C’è un’altra “zona rossa”: è l’assistenza che non va
di Roberto Petretto
Le carenze di prestazioni e servizi che vengono forniti a tutti i cittadini
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SASSARI. Mentre la riforma sanitaria si sistema sulla rampa di lancio, con la speranza che la riorganizzazione voluta dalla Giunta Solinas migliori una situazione già poco felice e per di più aggravata dalla pandemia, arrivano i dati del ministero della Salute sui Livelli essenziali di assistenza. E le cose non vanno bene. Si parla dei “Lea”, ovvero dei livelli delle prestazioni e dei servizi che «il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket), con le risorse pubbliche raccolte attraverso la fiscalità generale».
I criteri. Il Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei Lea tiene conto di una lunga serie di parametri e assegna a ciascuna Regione un punteggio. Viene considerato sufficiente un sistema di servizi che ottenga, complessivamente, almeno un punteggio di 160. Il rapporto pubblicato ieri dal ministero è relativo al 2019, quindi all’epoca pre Covid. Difficile pensare che la situazione sia nel frattempo migliorata. Ebbene, la Sardegna, insieme a Molise, Calabria e provincia autonoma di Bolzano, non ha raggiunto la sufficienza restando al di sotto del 160.
I peggiori. Anzi: l’isola ha proprio il punteggio peggiore in assoluto, in netto regresso rispetto al 2017 e al 2018, anni in cui comunque era rimasta al di sotto del livello di sufficienza. Nel 2017 la Sardegna aveva ottenuto un punteggio di 140. L’anno successivo c’era stato un miglioramento (145), ma nel 2019 si è precipitati a 111, Di gran lunga il dato peggiore in Italia.
Quasi tutte le regioni italiane (17) hanno una valutazione positiva rispetto ai livelli essenziali di assistenza. Si confermano in testa alla classifica Veneto, Toscana ed Emilia Romagna. Mentre per la regione Calabria, il punteggio è «molto basso e in peggioramento rispetto all'anno precedente».
In base all'ultimo report pubblicato, 10 regioni raggiungono un punteggio superiore a 200: Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Umbria, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Lazio. Le altre 7 hanno un punteggio compreso tra 200 e 160, considerato il livello minimo accettabile: Puglia, Piemonte, Provincia Autonoma di Trento, Sicilia, Basilicata, Campania e Valle d'Aosta.
In coda, dunque, Sardegna Molise, Calabria e Provincia autonoma di Bolzano), con punteggi inferiori a 160.
Per quasi tutte le regioni italiane la classificazione dei Lea ha anche una conseguenza di natura economica: per poter accedere al maggior finanziamento del Servizio sanitario nazionale (la quota premiale) sono tenute a una serie di adempimenti. Quelle sottoposte alla verifica di tali adempimenti sono le regioni ordinarie e la Sicilia. La Sardegna, che gestisce il sistema sanitario con risorse proprie, non è soggetta a questo meccanismo di premialità, insieme a Valle d'Aosta, alle due Province Autonome di Bolzano e Trento e al Friuli Venezia Giulia.
Però l’analisi del Comitato permanente considera ugualmente il livello dei servizi. E l’isola non ne esce bene.
I punti deboli. Quali sono i settori in cui la Sardegna si mostra più carente nei servizi essenziali? Insufficiente la copertura vaccinale nei bambini a 24 mesi per una dose di vaccino contro morbillo, parotite, rosolia così come per quella antinfluenza degli anziani con più di 65 anni. Le cose vanno male anche per cià che riguarda gli screening di primo livello, in un programma organizzato, per cervice uterina, mammella, colon retto. Zona rossa per la percentuale di consumo annuo di farmaci inclusi dall'Aifa nel Prontuario ospedale-territorio. Male anche per numero di prestazioni specialistiche ambulatoriali di risonanza magnetica per 100 residenti, per tasso di accessi di tipo medico ogni per 1.000 residenti, per percentuale di parti cesarei primari, per percentuale di pazienti con più di 65 anni con diagnosi principale di frattura del femore operati entro 2 giornate in regime ordinario. Le cose non vanno bene neppure nel parametro della tempestività degli interventi di soccorso.
Le zone grigie. Ma ad appesantire il punteggio della Sardegna sono soprattutto le tante “zone grigie”, quelle causate da “dati mancanti o palesemente errati”. Sono addirittura dieci gli indicatori in cui la Sardegna viene classificata proprio come grigia a causa delle carenze dei dati. Resta, dunque, la speranza che la situazione reale sia migliore di quella descritta da una comunicazione non troppo puntuale e precisa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I criteri. Il Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei Lea tiene conto di una lunga serie di parametri e assegna a ciascuna Regione un punteggio. Viene considerato sufficiente un sistema di servizi che ottenga, complessivamente, almeno un punteggio di 160. Il rapporto pubblicato ieri dal ministero è relativo al 2019, quindi all’epoca pre Covid. Difficile pensare che la situazione sia nel frattempo migliorata. Ebbene, la Sardegna, insieme a Molise, Calabria e provincia autonoma di Bolzano, non ha raggiunto la sufficienza restando al di sotto del 160.
I peggiori. Anzi: l’isola ha proprio il punteggio peggiore in assoluto, in netto regresso rispetto al 2017 e al 2018, anni in cui comunque era rimasta al di sotto del livello di sufficienza. Nel 2017 la Sardegna aveva ottenuto un punteggio di 140. L’anno successivo c’era stato un miglioramento (145), ma nel 2019 si è precipitati a 111, Di gran lunga il dato peggiore in Italia.
Quasi tutte le regioni italiane (17) hanno una valutazione positiva rispetto ai livelli essenziali di assistenza. Si confermano in testa alla classifica Veneto, Toscana ed Emilia Romagna. Mentre per la regione Calabria, il punteggio è «molto basso e in peggioramento rispetto all'anno precedente».
In base all'ultimo report pubblicato, 10 regioni raggiungono un punteggio superiore a 200: Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Umbria, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Lazio. Le altre 7 hanno un punteggio compreso tra 200 e 160, considerato il livello minimo accettabile: Puglia, Piemonte, Provincia Autonoma di Trento, Sicilia, Basilicata, Campania e Valle d'Aosta.
In coda, dunque, Sardegna Molise, Calabria e Provincia autonoma di Bolzano), con punteggi inferiori a 160.
Per quasi tutte le regioni italiane la classificazione dei Lea ha anche una conseguenza di natura economica: per poter accedere al maggior finanziamento del Servizio sanitario nazionale (la quota premiale) sono tenute a una serie di adempimenti. Quelle sottoposte alla verifica di tali adempimenti sono le regioni ordinarie e la Sicilia. La Sardegna, che gestisce il sistema sanitario con risorse proprie, non è soggetta a questo meccanismo di premialità, insieme a Valle d'Aosta, alle due Province Autonome di Bolzano e Trento e al Friuli Venezia Giulia.
Però l’analisi del Comitato permanente considera ugualmente il livello dei servizi. E l’isola non ne esce bene.
I punti deboli. Quali sono i settori in cui la Sardegna si mostra più carente nei servizi essenziali? Insufficiente la copertura vaccinale nei bambini a 24 mesi per una dose di vaccino contro morbillo, parotite, rosolia così come per quella antinfluenza degli anziani con più di 65 anni. Le cose vanno male anche per cià che riguarda gli screening di primo livello, in un programma organizzato, per cervice uterina, mammella, colon retto. Zona rossa per la percentuale di consumo annuo di farmaci inclusi dall'Aifa nel Prontuario ospedale-territorio. Male anche per numero di prestazioni specialistiche ambulatoriali di risonanza magnetica per 100 residenti, per tasso di accessi di tipo medico ogni per 1.000 residenti, per percentuale di parti cesarei primari, per percentuale di pazienti con più di 65 anni con diagnosi principale di frattura del femore operati entro 2 giornate in regime ordinario. Le cose non vanno bene neppure nel parametro della tempestività degli interventi di soccorso.
Le zone grigie. Ma ad appesantire il punteggio della Sardegna sono soprattutto le tante “zone grigie”, quelle causate da “dati mancanti o palesemente errati”. Sono addirittura dieci gli indicatori in cui la Sardegna viene classificata proprio come grigia a causa delle carenze dei dati. Resta, dunque, la speranza che la situazione reale sia migliore di quella descritta da una comunicazione non troppo puntuale e precisa.
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