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Noragugume dopo l'omicidio, la sindaca: «Non possiamo rassegnarci. Sta a noi cambiare le cose»

Noragugume dopo l'omicidio, la sindaca: «Non possiamo rassegnarci. Sta a noi cambiare le cose»

Rita Zaru invita i suoi compaesani a non arrendersi alla logica della violenza. «Ribelliamoci alle dinamiche della faida, sono un’offesa per la gente per bene»

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NORAGUGUME. Un fardello del passato mai dimenticato. Un momento difficile per la comunità già colpita dalla faida che 20 anni fa ha insanguinato Noragugume. La sindaca Rita Zaru da otto mesi in carica nel piccolo paese che oggi conta appena 300 anime non vuole rassegnarsi. «Pensavamo di aver superato questa fase dolorosa iniziata due decenni fa. Avevamo pensato di aver seminato i semi della pace e un fatto come questo ci coglie impreparati. Non nego un momento di sconforto – dice – ma è importante in questo momento far sentire più alta la voce e dire che è il tempo del silenzio e del dolore delle famiglie che hanno subito le perdite, ma è anche importante far sentire la voce di chi vuole prendere le distanze da queste dinamiche, di chi ce la vuole fare, di chi in questi 20 anni ha costruito per andare oltre. Non vogliamo dimenticare, certo, perché è importante non commettere di nuovo gli stessi errori. Ma l’appello è che tacciano le armi perché è più importante la vita. Quella fetta sana della comunità vuole che la lettera scarlatta che in questi 20 anni ci è stata cucita addosso, quella del paese della faida, non ci appartenga più. Vogliamo affrancarci da tutto quello che è successo e una buona parte ha iniziato da tempo a combattere per questo». La sindaca sottolinea che in momento così delicato per il paese è importante guardare oltre. «Occorre unire le energie positive che ci sono – rimarca – per ribellarsi alle dinamiche della faida che, purtroppo, sono ferite aperte».

Noragugume pensava di aver voltato pagina. A luglio la scelta era ricaduta proprio su questo piccolo centro del Marghine chiamato a ospitare l’assemblea regionale dei Borghi autentici di Sardegna. «Un appuntamento importante – dice con orgoglio Rita Zau – l’occasione per presentare il programma “Amistade e Cuncordia”, un progetto di idee finalizzato ad usare l’identità come motore di sviluppo, intercettando le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il nostro obiettivo è spendere quello che di buono abbiamo. Questa è una comunità di valore che viene messa in ombra da eventi come questi. Bisogna dare anche la giusta lettura, altrimenti così ci condannano tutti, indistintamente, all’oblio. Il segreto è non rinnegare – aggiunge – ma accettare e capire gli errori che facciamo. Dobbiamo metterci in discussione come comunità educante e interrogarci».

Il paese ha accolto la notizia della morte di Gigi Cherchi con il silenzio. In un attimo il piccolo borgo è ripiombato nella paura, si è chiuso in una muta rassegnazione. «Questa è un’offesa nei confronti di tutti – incalza la sindaca – non solo di questa famiglia sfortunata e segnata dal dolore. Dobbiamo riavere rispetto della vita. In questa realtà, paradossalmente, è un bene che i bambini debbano andare in un altro paese per frequentare le scuole. Hanno un bisogno importante di confronto, di crescita. Io posso chiedere al prefetto e al questore uno sforzo logistico sul territorio, una presenza delle forze dell’ordine ma credo, invece, che sia fondamentale da parte nostra la consapevolezza di voler cambiare. Perché si può morire sparati o si può decidere di non vivere rimanendo ancorati a queste logiche».(k.s.)

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