbe arrivare nel 2023, anche se quella sancita finora dà tutte le garanzie di sicurezza ed efficacia necessarie. A dirlo è l'Ema, l'autorità europea per i farmaci, l'agenzia incaricata di esaminare i dati sulle sperimentazioni. «In questa fase non è stato ancora determinato quando potrebbe essere necessaria una dose di richiamo per i vaccini Covid e per quali fasce di popolazione», ma l'Ue sta già lavorando con Stati membri e produttori per accelerare le procedure in caso di bisogno, chiarisce l'Agenzia rispondendo alle domande dell'Ansa sulla “terza dose”. Il lavoro va avanti anche sull'autorizzazione definitiva, chiarisce l'agenzia, che però non arriverà prima del 2023. I rapporti finali sugli studi clinici del vaccino di Pfizer-BioNtech (Comirnaty) dovrebbero essere presentati nel dicembre di quell'anno, spiega l'Ema, consentendo di trasformare l'autorizzazione Ue da condizionata a standard. Il lavoro è reso più complesso dalle continue nuove scoperte che si fanno sui vaccini già approvati.

È di ieri la notizia che il vaccino Johnson&Johnson, approvato per la somministrazione monodose, ha un'efficacia ancora maggiore, fino a nove volte, se viene fatto un richiamo dopo 28 giorni. Per quanto riguarda la sicurezza inoltre, uno studio appena pubblicato sul New England Journal of Medicine ha trovato che il rischio di miocardite, aumenta sì con la somministrazione del vaccino Pfizer, ma molto meno di quanto aumenti a causa dell'infezione dal virus. Per lo studio sono stati analizzati i dati di 880mila persone sopra i 16 anni vaccinate con Pfizer, ognuna delle quali è stata “accoppiata” ad una non vaccinata paragonabile per caratteristiche fisiche e demografiche. «Se la ragione per cui molti sono esitanti a vaccinarsi – afferma al New York Times Ben Reis del Boston Children's Hospital, uno degli autori della ricerca – è per la paura di un eventi avversi questo studio dimostra che il rischio è molto più alto se non si è vaccinati e ci si infetta».

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