Sardegna a rischio basso: la zona bianca si consolida
di Roberto Petretto
Nell’isola (e in altre 3 regioni) migliora l’incidenza dei contagi
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SASSARI. Quella manciata di ricoveri in meno che ha consentito all’isola di restare entro il 15 per cento nel livello di occupazione delle terapie non intensive per tutta la settimana tra il 23 e il 29 agosto regala ancora sette giorni di zona bianca. Ma potrebbero essere ancora di più se l’andamento di questi ultimi giorni sarà confermato. L’incidenza dei casi sta diminuendo (anche se resta sempre ben oltre il limite di guardia fissato dall’Istituto superiore di sanità) e anche i ricoveri in area medica calano. Ieri sono invece saliti quelli in terapia intensiva, ma la situazione complessiva sembra migliorare, tanto che la Sardegna, insieme a Toscana, Umbria e Valle d'Aosta, è una delle quattro regioni con classificazione complessiva di rischio “bassa”.
Rischio basso. A cosa si deve questo promettente status? La Sardegna ha sì alti indicatori ospedalieri (15% per l'area medica all’ultimo rilevamento utile per il report dell’Iss, ma poi in calo nei giorni successivi) e intensive sopra il limite con il 13,2, ma ha anche un trend in discesa per ciò che riguarda i nuovi casi Covid segnalati in settimana. Ci sono i focolai in aumento, eppure il rischio complessivo è considerato basso mentre sono 17 le Regioni e Province autonome che questa settimana risultano classificate a rischio moderato. Erano 10 la scorsa settimana. Nessuna regione o provincia autonoma presenta un rischio “alto”.
Effetto vaccini. La circolazione della variante delta è prevalente: «Questa variante - spiega il report dell’Istituto superiore di sanità - è dominante nell’Unione Europea e associata ad un aumento nel numero di nuovi casi di infezione anche in paesi con alta copertura vaccinale. Una più elevata copertura vaccinale ed il completamento dei cicli di vaccinazione rappresentano gli strumenti principali per prevenire ulteriori recrudescenze di episodi di aumentata circolazione del virus sostenute da varianti emergenti con maggiore trasmissibilità».
La Sardegna, che pure è ormai sul milione di persone che hanno ultimato il percorso vaccinale, rimane nella parte bassa della classifica nazionale: quel milione di persone rappresenta il 63,1 per cento della popolazione, poco al di sotto della media nazionale che è del 64,8.
Ma l’Iss punta l’attenzione anche su un altro aspetto: «È opportuno continuare a garantire un capillare tracciamento, anche attraverso la collaborazione attiva dei cittadini per realizzare il contenimento dei casi; mantenere elevata l’attenzione ed applicare e rispettare misure e comportamenti raccomandati per limitare l’ulteriore aumento della circolazione virale».
L’analisi. Francesco Piredda, economista sassarese esperto di statistica che lavora per la Camera di commercio, sta proseguendo nell’analisi puntuale dei dati della pandemia in Sardegna. E ha fatto un raffronto interessante tra i numeri dell’agosto di quest’anno e quelli di alcuni momenti del 2020: «I numeri sui contagi nel mese di agosto sono molto simili a quelli di dicembre, 9.933 casi contro i 9.638 registrati nell'ultimo mese del 2020, ma mentre a dicembre ci sono stati 303 decessi e oltre 100 ricoveri in terapia intensiva, ad agosto i morti sono stati 78 e i ricoveri in Terapia intensiva 59».
A cosa è dovuto questo impatto più soft? «Non so se si tratti della variante delta meno pericolosa - dice Piredda - o del gran numero di vaccinati infetti che non ha avuto bisogno di ricovero nelle intensive e non è arrivato a conseguenze letali. Ognuno può trarre le conclusioni in base alla propria professionalità, ma di sicuro è successo che a dicembre 2020 ogni 1.000 casi c’erano 31 morti e 11 in terapia intensiva. Ad agosto 2021 ogni 1.000 casi 8 morti e 6 in terapia intensiva: numeri di contagi simili ma esiti molto differenti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Rischio basso. A cosa si deve questo promettente status? La Sardegna ha sì alti indicatori ospedalieri (15% per l'area medica all’ultimo rilevamento utile per il report dell’Iss, ma poi in calo nei giorni successivi) e intensive sopra il limite con il 13,2, ma ha anche un trend in discesa per ciò che riguarda i nuovi casi Covid segnalati in settimana. Ci sono i focolai in aumento, eppure il rischio complessivo è considerato basso mentre sono 17 le Regioni e Province autonome che questa settimana risultano classificate a rischio moderato. Erano 10 la scorsa settimana. Nessuna regione o provincia autonoma presenta un rischio “alto”.
Effetto vaccini. La circolazione della variante delta è prevalente: «Questa variante - spiega il report dell’Istituto superiore di sanità - è dominante nell’Unione Europea e associata ad un aumento nel numero di nuovi casi di infezione anche in paesi con alta copertura vaccinale. Una più elevata copertura vaccinale ed il completamento dei cicli di vaccinazione rappresentano gli strumenti principali per prevenire ulteriori recrudescenze di episodi di aumentata circolazione del virus sostenute da varianti emergenti con maggiore trasmissibilità».
La Sardegna, che pure è ormai sul milione di persone che hanno ultimato il percorso vaccinale, rimane nella parte bassa della classifica nazionale: quel milione di persone rappresenta il 63,1 per cento della popolazione, poco al di sotto della media nazionale che è del 64,8.
Ma l’Iss punta l’attenzione anche su un altro aspetto: «È opportuno continuare a garantire un capillare tracciamento, anche attraverso la collaborazione attiva dei cittadini per realizzare il contenimento dei casi; mantenere elevata l’attenzione ed applicare e rispettare misure e comportamenti raccomandati per limitare l’ulteriore aumento della circolazione virale».
L’analisi. Francesco Piredda, economista sassarese esperto di statistica che lavora per la Camera di commercio, sta proseguendo nell’analisi puntuale dei dati della pandemia in Sardegna. E ha fatto un raffronto interessante tra i numeri dell’agosto di quest’anno e quelli di alcuni momenti del 2020: «I numeri sui contagi nel mese di agosto sono molto simili a quelli di dicembre, 9.933 casi contro i 9.638 registrati nell'ultimo mese del 2020, ma mentre a dicembre ci sono stati 303 decessi e oltre 100 ricoveri in terapia intensiva, ad agosto i morti sono stati 78 e i ricoveri in Terapia intensiva 59».
A cosa è dovuto questo impatto più soft? «Non so se si tratti della variante delta meno pericolosa - dice Piredda - o del gran numero di vaccinati infetti che non ha avuto bisogno di ricovero nelle intensive e non è arrivato a conseguenze letali. Ognuno può trarre le conclusioni in base alla propria professionalità, ma di sicuro è successo che a dicembre 2020 ogni 1.000 casi c’erano 31 morti e 11 in terapia intensiva. Ad agosto 2021 ogni 1.000 casi 8 morti e 6 in terapia intensiva: numeri di contagi simili ma esiti molto differenti».
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