Fondi alla sanità privata: a Sassari solo gli spiccioli
di Luigi Soriga
La delibera dell’Ats ripartisce i fondi per il piano di recupero: al nord il 6,4%
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SASSARI. Il piano di recupero per le liste di attesa Covid poteva essere l’occasione per la Regione di riequilibrare i decennali scompensi tra nord e sud dell’isola nella distribuzione delle risorse per la sanità. D’altronde un anno fa il governatore Solinas aveva sancito una promessa: «Mai più sperequazioni tra Cagliari e Sassari, d’ora in avanti si cambia rotta». Invece l’ultima delibera dell’Ats firmata da Temussi è una zappettata sui piedi e non fa altro che divaricare ancora di più la forbice. Il sud dell’isola è l’asso pigliatutto, il nord si dovrà ancora una volta accontentare delle briciole. Saranno ancora una volta i tetti di spesa a decretare le somme ricevute, e in questa spirale perversa le strutture convenzionate cagliaritane faranno sempre l’idrovora delle risorse.
Vediamo un po’ di cifre: il Piano di recupero delle liste di attesa mette a disposizione degli studi professionistici accreditati 6 milioni di euro per erogare prestazioni. Di questi fondi, 378mila euro spettano a Sassari, cioè il 6,4% del totale, con una spesa sanitaria di 1,13 euro per abitante. Le strutture convenzionate del cagliaritano invece riceveranno 3milioni e mezzo di euro, cioè il 60 per cento del budget disponibile, con una spesa procapite di 6,36 euro. Una differenza abissale, in perfetta linea di coerenza con le distorsioni dei decenni passati. Olbia riceverà 111mila euro, l’1,9% delle risorse, con una spesa per abitante di 7 centesimi. Assieme a Sassari e all’Ogliastra (1,6% del budget), sono le Assl più penalizzate. Nuoro se la passa meglio, con 468mila euro, 7,9% delle risorse, con 3 euro di spesa procapite. Oristano conterà su 589mila euro, il 10% del budget, e 3,6 euro per abitante. Il medio Campidano 358mila euro, 6,1% e 3,63 euro procapite. Infine Carbonia, che pur avendo meno della metà degli abitanti di Sassari, percepirà 340mila euro, il 5,8 delle risorse e una spesa di 2,6 euro per abitante. È evidente che anche stavolta, nei criteri di ripartizione dei fondi, qualcosa non torna. Olbia che prende quanto l’Ogliastra, con il triplo degli abitanti, è un dato che salta agli occhi. Il consigliere regionale del Pd Gianfranco Ganau chiede al commissario Massimo Temussi di rivedere immediatamente la delibera: «Ats sceglie di distribuire le prestazioni aggiuntive della sanità convenzionata nel territorio in un modo vergognoso e inaccettabile: oltre al ritardo di un anno da quando sarebbe stato necessario, la beffa di vedere cittadini di serie A e cittadini di serie B». E aggiunge: «La Regione avrebbe potuto scegliere di distribuire le risorse su base territoriale tenendo conto della numerosità della popolazione oppure degli effetti del Covid, con territori che hanno visto un aumento della mortalità per patologie non covid più elevato di altri. Oppure si poteva scegliere di compensare, territorio per territorio, i servizi pubblici. Oppure ancora si poteva intervenire sulle liste d’attesa delle varie prestazioni». Anche l’Acli Salute entra sui dettagli: «Regione e Ats hanno scelto di distribuire le risorse aggiuntive sulla base delle strutture private e non dei bisogni dei cittadini. Risultato? Si allarga ancora di più la forbice tra le risorse disponibili per i cittadini dei diversi territori: a Cagliari il 60% delle risorse, quasi l’85% se si mette insieme la provincia di Cagliari e quella di Oristano. A Sassari, Olbia e Nuoro che mettono insieme quasi la metà della popolazione sarda poco più del 15%. Altro che riequilibrio su cui si era impegnato a gennaio il presidente Solinas che o non sa quello che fanno i suoi collaboratori oppure prende impegni che non mantiene per il nord Sardegna». «Pagheranno queste scelte gli anziani e i malati cronici che utilizzano la maggior parte delle prestazioni sanitarie e hanno bisogno di visite ed esami diagnostici rapidi - dice Sebastiano Sanna, segretario regionale della Federazione Anziani e Pensionati delle Acli - che stanno pagando già ora la scelta di utilizzare in maniera abnorme i reparti ordinari per convertirli per il Covid tenendoli vuoti solo per nascondere i dati che c i portano inesorabilmente verso la zona gialla».
Vediamo un po’ di cifre: il Piano di recupero delle liste di attesa mette a disposizione degli studi professionistici accreditati 6 milioni di euro per erogare prestazioni. Di questi fondi, 378mila euro spettano a Sassari, cioè il 6,4% del totale, con una spesa sanitaria di 1,13 euro per abitante. Le strutture convenzionate del cagliaritano invece riceveranno 3milioni e mezzo di euro, cioè il 60 per cento del budget disponibile, con una spesa procapite di 6,36 euro. Una differenza abissale, in perfetta linea di coerenza con le distorsioni dei decenni passati. Olbia riceverà 111mila euro, l’1,9% delle risorse, con una spesa per abitante di 7 centesimi. Assieme a Sassari e all’Ogliastra (1,6% del budget), sono le Assl più penalizzate. Nuoro se la passa meglio, con 468mila euro, 7,9% delle risorse, con 3 euro di spesa procapite. Oristano conterà su 589mila euro, il 10% del budget, e 3,6 euro per abitante. Il medio Campidano 358mila euro, 6,1% e 3,63 euro procapite. Infine Carbonia, che pur avendo meno della metà degli abitanti di Sassari, percepirà 340mila euro, il 5,8 delle risorse e una spesa di 2,6 euro per abitante. È evidente che anche stavolta, nei criteri di ripartizione dei fondi, qualcosa non torna. Olbia che prende quanto l’Ogliastra, con il triplo degli abitanti, è un dato che salta agli occhi. Il consigliere regionale del Pd Gianfranco Ganau chiede al commissario Massimo Temussi di rivedere immediatamente la delibera: «Ats sceglie di distribuire le prestazioni aggiuntive della sanità convenzionata nel territorio in un modo vergognoso e inaccettabile: oltre al ritardo di un anno da quando sarebbe stato necessario, la beffa di vedere cittadini di serie A e cittadini di serie B». E aggiunge: «La Regione avrebbe potuto scegliere di distribuire le risorse su base territoriale tenendo conto della numerosità della popolazione oppure degli effetti del Covid, con territori che hanno visto un aumento della mortalità per patologie non covid più elevato di altri. Oppure si poteva scegliere di compensare, territorio per territorio, i servizi pubblici. Oppure ancora si poteva intervenire sulle liste d’attesa delle varie prestazioni». Anche l’Acli Salute entra sui dettagli: «Regione e Ats hanno scelto di distribuire le risorse aggiuntive sulla base delle strutture private e non dei bisogni dei cittadini. Risultato? Si allarga ancora di più la forbice tra le risorse disponibili per i cittadini dei diversi territori: a Cagliari il 60% delle risorse, quasi l’85% se si mette insieme la provincia di Cagliari e quella di Oristano. A Sassari, Olbia e Nuoro che mettono insieme quasi la metà della popolazione sarda poco più del 15%. Altro che riequilibrio su cui si era impegnato a gennaio il presidente Solinas che o non sa quello che fanno i suoi collaboratori oppure prende impegni che non mantiene per il nord Sardegna». «Pagheranno queste scelte gli anziani e i malati cronici che utilizzano la maggior parte delle prestazioni sanitarie e hanno bisogno di visite ed esami diagnostici rapidi - dice Sebastiano Sanna, segretario regionale della Federazione Anziani e Pensionati delle Acli - che stanno pagando già ora la scelta di utilizzare in maniera abnorme i reparti ordinari per convertirli per il Covid tenendoli vuoti solo per nascondere i dati che c i portano inesorabilmente verso la zona gialla».
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