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Più stabilità e risorse certe per gli interventi domiciliari

Più stabilità e risorse certe per gli interventi domiciliari

L’accordo Stato-Regioni dovrebbe favorire l’integrazione col servizio sanitario Porcu (Legacoopsociali): «Si diminuisce lo stress sulle strutture ospedaliere»

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SASSARI. L’altra faccia del sostegno alle persone che soffrono: quella che agisce al di fuori di ospedali e cliniche, ma cerca di portare conforto e aiuto nelle case. È l’Assistenza domiciliare integrata, il servizio che le aziende sanitarie svolgono direttamente a casa delle persone malate. Un’oasi di efficienza rispetto al resto della sanità? Non esattamente: anche qui i problemi non mancano.

Nel 2018 solamente il 20,7% dei comuni sardi – secondo gli ultimi dati Istat - forniva un’assistenza domiciliare integrata con quella sanitaria. Nella relativa graduatoria nazionale ci sono regioni che stanno peggio della Sardegna, anche del nord Italia: Liguria (10,7% dei Comuni), Trentino Alto Adige (7,4%), Lombardia (8,6%). La regione messa meglio sotto il profilo dell’integrazione socio-sanitaria è il Piemonte con 88,3 comuni coperti, seguita dalla Puglia (81,4 % dei comuni) e Veneto(78,5% dei comuni).

«Non siamo certo lontani dai problemi evidenziati per i Lea dal report del ministero - dice Enzo Porcu, coordinatore regionale di Legacoopsociali Sardegna -. Siamo in ritardo rispetto a altre regioni italiane. Soltanto il 4 di agosto è stata firmata l’intesa Stato-Regioni con cui i servizi relativi alle cure domiciliari vengono di fatto parificati ai Lea».

L’accordo apre delle prospettive nuove e positive per il settore: «Un fatto importante - aggiunge Enzo Porcu - perché questo significa dare stabilità e qualità ai servizi, esponendoli a cambiamenti di regole e finanziamento nel tempo. È di certo uno degli aspetti i più importanti. Nella grande maggioranza dei casi questo tipo di interventi va a diminuire lo stress sugli ospedali o comunque sulle strutture che prevedono un ricovero. E questo ha una elevata importanza, anche perché consente un risparmio notevole alla Regione».

Entro 12 mesi, le Regioni e le Province autonome dovranno attivare il sistema di autorizzazione e di accreditamento delle organizzazioni pubbliche e private per l’erogazione di cure domiciliari. Dovranno precisare il fabbisogno secondo le funzioni di assistenza. Se le Regioni dovessero avere già adottato un proprio sistema di autorizzazione e di accreditamento, devono provvedere ad adeguarlo entro 12 mesi.

L’attuazione dell’intesa verrà monitorata annualmente tramite le attività del “Tavolo di lavoro per lo sviluppo e l’applicazione del sistema di accreditamento nazionale”.

«Si compie un passo fondamentale per costruire la sanità di domani - ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza -. Con il Pnrr investiamo 4 miliardi di euro per portare l'assistenza pubblica e le cure più appropriate in casa dei pazienti. Saremo in grado di curare meglio le persone, evitando il ricorso all'ospedale quando non è necessario e utilizzando al meglio le risorse». (r.pe.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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