Sanità, la riforma riparte a gennaio nasce l’Ares
L’ok della Giunta al Piano preliminare di riorganizzazione. I costi delle 8 Asl
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SASSARI. Si riparte: la riforma sanitaria, finita in frigo a causa del Covid, viene scongelata con la delibera di Giunta numero 36/47 che ha approvato il Piano preliminare di riorganizzazione e riqualificazione dei servizi sanitari.
La storia. La data di partenza era quella dell’1 gennaio del 2021. Ma i termini di attuazione della riforma sanitaria sono stati posticipati di un anno, come definito al momento dell’approvazione in consiglio regionale del disegno di legge che definiva i termini della sanità in Sardegna.
Era il 22 dicembre del 2020, l’assemblea aveva appena approvato con 33 voti favorevoli e 21 contrari e allo stesso tempo aveva posticipato il via di 365 giorni a causa dell’emergenza Covid, un po’ per la “necessità di aggiornare continuamente le azioni finalizzate al governo dell'emergenza” e un po’ per garantire “una continuità gestionale dello stato d'emergenza e una centralizzazione della responsabilità decisionale”. Così era scritto nella relazione della Giunta a margine del documento che ridisegnava la sanità sarda senza la Asl unica e con le 8 Asl (Aree socio-sanitarie locali), con personalità giuridica: Sassari, Gallura, Nuoro, Ogliastra, Oristano, Medio Campidano, Sulcis e Cagliari.
Da uno a otto. Il posto della Asl unica (Azienda per la tutela della salute-Ats) verrà preso dall'Ares (Azienda regionale della salute) che conserverà una serie di funzioni: sarà centrale unica degli acquisti e gestirà la selezione del personale. La “periferia” del sistema sarà gestita dalle otto Assl. Ci saranno anche importanti accorpamenti di funzioni. L’Ares assumerà competenze attualmente svolte in autonomia presso le Aziende ospedaliero universitarie di Cagliari e di Sassari e l'Azienda di rilievo nazionale ed alta specializzazione G. Brotzu di Cagliari. La delibera approvata dalla Giunta trasferisce all’Ares le funzioni previste dalla Legge 24, attualmente svolte delle Aou di Cagliari e Sassari e dall'Arnas G. Brotzu di Cagliari, ed il relativo personale: acquisti di beni e servizi, omogeneizzazione dei bilanci, gestione personale, Health technology assessment, Educazione continua in medicina, risk management
L’aspetto organizzativo è indissolubilmente legato ai costi. Al momento non è facile stilare uno schema preciso e, infatti, anche nel “piano operativo di attuazione” si parla di una “ripartizione provvisoria dei costi” che dovranno essere rivisti anche a seguito delle nuove indicazioni in arrivo dalla Regione. Partendo dal totale, il peso economico delle 8 Assl sul bilancio regionale sarà di 3 miliardi, 107 milioni di euro e 577mila euro.
Ovviamente nel computo delle ripartizioni dei fondi incidono numerosi fattori, a partire dal territorio di riferimento, popolazione ed estensione, ma anche dalle dimensioni del personale sanitario di riferimento, dal numero delle strutture, dai posti letto, dalla prestazioni offerte e da un nugolo di altri parametri che mettono nero su bianco ogni aspetto gestionale del pianeta Sanità ad esclusione della “ripartizione dei ricavi, essendo questa prerogativa di competenza regionale.
La Assl che “peserà” maggiormente è quella di Cagliari, per cui è stato previsto un impegno economico di 958.277.133 milioni di euro per la gestione di 5 ospedali (San Giuseppe, Binaghi, Marino, Santissima Trinità e San Marcellino) e della convenzione con 6 strutture sanitarie private.
Dopo quella del capoluogo c’è l’Assl di Sassari, che impegnerà il bilancio regionale per 589.142.755 milioni di euro stanziati per le gestione di 5 ospedali di competenza della Assl (Alghero, Civile e Marino, Ittiri, Thiesi e Ozieri) e delle Cliniche di San Pietro, dell’ospedale Santissima Annunziata, gestiti dall’Aou di Sassari, e dalla struttura privata Policlinico Sassarese.
Segue Nuoro, per cui è stata prevista una spesa di 376.776.027 milioni di euro per la gestione degli ospedali San Francesco e Zonchello di Nuoro e del San Camillo di Sorgono.
Subito dopo viene l’area di Oristano, che costerà 309.149.261 milioni di euro anche per la gestione di tre ospedali, il San Martino di Oristano, il Mastino di Bosa e il Delogu di Ghilarza oltre alla convezione con la casa di Cura Madonna del Rimedio.
Segue, Olbia, con 309.084.291 milioni di euro per la gestione di tre ospedali (Giovanni Paolo II di Olbia, Paolo Merlo della Maddalena e Paolo Dettori di Tempio) e dalla struttura privata Mater Olbia.
Per il Sulcis la previsione è di 260.398.691 milioni di euro per gli ospedali Sirai, Santa barbara e Cto. Nel medio Campidano la previsione di spesa è di 181.774.953 milioni di euro per la gestione del l’ospedale di San Gavino.
Infine, l’Ogliastra con 122.974.655 milioni di euro per la gestione dell’ospedale Nostra signora della Mercede di Lanusei e della casa di cura Tommasini di Jerzu. (c.z)
La storia. La data di partenza era quella dell’1 gennaio del 2021. Ma i termini di attuazione della riforma sanitaria sono stati posticipati di un anno, come definito al momento dell’approvazione in consiglio regionale del disegno di legge che definiva i termini della sanità in Sardegna.
Era il 22 dicembre del 2020, l’assemblea aveva appena approvato con 33 voti favorevoli e 21 contrari e allo stesso tempo aveva posticipato il via di 365 giorni a causa dell’emergenza Covid, un po’ per la “necessità di aggiornare continuamente le azioni finalizzate al governo dell'emergenza” e un po’ per garantire “una continuità gestionale dello stato d'emergenza e una centralizzazione della responsabilità decisionale”. Così era scritto nella relazione della Giunta a margine del documento che ridisegnava la sanità sarda senza la Asl unica e con le 8 Asl (Aree socio-sanitarie locali), con personalità giuridica: Sassari, Gallura, Nuoro, Ogliastra, Oristano, Medio Campidano, Sulcis e Cagliari.
Da uno a otto. Il posto della Asl unica (Azienda per la tutela della salute-Ats) verrà preso dall'Ares (Azienda regionale della salute) che conserverà una serie di funzioni: sarà centrale unica degli acquisti e gestirà la selezione del personale. La “periferia” del sistema sarà gestita dalle otto Assl. Ci saranno anche importanti accorpamenti di funzioni. L’Ares assumerà competenze attualmente svolte in autonomia presso le Aziende ospedaliero universitarie di Cagliari e di Sassari e l'Azienda di rilievo nazionale ed alta specializzazione G. Brotzu di Cagliari. La delibera approvata dalla Giunta trasferisce all’Ares le funzioni previste dalla Legge 24, attualmente svolte delle Aou di Cagliari e Sassari e dall'Arnas G. Brotzu di Cagliari, ed il relativo personale: acquisti di beni e servizi, omogeneizzazione dei bilanci, gestione personale, Health technology assessment, Educazione continua in medicina, risk management
L’aspetto organizzativo è indissolubilmente legato ai costi. Al momento non è facile stilare uno schema preciso e, infatti, anche nel “piano operativo di attuazione” si parla di una “ripartizione provvisoria dei costi” che dovranno essere rivisti anche a seguito delle nuove indicazioni in arrivo dalla Regione. Partendo dal totale, il peso economico delle 8 Assl sul bilancio regionale sarà di 3 miliardi, 107 milioni di euro e 577mila euro.
Ovviamente nel computo delle ripartizioni dei fondi incidono numerosi fattori, a partire dal territorio di riferimento, popolazione ed estensione, ma anche dalle dimensioni del personale sanitario di riferimento, dal numero delle strutture, dai posti letto, dalla prestazioni offerte e da un nugolo di altri parametri che mettono nero su bianco ogni aspetto gestionale del pianeta Sanità ad esclusione della “ripartizione dei ricavi, essendo questa prerogativa di competenza regionale.
La Assl che “peserà” maggiormente è quella di Cagliari, per cui è stato previsto un impegno economico di 958.277.133 milioni di euro per la gestione di 5 ospedali (San Giuseppe, Binaghi, Marino, Santissima Trinità e San Marcellino) e della convenzione con 6 strutture sanitarie private.
Dopo quella del capoluogo c’è l’Assl di Sassari, che impegnerà il bilancio regionale per 589.142.755 milioni di euro stanziati per le gestione di 5 ospedali di competenza della Assl (Alghero, Civile e Marino, Ittiri, Thiesi e Ozieri) e delle Cliniche di San Pietro, dell’ospedale Santissima Annunziata, gestiti dall’Aou di Sassari, e dalla struttura privata Policlinico Sassarese.
Segue Nuoro, per cui è stata prevista una spesa di 376.776.027 milioni di euro per la gestione degli ospedali San Francesco e Zonchello di Nuoro e del San Camillo di Sorgono.
Subito dopo viene l’area di Oristano, che costerà 309.149.261 milioni di euro anche per la gestione di tre ospedali, il San Martino di Oristano, il Mastino di Bosa e il Delogu di Ghilarza oltre alla convezione con la casa di Cura Madonna del Rimedio.
Segue, Olbia, con 309.084.291 milioni di euro per la gestione di tre ospedali (Giovanni Paolo II di Olbia, Paolo Merlo della Maddalena e Paolo Dettori di Tempio) e dalla struttura privata Mater Olbia.
Per il Sulcis la previsione è di 260.398.691 milioni di euro per gli ospedali Sirai, Santa barbara e Cto. Nel medio Campidano la previsione di spesa è di 181.774.953 milioni di euro per la gestione del l’ospedale di San Gavino.
Infine, l’Ogliastra con 122.974.655 milioni di euro per la gestione dell’ospedale Nostra signora della Mercede di Lanusei e della casa di cura Tommasini di Jerzu. (c.z)
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