È autistico e vuole lavorare la burocrazia spegne i sogni
di Luigi Soriga
Daniele, 18enne, deve aspettare l’ok dai medici di Ats e Inps: ci vuole un anno
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SASSARI. L’ha annunciato con totale naturalezza, come se stesse dicendo la cosa più normale del mondo. “Mamma, quest’estate cerco lavoro!”. Risposta: “Cos’è che fai tu?”. E lui: “Sì, voglio trovare un lavoro, come tutti i miei compagni”. Manuela, la mamma, per poco sviene. Quello non era un desiderio qualunque, è qualcosa che sa di rivoluzione, di conquista e soprattutto di ennesima sfida con se stesso. Perché questo slancio arriva da un ragazzo di 18 anni, che ha appena finito la scuola ed è affetto da autismo. Uscire dalla sua bolla per tuffarsi nella normalità, equivale a un carpiato con triplo avvitamento da 30 metri di altezza. E quel volo “Daniele” (nome di fantasia) l’avrebbe fatto, se non ci si fosse messa di mezzo la burocrazia a fargli lo sgambetto.
Aveva trovato anche il coraggio di chiamare lo zio e chiedergli: “Zì, mi vorresti nel tuo ristorante?”. E lui, titolare di un locale a Castelsardo, per poco ci resta secco: “Cucina o sala? Cosa preferiresti?”. E pensa: “Occorrerà solo l’iscrizione alle liste di collocamento, che ci vorrà mai?”
Daniele è un tipo particolare, ma al primo sguardo non lo diresti. Ha imparato a tavolino a limare molte spigolature dell’Asperger: la postura chiusa con le spalle in avanti, la testa bassa, la fuga dagli altri sguardi. Ora ti guarda, sorride, saluta. «Per certi versi è geniale, ha un Qi altissimo, grande capacità di apprendimento, memoria eccezionale – racconta la mamma – È settoriale, e se un argomento gli piace, lo approfondisce con dedizione maniacale. Le maestre, che spiegavano gli antichi egizi, mi dicevano: meno male che c’era la campanella a salvarci, ormai messe all’angolo con domande impossibili». Poi però si perdeva nelle cose più semplici, come allacciare le scarpe, o concentrare l’attenzione su due cose contemporaneamente. «Andava matto per le automobili, conosce la storia delle case produttrici. Poi alle medie è arrivata la passione per la musica, per la chitarra, per il rock. E il suo sogno adesso è diventare musicista, e perché no, direttore d’orchestra». La mamma lo ha accompagnato passo dopo passo nella sua crescita, in questo suo uscire dalla sua placenta di introversione. Dedicandosi totalmente a lui per 10 anni della sua vita, rinunciando al lavoro, realizzando se stessa nei progressi raggiunti dal figlio. Facendo il tifo per lui ad ogni piccola nuova sfida intrapresa. Anche questa volta, lei e Daniele sono pronti.
Manuela chiama il centro per l'impiego e per mail le inoltrano l’elenco della documentazione da compilare. Inviano tutto, quando all’inizio dell'esperienza estiva mancano 10 giorni. «Per lui, per me e per la terapista sarebbe un attestato dei progressi e delle competenze raggiunti dopo anni di terapie e dopo un anno e mezzo di isolamento sociale». Finalmente arriva la scheda anagrafica a certificare l’iscrizione, quella classica, al centro per l’impiego. Ma Daniele non è un lavoratore qualunque, usufruisce della legge 104 e non può essere assunto come un normale dipendente, perché la legge intende tutelare le sue "fragilità". «Mi viene detto che per l’iscrizione alle liste della 68/99 manca qualcosa. Allora mi rivolgo al Caf, che mi risponde dopo qualche giorno dicendo che bisogna aspettare fino a chiamata a visita dall'Inps. Inoltro tutto ciò che ho, verbali, richiesta, nuova visita per il passaggio all’invalidità civile vista la maggiore età. Ma nel frattempo sono già trascorsi 20 giorni. Ricevo varie chiamate, riesco ad ottenere un appuntamento "di persona" per la settimana successiva e in quell’occasione porto con me ogni verbale, relazione, diagnosi funzionale, certificato medico degli ultimi 10 anni. Niente da fare, bisogna attendere la chiamata a visita. Morale della favola: Daniele non potrà lavorare fino a che non verrà visitato dalla commissione invalidità dell’Ats e poi dall’Inps. Ma per ottenere un appuntamento mediamente occorre più di un anno. Quindi io mi chiedo: tutti gli sforzi e i sacrifici fisici, economici e psicologici degli ultimi 10 anni, per evitare un peso al sistema nella fase adulta, per fare in modo che acquisisse competenze ed autonomie, verranno gettati al vento? Dovrò di nuovo abbandonare il lavoro per sopperire alle mancanze di servizi.... e nel frattempo da dove campiamo?».
È il sistema di tutela delle persone fragili che va in cortocircuito e si morde la coda. La burocrazia che si mette di traverso. Di questa storia emblematica si occupa anche la politica, e il consigliere regionale dei Progressisti Gianfranco Satta formula una interrogazione: «Il diritto all’avviamento professionale per i soggetti diversamente abili è un principio sancito all’interno della nostra Costituzione e rappresenta un importante pilastro dell’impegno etico sociale dello Stato e della pubblica amministrazione nei confronti della collettività – dice Satta – Per queste ragioni, il dilatarsi ingiustificato dei tempi di attesa per le visite, di fatto costituisce una azione di esclusione sociale dei soggetti aventi diritto all’iscrizione negli elenchi. L’assessore alla Sanità e il presidente della Regione devono affrontare la questione in maniera sistematica. Non deve restare la battaglia solitaria delle tante e sole famiglie coinvolte». Daniele, da parte sua, c’è rimasto male ed è piuttosto incazzato. Ultimamente le sue sfide contro l’autismo era abituato a vincerle. Ma due contro uno, con la burocrazia a remare contro, non vale proprio.
Aveva trovato anche il coraggio di chiamare lo zio e chiedergli: “Zì, mi vorresti nel tuo ristorante?”. E lui, titolare di un locale a Castelsardo, per poco ci resta secco: “Cucina o sala? Cosa preferiresti?”. E pensa: “Occorrerà solo l’iscrizione alle liste di collocamento, che ci vorrà mai?”
Daniele è un tipo particolare, ma al primo sguardo non lo diresti. Ha imparato a tavolino a limare molte spigolature dell’Asperger: la postura chiusa con le spalle in avanti, la testa bassa, la fuga dagli altri sguardi. Ora ti guarda, sorride, saluta. «Per certi versi è geniale, ha un Qi altissimo, grande capacità di apprendimento, memoria eccezionale – racconta la mamma – È settoriale, e se un argomento gli piace, lo approfondisce con dedizione maniacale. Le maestre, che spiegavano gli antichi egizi, mi dicevano: meno male che c’era la campanella a salvarci, ormai messe all’angolo con domande impossibili». Poi però si perdeva nelle cose più semplici, come allacciare le scarpe, o concentrare l’attenzione su due cose contemporaneamente. «Andava matto per le automobili, conosce la storia delle case produttrici. Poi alle medie è arrivata la passione per la musica, per la chitarra, per il rock. E il suo sogno adesso è diventare musicista, e perché no, direttore d’orchestra». La mamma lo ha accompagnato passo dopo passo nella sua crescita, in questo suo uscire dalla sua placenta di introversione. Dedicandosi totalmente a lui per 10 anni della sua vita, rinunciando al lavoro, realizzando se stessa nei progressi raggiunti dal figlio. Facendo il tifo per lui ad ogni piccola nuova sfida intrapresa. Anche questa volta, lei e Daniele sono pronti.
Manuela chiama il centro per l'impiego e per mail le inoltrano l’elenco della documentazione da compilare. Inviano tutto, quando all’inizio dell'esperienza estiva mancano 10 giorni. «Per lui, per me e per la terapista sarebbe un attestato dei progressi e delle competenze raggiunti dopo anni di terapie e dopo un anno e mezzo di isolamento sociale». Finalmente arriva la scheda anagrafica a certificare l’iscrizione, quella classica, al centro per l’impiego. Ma Daniele non è un lavoratore qualunque, usufruisce della legge 104 e non può essere assunto come un normale dipendente, perché la legge intende tutelare le sue "fragilità". «Mi viene detto che per l’iscrizione alle liste della 68/99 manca qualcosa. Allora mi rivolgo al Caf, che mi risponde dopo qualche giorno dicendo che bisogna aspettare fino a chiamata a visita dall'Inps. Inoltro tutto ciò che ho, verbali, richiesta, nuova visita per il passaggio all’invalidità civile vista la maggiore età. Ma nel frattempo sono già trascorsi 20 giorni. Ricevo varie chiamate, riesco ad ottenere un appuntamento "di persona" per la settimana successiva e in quell’occasione porto con me ogni verbale, relazione, diagnosi funzionale, certificato medico degli ultimi 10 anni. Niente da fare, bisogna attendere la chiamata a visita. Morale della favola: Daniele non potrà lavorare fino a che non verrà visitato dalla commissione invalidità dell’Ats e poi dall’Inps. Ma per ottenere un appuntamento mediamente occorre più di un anno. Quindi io mi chiedo: tutti gli sforzi e i sacrifici fisici, economici e psicologici degli ultimi 10 anni, per evitare un peso al sistema nella fase adulta, per fare in modo che acquisisse competenze ed autonomie, verranno gettati al vento? Dovrò di nuovo abbandonare il lavoro per sopperire alle mancanze di servizi.... e nel frattempo da dove campiamo?».
È il sistema di tutela delle persone fragili che va in cortocircuito e si morde la coda. La burocrazia che si mette di traverso. Di questa storia emblematica si occupa anche la politica, e il consigliere regionale dei Progressisti Gianfranco Satta formula una interrogazione: «Il diritto all’avviamento professionale per i soggetti diversamente abili è un principio sancito all’interno della nostra Costituzione e rappresenta un importante pilastro dell’impegno etico sociale dello Stato e della pubblica amministrazione nei confronti della collettività – dice Satta – Per queste ragioni, il dilatarsi ingiustificato dei tempi di attesa per le visite, di fatto costituisce una azione di esclusione sociale dei soggetti aventi diritto all’iscrizione negli elenchi. L’assessore alla Sanità e il presidente della Regione devono affrontare la questione in maniera sistematica. Non deve restare la battaglia solitaria delle tante e sole famiglie coinvolte». Daniele, da parte sua, c’è rimasto male ed è piuttosto incazzato. Ultimamente le sue sfide contro l’autismo era abituato a vincerle. Ma due contro uno, con la burocrazia a remare contro, non vale proprio.
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