La Nuova Sardegna

Una lite prima dei fendenti Forse il killer non era solo

di Simonetta Selloni
Una lite prima dei fendenti Forse il killer non era solo

Attesa per l’autopsia sul corpo di Mauro Carai, continuano gli interrogatori

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INVIATA A ORUNE. Mauro Antonio Carai è stato ucciso con diverse coltellate, «molte», dice laconico uno degli inquirenti, e l’autopsia spiegherà quale è stata letale o se invece la morte dell’allevatore di 74 anni ucciso venerdì notte a Sant’Efisio sia stata causata dall’emorragia provocata dalle ferite. E non solo: in quale parte del corpo sono concentrati i fendenti? Quante mani li hanno inferti? In altre parole: ad agire è stato un solo assassino o qualcuno lo ha aiutato? Non sono interrogativi secondari e la perizia necroscopica potrà dare qualche spiegazione a quello che a tutt’oggi sembrerebbe essere un delitto d’impeto ma forse non compiuto da una sola mano, considerata la struttura fisica, robusta, della vittima. Mauro Antonio Carai potrebbe aver reagito all’aggressione, ed ecco perché è plausibile pensare che ad affrontarlo non sia stata una sola persona. Le modalità dell’omicidio, così insolito a un ambiente aduso ai muretti a secco e alle fucilate, fanno propendere per un delitto d’impeto. Cosa abbia fatto scattare la scintilla, è al momento terreno di ipotesi da parte del Reparto investigativo dei carabinieri di Nuoro e dei militari di Orune e Bitti, coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica Riccardo Belfiori.

Intanto bisogna dire che Mauro Antonio Carai, uomo tranquillo e metodico nella sua vita tra casa e bestiame, non aveva dato l’impressione di aver paura di qualcosa. Non sarebbe andato in campagna seguendo lo stesso itinerario, la ripetizione di gesti quotidiani propria di chi non pensa di doversi guardare le spalle. Le pecore in su cumonale de susu, nei terreni pubblici di Sant’Efisio, le curava assieme al figlio Giovanni, lo stesso figlio che venerdì notte è andato a cercarlo, allarmato per il mancato rientro. Posto che nulla si sa del cellulare di Carai (lo aveva con sé? con chi aveva parlato venerdì sera?), è evidente che l’allevatore stesse rientrando al paese dopo essersi preso cura del bestiame. A questo punto una ipotesi potrebbe prevalere su tutte: nella strada sterrata che si ricongiunge alla Statale 389, Carai incrocia qualcuno, con tutta probabilità in macchina. Qualcuno che conosce e al quale magari deve dire qualcosa, verosimilmente legato a questioni di campagna. D’altronde, i terreni comunali come noto sono di tutti e di nessuno: non è infrequente che manchi qualcosa, e per un allevatore dall’occhio esperto queste situazioni sono subito evidenti. E non è escluso che Carai avesse qualcosa da recriminare con qualcuno, individuato grazie all’intelligence sotterranea che nel mondo agro-pastorale anticipa di gran lunga le verifiche ufficiali. Ecco, è possibile che l’allevatore abbia incrociato qualcuno con cui chiarire qualcosa, che abbia pensato che fosse quello il momento buono per un confronto. Quindi, ferma la sua macchina e scende, invitando il suo interlocutore a fare lo stesso.

A questo punto, potrebbe essere nata una discussione. Carai non era armato, ma il suo interlocutore sì, almeno di coltello. Dalle parole ai fatti, ed ecco la tragedia. Nella serata che oramai volgeva verso la notte, l’accoltellatore, e si può ipotizzare anche un secondo uomo che lo accompagnava, ha avuto modo di allontanarsi non visto da Sant’Efisio. Lasciando l’allevatore morto, sulla strada, vicino alla sua Punto.

È solo una ipotesi, evidentemente. Ma dentro la macchina non c’erano tracce di sangue. L’azione che ha condotto all’omicidio nasce e si conclude – con l’uccisione dell’allevatore – fuori dall’abitacolo. L’autopsia sarà importante per chiarire la dinamica e dare l’idea delle posizioni reciproche, accoltellatore/i e vittima. Oggi il sostituto procuratore Belfiori darà al medico legale Vindice Mingioni l’incarico per l’esame autoptico.

Nella caserma di Orune anche ieri sono proseguiti gli interrogatori di allevatori della zona, e altre persone che potrebbero aiutare a gettare una luce su questo rompicapo. Un delitto apparentemente senza motivazioni, la morte di un uomo che tutta la comunità riconosce come corretto, tranquillo. Quasi invisibile. Fino alle coltellate di venerdì notte.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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