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Scuola, tra green pass e tamponi c’è chi sceglie l’aspettativa

di Silvia Sanna
Scuola, tra green pass e tamponi c’è chi sceglie l’aspettativa

In aumento le richieste di docenti che decidono di mettersi in stand-by. Ma il numero dei vaccinati è in crescita: si stima che resterà scoperto il 10% 

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SASSARI. Le motivazioni saranno generiche o di tipo familiare: il docente che chiede di andare in aspettativa senza stipendio non è obbligato a dare tante spiegazioni. Ed è questa la strada che potrebbe essere scelta da una parte dei prof decisi a non vaccinarsi e quindi impossibilitati a esibire il green pass. In assenza di un accordo su chi paga i tamponi (che possono sostituire il certificato verde) ai diretti interessati l’aspettativa volontaria appare meno brutale della sospensione dal servizio disposta dal ministero. Infatti le richieste di informazioni sono aumentate in questi giorni, in attesa di capire se sarà raggiunto un accordo tra i sindacati e il governo. Le posizioni, dopo una intesa di massima iniziale, sono distanti.

Tamponi, chi paga? L’incontro convocato per chiarire i dubbi si è chiuso con un nulla di fatto e i rapporti – sinora abbastanza sereni – con i sindacati confederali, sono diventati più tesi: il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha infatti ribadito che lo Stato non si farà carico dei costi per i tamponi del personale scolastico che rifiuta di vaccinarsi senza un valido e legittimo motivo. A cinque giorni dalla ripresa del servizio per i docenti e gli amministrativi della scuola, la situazione è ancora ingarbugliata: l’unica certezza è che la procedura deve essere fatta in presenza e dunque dovranno essere esibiti il green pass o in alternativa un tampone molecolare negativo eseguito entro le precedenti 48 ore. In caso contrario, non sarà scontata la presenza del docente in cattedra il 14 settembre, giorno di riapertura delle scuole agli studenti: lo stesso Bianchi ha ribadito che chi non è in regola sarà sospeso dal servizio dopo cinque giorni di assenza non giustificati e non percepirà lo stipendio.

I sindacati. Secondo i calcoli, circa il 10% del personale scolastico in Sardegna potrebbe trovarsi in questa situazione: «Il numero di vaccinati è in crescita ed è superiore a quello diffuso dalla struttura commissariale – dice Maria Luisa Serra, segretaria generale Cisl scuola Sardegna – perché al 70% di vaccinati per categoria professionali bisogna aggiungere il personale scolastico vaccinato per età. Ma dobbiamo fare i conti con una minoranza che non si vaccinerà e dunque sarà sprovvista di green pass: ritengo giusta la possibilità di fare tamponi, sicuramente in misura gratuita per chi non può vaccinarsi in quanto fragile. Dal momento che il tampone molecolare è invasivo e bisognerebbe ripeterlo ogni due giorni, spingiamo per il tampone salivare». E per chi non si vaccina per scelta? «In questo caso il discorso è più complesso, chi decide di non rispettare regole che tutelano la collettività deve mettere in conto di prendere una multa: è un po’ come parcheggiare l’auto in doppia fila, chi lo fa sa di commettere un illecito». Le cose non stanno proprio così secondo Manuel Usai, segretario generale Flc Cgil: «Il nodo della questione è la non obbligatorietà del vaccino, in assenza della quale risulta difficile chiedere a qualcuno di pagare per lavorare. Mi spiego meglio: se il vaccino non è obbligatorio, perché il docente non vaccinato deve eseguire un tampone a sue spese? E perché chi non lo fa viene sospeso dal servizio? In assenza di norme certe, questa situazione provocherà una valanga di ricorsi. Gli atti politici spettano al governo, il nostro ruolo è difendere il diritto al lavoro, per questo chiediamo che i tamponi – se dovranno essere fatti – siano gratuiti per tutti». L’accordo non appare dietro l’angolo e c’è chi pensa al piano B: «In questi giorni si stanno moltiplicando le richieste di informazioni sull’aspettativa – dice Alessandro Cherchi, segretario Uil scuola Sassari-Gallura –. I prof che hanno deciso di non vaccinarsi valutano la possibilità di mettersi in stand by volontariamente e senza ricevere lo stipendio per un periodo massimo di 1 anno. È una possibilità alternativa alla sospensione coatta e conseguente messa in aspettativa, che scatta in assenza di green pass e rifiuto dei tamponi. Nella pratica non cambia nulla, ma si manterrebbe la riservatezza sulle motivazioni».

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