La Nuova Sardegna

Una lunga scia di sangue e di guai giudiziari

di Tore Cossu
Una lunga scia di sangue e di guai giudiziari

Storia di una famiglia numerosissima (14 fratelli) coinvolta in una faida che dura da oltre 20 anni

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NORAGUGUME. È una lunga scia di sangue quella che in questi anni è stata lasciata sul terreno dalla famiglia Cherchi. Un nucleo familiare numeroso (tra fratelli e sorelle erano quattordici) che purtroppo ha dovuto fare i conti con la terribile faida e con altri episodi di cronaca nera (non solo locale) che di fatto lo hanno letteralmente decimato. Senza contare le cause naturali che si sono abbattute su alcuni componenti di questa famiglia. Degli uomini è rimasto in vita solo Luciano che vive nel più piccolo centro del Marghine (oggi Noragugume conta meno di trecento abitanti). Anche lui ha avuto qualche grattacapo giudiziario. Nel 2010 venne condannato a 16 anni di carcere per l'omicidio di un compaesano, Sebastiano Manca di 78 anni. L'uomo morì nell'ospedale San Francesco di Nuoro in seguito alle ferite riportate dopo una zuffa conclusa a coltellate. Luciano Cherchi, per quell'episodio, si è sempre proclamato innocente.

L'omicidio di Gigi Cherchi invece non è altro che l'ultimo di una lunga catena che ha interessato questa sfortunata e laboriosa famiglia. A cadere per primo sotto i colpi di un killer è stato nel lontano 1965 Antonio Cherchi, il più grande dei fratelli. Nel 1992 nel Lazio, in un incidente stradale, perse la vita Renato che in quel periodo era ricercato in mezza Italia perché coinvolto nelle indagini sul sequestro di Esteranne Ricca.

Nel 1998, a pochi mesi di distanza uno dall'altro, vennero uccisi Peppino (mentre si trovava dietro al bancone del suo bar di Noragugume) e Salvatore (trucidato in aperta campagna lungo la stradina rurale che dal paese porta verso Silanus). Omicidi che gli inquirenti inquadrarono da subito all'interno della sanguinosa faida che in quegli anni stava sconvolgendo il paese. Poi c'è stata la morte di Giulio (anche lui condannato per un omicidio legato alla faida) avvenuta in seguito ad una malattia diagnosticata mentre si trovava agli arresti domiciliari nella propria abitazione. La stessa sorte è toccata anche a Pietro (deceduto alcuni anni fa a Viterbo) e a Francesco che è stato trovato morto, per cause naturali, nella immediata periferia del paese, in località S'Ortu mannu (dove curava un orticello). Secondo i medici a causare il decesso fu un infarto fulminante. Il corpo di Francesco Cherchi venne rinvenuto dopo qualche giorno in avanzato stato di decomposizione.

Ora il nuovo lutto che riaccende i riflettori su una faida che sembrava archiviata e getta nello sconforto i trecento abitanti di uno dei paesi di piccoli dell’Isola.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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