Il parroco: «Riscopriamo il perdono»
Nessuno ha voglia di parlare in paese: «Siamo pochi e ci ammazziamo pure»
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NORAGUGUME. «Vicinanza e preghiere per i familiari di Gigi Cherchi, ma soprattutto un messaggio di speranza per i cittadini onesti e lavoratori di Noragugume che ogni volta vedono il loro paese macchiato da simili fatti di cronaca». Il parroco don Maurizio Demartis dal dicembre 2018 oltre che di Noragugume, è parroco di Dualchi e Silanus. In queste ore non ha ancora potuto manifestare di persona la sua vicinanza alla famiglia dell’allevatore ucciso. Lo ha voluto fare a distanza, però, lanciando anche un appello alle nuove generazioni perché a guidarle siano valori di giustizia e di perdono. Padre Demartis conosceva l’allevatore ucciso anche se da tempo Gigi Cherchi conduceva una vita ritirata. In paese lo si vedeva poco. Non era sposato e viveva vicino alla casa della sorella e dell’unico fratello rimasto. Altre due sorelle avevano lasciato da anni il paese per trasferirsi a Sassari e a Dualchi.
«Boh! Non si capisce nulla – ha detto un anziano seduto davanti al coloratissimo parco giochi a pochi metri dalla chiesa di San Giacomo, a quell’ora desolatamente deserto –. Gigi Cherchi non lo vedevo da tempo». Poi, lasciando l’italiano per passare al sardo, più semplice ed efficace ha aggiunto: «Certu paca zente bata e non semmos bochenne puru» (Certo, siamo pochi abitanti e ci stiamo pure ammazzando).
L’allevatore ucciso giovedì sera aveva terreni e pecore anche in un’altra zona del paese, denominata S’abbardente. Terreni e bestiame che aveva affidate alle cure di altri allevatori del circondario.
«Boh! Non si capisce nulla – ha detto un anziano seduto davanti al coloratissimo parco giochi a pochi metri dalla chiesa di San Giacomo, a quell’ora desolatamente deserto –. Gigi Cherchi non lo vedevo da tempo». Poi, lasciando l’italiano per passare al sardo, più semplice ed efficace ha aggiunto: «Certu paca zente bata e non semmos bochenne puru» (Certo, siamo pochi abitanti e ci stiamo pure ammazzando).
L’allevatore ucciso giovedì sera aveva terreni e pecore anche in un’altra zona del paese, denominata S’abbardente. Terreni e bestiame che aveva affidate alle cure di altri allevatori del circondario.
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