Strada 389, tra modernità e codici antichi

ORUNE. La strada 389 è stata, negli anni, crocevia di molti gravi fatti di sangue legati al mondo delle campagne di Orune, ma non solo. Un territorio comunale vastissimo confinante sia con Nuoro, che...

ORUNE. La strada 389 è stata, negli anni, crocevia di molti gravi fatti di sangue legati al mondo delle campagne di Orune, ma non solo. Un territorio comunale vastissimo confinante sia con Nuoro, che con Bitti, Nule, Benetutti, Lula, Dorgali, dove si concentrano gran parte delle aziende agro-pastorali. Quello è anche l’ambiente nel quale sono maturati tentati omicidi, omicidi, furti di bestiame, vendette legate a sgarbi, veri o presunti, che hanno in quell’universo il loro comune denominatore. Un’area dove però, negli ultimi anni, sono fiorite anche diverse attività imprenditoriali legate all’ospitalità e ai prodotti tipici del territorio, e alla valorizzazione dei siti archeologici di cui tutta la zona è disseminata, che ha prodotto anche un progressivo aumento dei turisti. Senza considerare il pregio naturalistico del territorio, che si traduce anche in potenzialità economiche: ad esempio lo sfruttamento della sughereta comunale proprio a Sant’Efisio, per il quale il 31 agosto si svolgerà l’asta di affidamento decennale. Per tre volte andata deserta, propone una quantità di oltre seimila quintali e mezzo, con un prezzo a base d’asta di poco più di 640mila euro, ossia circa 90 euro a quintale. Eppure, nonostante l’apertura ad attività economiche di diverso tipo, e la modernizzazione in atto anche nelle aziende agro-pastorali, resistono i vecchi codici non scritti legati al mondo delle campagne, dove le incomprensioni sono in gran parte regolate da consuetudini immutabili da regolare individualmente. E non è escluso che anche in questo contesto sia maturato l’omicidio di Mauro Antonio Carai (si.se.)

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