Peste suina, via libera al piano di eradicazione
di Antonello Palmas
Dopo mesi di polemiche e stop alle attività la Regione riavvia la lotta al virus
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SASSARI. Riparte nell’isola la guerra alla peste suina africana, dopo lunghi mesi di ingiustificata inattività proprio quando sarebbe stato il momento di dare la spallata decisiva al morbo e convincere l’Ue che l’isola ha compiuto passi da gigante e soprattutto ha una macchina organizzativa in pieno controllo sulla malattia che dal ’78 tiene in scacco un importante settore dell’economia sarda, quello delle carni suinicole.
La giunta regionale, su proposta del vicepresidente Alessandra Zedda e di concerto con gli assessori della sanità, agricoltura e ambiente, ha deliberato di adottare il nuovo Piano di eradicazione della peste suina africana per il 2021-2022, che farà parte integrante del Piano nazionale di sorveglianza e prevenzione della peste suina africana.
Accade dopo che per mesi le polemiche con la vecchia unità di progetto, secondo gli interessati costretta alle dimissioni perché non messa in condizioni di proseguire l’opera di eradicazione, ha frenato il tentativo di eliminare i capi bradi, vettore della Psa, e che il gruppo guidato da De Martino e Laddomada aveva quasi completato. Poi il cambio alla guida della Regione e il clima – accusarono – nei loro confronti mutò, tanto da spingerli ad andarsene. A giugno la nomina di Filippini e Rolesu, ma nel frattempo il processo si è pericolosamente fermato, con la commissione europea che non si è fidata lasciando l’isola nel girone delle regioni canaglia, senza il diritto all’export.
Con la recente delibera si dà mandato alla nuova unità di progetto in collaborazione con il servizio di sanità pubblica veterinaria per l'attuazione del piano attraverso un programma operativo. L’esigenza prioritaria è il «proseguire le azioni di depopolamento sui capi bradi» e nel documenti si legge che il piano «si prefigge di rilanciare il settore suinicolo regionale e la commercializzazione extraregionale». Si ricorda infatti che il virus non fa più la sua comparsa da 32 mesi in un allevamento registrato, da oltre 28 mesi nelle aree critiche di Nuorese e Ogliastra, da oltre 25 nei cinghiali.
Nella delibera si dà (di fatto) il merito alla unità di progetto creata dalla precedente giunta, «che ha rappresentato un modello organizzativo efficace», la cui opera «ha determinato un punto di svolta nel percorso di contrasto alla Psa», ma nel piano a essa allegato ciò che era stato fatto sinora viene presentato in maniera fumosa: «È stato omesso ogni riferimento al piano avviato nel 2015 dalla giunta Pigliaru e rimasto in vigore sino al 2020 – commenta Alberto Laddomada – così come il fatto che questo sia la sua prosecuzione. Con un vuoto peraltro di 8 mesi, da gennaio ad agosto 2021, in cui le attività di eradicazione si sono pressoché interrotte».
Laddomada spiega che «l’ultimo piano fu deliberato da Pigliaru per il 2019-20 in modo che le attività continuassero anche dopo la sua giunta. Operazione che riuscì, visto che nonostante il Covid le attività di eradicazione proseguirono abbastanza bene fino a metà 2020». Il suo timore riguarda «cosa diranno a Bruxelles: è evidente che la Regione Sardegna sarà considerata soggetto totalmente inaffidabile».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La giunta regionale, su proposta del vicepresidente Alessandra Zedda e di concerto con gli assessori della sanità, agricoltura e ambiente, ha deliberato di adottare il nuovo Piano di eradicazione della peste suina africana per il 2021-2022, che farà parte integrante del Piano nazionale di sorveglianza e prevenzione della peste suina africana.
Accade dopo che per mesi le polemiche con la vecchia unità di progetto, secondo gli interessati costretta alle dimissioni perché non messa in condizioni di proseguire l’opera di eradicazione, ha frenato il tentativo di eliminare i capi bradi, vettore della Psa, e che il gruppo guidato da De Martino e Laddomada aveva quasi completato. Poi il cambio alla guida della Regione e il clima – accusarono – nei loro confronti mutò, tanto da spingerli ad andarsene. A giugno la nomina di Filippini e Rolesu, ma nel frattempo il processo si è pericolosamente fermato, con la commissione europea che non si è fidata lasciando l’isola nel girone delle regioni canaglia, senza il diritto all’export.
Con la recente delibera si dà mandato alla nuova unità di progetto in collaborazione con il servizio di sanità pubblica veterinaria per l'attuazione del piano attraverso un programma operativo. L’esigenza prioritaria è il «proseguire le azioni di depopolamento sui capi bradi» e nel documenti si legge che il piano «si prefigge di rilanciare il settore suinicolo regionale e la commercializzazione extraregionale». Si ricorda infatti che il virus non fa più la sua comparsa da 32 mesi in un allevamento registrato, da oltre 28 mesi nelle aree critiche di Nuorese e Ogliastra, da oltre 25 nei cinghiali.
Nella delibera si dà (di fatto) il merito alla unità di progetto creata dalla precedente giunta, «che ha rappresentato un modello organizzativo efficace», la cui opera «ha determinato un punto di svolta nel percorso di contrasto alla Psa», ma nel piano a essa allegato ciò che era stato fatto sinora viene presentato in maniera fumosa: «È stato omesso ogni riferimento al piano avviato nel 2015 dalla giunta Pigliaru e rimasto in vigore sino al 2020 – commenta Alberto Laddomada – così come il fatto che questo sia la sua prosecuzione. Con un vuoto peraltro di 8 mesi, da gennaio ad agosto 2021, in cui le attività di eradicazione si sono pressoché interrotte».
Laddomada spiega che «l’ultimo piano fu deliberato da Pigliaru per il 2019-20 in modo che le attività continuassero anche dopo la sua giunta. Operazione che riuscì, visto che nonostante il Covid le attività di eradicazione proseguirono abbastanza bene fino a metà 2020». Il suo timore riguarda «cosa diranno a Bruxelles: è evidente che la Regione Sardegna sarà considerata soggetto totalmente inaffidabile».
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