La Nuova Sardegna

Dagli esercenti luce verde al green pass allargato

di Salvatore Santoni
Dagli esercenti luce verde al green pass allargato

Bar, ristoranti e pubblici esercizi dell’isola pronti a vaccinare i lavoratori

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SASSARI. L’obbligo del “super green pass” c’è ma ancora non si vede. È un punto fermo del presidente del Consiglio Mario Draghi e quindi è prossimo a diventare legge. Non a caso la cabina di regia si riunirà giovedì e dopo un rapido passaggio del decreto in Cdm entrerà in vigore dal 4 ottobre.

Da quel giorno il certificato verde si applicherà ai dipendenti della pubblica amministrazione e ai lavoratori dei settori nei quali già si applica ai clienti. E quindi ai ristoratori, baristi e camerieri. Sono proprio gli esercenti sardi i primi tifosi dell’upgrade del green pass.

Un sì convinto. «Siamo stati tra i primissimi in Italia a invocare green pass come strumento efficace – commenta il presidente di Confesercenti Sardegna, Roberto Bolognese – e quindi lo vediamo come qualcosa di assolutamente positivo». A marzo, quando ancora nessuno ne parlava, gli esercenti sardi già spingevano sul green pass, che stava cominciando a prendere piede all’estero. «Lo chiedevo come mossa estrema per poter accedere nei ristoranti in caso di zona rossa – riprende Bolognese –. Ora la situazione è diversa però dobbiamo dare un ultimo colpo in questa battaglia fondamentale contro il propagarsi della malattia e faccio molta fatica a capire le resistenze di chi non crede alla scienza».

Solo vaccinati. Tra gli esercizi pubblici c’è chi il super green pass lo ha anticipato negli effetti. «I nostri dipendenti sono tutti vaccinati – spiega il delegato di Confesercenti allo sviluppo locale e programmazione nel Sassarese, Enrico Daga –. Non abbiamo assunto per scelta persone senza vaccino. Questo per dire quanto siamo favorevoli a queste misure, anche perché senza vaccini non ne usciamo». «Se siamo ancora in zona bianca – aggiunge il ristoratore algherese – è anche grazie allo sforzo dei nostri colleghi, la strada del green pass è giusta e probabilmente le difficoltà che pensavamo potessero rallentare sono state superate dalla nostra capacità di adattamento».

Sì ai vaccini. Se il green pass non dovesse portare a un significativo incremento della percentuale di immunizzazioni entro metà ottobre, il prossimo passo del Governo potrebbe essere introdurre l’obbligo vaccinale. Anche in questo caso gli esercenti sardi stanno con Draghi. «È normale che ci possa essere qualcuno che la pensi diversamente (i no vax, ndr) – riprende Roberto Bolognese – ma qui ci sono in gioco interessi di ordine generale. Il turismo condiziona moltissimo l’economia della Sardegna, soprattutto per quanto riguarda i pubblici esercizi e anche il commercio. Non per nulla gli incassi migliori dei commercianti avvengono in estate. E dovremmo mettere a repentaglio tutto questo per una convinzione ideologica contraria al vaccino? Se fosse deciso l’obbligo vaccinale noi saremo favorevoli».

Il sondaggio. Il sondaggio condotto nei giorni scorsi da Demos per l’Atlante Politico di Repubblica fa emergere che otto italiani su dieci sono a favore dell’obbligo vaccinale. Ma dice anche più qualcosa sul green pass voluto dal Governo per accedere ad eventi, strutture e altri luoghi pubblici. Il 78% degli intervistati si dice favorevole, il 19% contrario e il 3% non sa o non risponde. Il passaporto verde piace soprattutto agli elettori del Partito democratico (95%). A seguire chi vota Forza Italia (85%); M5s (82%); Lega (75%); e Fratelli d’Italia (74%). Ma che cosa rappresenta il green pass per l’italiano comune? Lo stesso sondaggio indica che per il 76% delle risposte si tratta di una misura necessaria per salvaguardare la salute dei cittadini. Mentre il 21% degli italiani la ritiene una limitazione alla libertà dei cittadini e della democrazia. Anche in questo caso i sostenitori più numerosi si trovano tra le fila degli elettori del Pd (94%). La serie storica dei sondaggi sull’obbligo vaccinale evidenzia che nel mese di marzo del 2021 il 58% degli intervistati propendeva per un obbligo universale; il 21%, invece, lo avrebbe voluto soltanto per alcune categorie specifiche, come il personale sanitario. La stessa domanda, posta sei mesi dopo, cioè pochi giorni fa, ha visto incrementare i fan del vaccino per tutti fino al 64%, portando al 17% gli intervistati che pensano a una platea più ristretta.



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