Deiana: «Rendere il porto appetibile sul mercato»
di Roberto Petretto
Il presidente dell’Autorità di sistema delinea le azioni per il rilancio dello scalo
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SASSARI. Un risultato positivo per tutta l’Ogliastra. l’ingresso del porto di Arbatax nell’Autorità di sistema portuale apre prospettive di rilancio per lo scalo. Una battaglia del territorio sposata da La Nuova e arrivata a buon fine. Cosa succederà adesso? Ne abbiamo parlato con Massimo Deiana, presidente dell’Autority.
Presidente, si può dire che è fatta o è meglio aspettare ancora?
«Tecnicamente vorrei vedere il provvedimento commutato in legge e pubblicato, ma a questo punto mi sembra veramente difficile che possano interferire ulteriori problemi. In astratto stiamo parlando di decreto che deve essere convertito, non riesco proprio a immaginare chi e a quale scopo potrebbe decidere di non convertire in legge una norma decisa e condivisa da tutti perché necessaria. Quindi, dopo una lunga rincorsa durata quasi quattro anni potremmo essere finalmente a dama».
Cosa cambia per il porto di Arbatax?
«Quando il provvedimento diventerà operativo si potrà predisporre il passaggio di consegne dall’attuale gestore, la Capitaneria e la Regione, all’Autorità di sistema a cui viene assegnato per legge. Il porto di Arbatax entra così in un sistema organizzato e sperimentato che ha dato risultati virtuosi, all’interno della programmazione, degli investimenti e della gestione dell’Autorità. Diventa l’ottavo porto del sistema del sistema portuale sardo che si conferma il più vasto tra le Autorità del sistema italiano».
All’atto pratico cosa comporta?
«Significa che nel porto di Arbatax dovremo renderci conto delle esigenze, pianificare l’organico, modificare il bilancio per ipotizzare risorse da dedicare. Il porto avrà bisogna di parecchie risorse che in una prima fase non verranno compensate dagli utili che il porto produce. In altre parole, ci saranno più uscite che entrate. Ma questo non ci spaventa, lo sapevamo. Di sicuro servono interventi che possano renderlo commercialmente più appetibile. Illuminato, con un servizio di security, con un sistema gestionale che funziona. Arbatax ora diventa porto che può contare su un’attività di promozione. Questo non comporta alcun automatismo per i collegamenti di linea, ma è comunque importante avere un porto che ha una virtuosità gestionale e una sua agilità».
Priorità da affrontare?
«Leggo che su 4-5 accosti tre dovrebbero essere interessati da gravi criticità. Si tratta di capire dove intervenire prima, poi affronteremo la questione della security, dell’illuminazione, delle concessioni demaniali. Dobbiamo anche verificare le aree retroportuali, per stabilire quali sono comprese nell'area demaniale».
Le prossime scadenze?
«Si inizia dalla prossima settimana. Ho concordato una riunione operativa con l’autorità marittima per avviare passaggio di consegne. Una volta che avremo definito le questioni anche sull’ambito territoriale, comincerò le interlocuzioni col territorio. Sinora non le ho fatte per rispetto istituzionale. Presto incontrerò sindaci, Consorzio, operatori».
Avrete risorse aggiuntive o dovrete arrangiarvi con quelle che avete?
Al momento non ci sono risorse aggiuntive, dovremo immaginare i primi interventi con variazioni di bilancio. Poi con il bilancio di previsione del 2022, sulla base della progettualità, chiederemo risorse aggiuntive».
Lei ha detto che i porti sardi non possono tutti quanti fare tutto. Su cosa dovrà puntare Arbatax?
«Arbatax ha vocazioni storiche sedimentate e apprezzate, soprattutto nella cantieristica pesante, nella cantieristica navale per diporto, nel trasporto passeggeri con traghetti e roro. Bisognerà valutare per garantire queste vocazioni e incrementarle. Non escluderei di farlo affacciare anche a un segmento di nicchia del traffico crocieristico. Siamo riusciti a farlo su Oristano, non vedo perché non lo si debba fare su Arbatax che ha una costa molto attrattiva. Poi va perseguita con energia la proposta di attivare collegamenti di linea non solamente estiva e non solamente con Civitavecchia. Parleremo con le compagnie, è un momento magmatico. Un pezzo di questa questione non dipende da me, ma credo che Arbatax possa inserirsi nell'ambito delle linee a onere di servizio pubblico».
Presidente, si può dire che è fatta o è meglio aspettare ancora?
«Tecnicamente vorrei vedere il provvedimento commutato in legge e pubblicato, ma a questo punto mi sembra veramente difficile che possano interferire ulteriori problemi. In astratto stiamo parlando di decreto che deve essere convertito, non riesco proprio a immaginare chi e a quale scopo potrebbe decidere di non convertire in legge una norma decisa e condivisa da tutti perché necessaria. Quindi, dopo una lunga rincorsa durata quasi quattro anni potremmo essere finalmente a dama».
Cosa cambia per il porto di Arbatax?
«Quando il provvedimento diventerà operativo si potrà predisporre il passaggio di consegne dall’attuale gestore, la Capitaneria e la Regione, all’Autorità di sistema a cui viene assegnato per legge. Il porto di Arbatax entra così in un sistema organizzato e sperimentato che ha dato risultati virtuosi, all’interno della programmazione, degli investimenti e della gestione dell’Autorità. Diventa l’ottavo porto del sistema del sistema portuale sardo che si conferma il più vasto tra le Autorità del sistema italiano».
All’atto pratico cosa comporta?
«Significa che nel porto di Arbatax dovremo renderci conto delle esigenze, pianificare l’organico, modificare il bilancio per ipotizzare risorse da dedicare. Il porto avrà bisogna di parecchie risorse che in una prima fase non verranno compensate dagli utili che il porto produce. In altre parole, ci saranno più uscite che entrate. Ma questo non ci spaventa, lo sapevamo. Di sicuro servono interventi che possano renderlo commercialmente più appetibile. Illuminato, con un servizio di security, con un sistema gestionale che funziona. Arbatax ora diventa porto che può contare su un’attività di promozione. Questo non comporta alcun automatismo per i collegamenti di linea, ma è comunque importante avere un porto che ha una virtuosità gestionale e una sua agilità».
Priorità da affrontare?
«Leggo che su 4-5 accosti tre dovrebbero essere interessati da gravi criticità. Si tratta di capire dove intervenire prima, poi affronteremo la questione della security, dell’illuminazione, delle concessioni demaniali. Dobbiamo anche verificare le aree retroportuali, per stabilire quali sono comprese nell'area demaniale».
Le prossime scadenze?
«Si inizia dalla prossima settimana. Ho concordato una riunione operativa con l’autorità marittima per avviare passaggio di consegne. Una volta che avremo definito le questioni anche sull’ambito territoriale, comincerò le interlocuzioni col territorio. Sinora non le ho fatte per rispetto istituzionale. Presto incontrerò sindaci, Consorzio, operatori».
Avrete risorse aggiuntive o dovrete arrangiarvi con quelle che avete?
Al momento non ci sono risorse aggiuntive, dovremo immaginare i primi interventi con variazioni di bilancio. Poi con il bilancio di previsione del 2022, sulla base della progettualità, chiederemo risorse aggiuntive».
Lei ha detto che i porti sardi non possono tutti quanti fare tutto. Su cosa dovrà puntare Arbatax?
«Arbatax ha vocazioni storiche sedimentate e apprezzate, soprattutto nella cantieristica pesante, nella cantieristica navale per diporto, nel trasporto passeggeri con traghetti e roro. Bisognerà valutare per garantire queste vocazioni e incrementarle. Non escluderei di farlo affacciare anche a un segmento di nicchia del traffico crocieristico. Siamo riusciti a farlo su Oristano, non vedo perché non lo si debba fare su Arbatax che ha una costa molto attrattiva. Poi va perseguita con energia la proposta di attivare collegamenti di linea non solamente estiva e non solamente con Civitavecchia. Parleremo con le compagnie, è un momento magmatico. Un pezzo di questa questione non dipende da me, ma credo che Arbatax possa inserirsi nell'ambito delle linee a onere di servizio pubblico».
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