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Ergastolo confermato per l’assassino di Romina

Ergastolo confermato per l’assassino di Romina

L’omicidio della donna di Ozieri: la Corte d’assise d’appello ha mantenuto la condanna per Ettore Sini

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NUORO. Ergastolo. La Corte d’assise d’appello di Sassari ha confermato il massimo della pena per Ettore Sini, l’agente penitenziario di Bono in carcere per l’omicidio dell’ex compagna, Romina Meloni, di Ozieri, e il ferimento del nuovo fidanzato di lei, Gabriele Fois, nuorese. Ieri dopo due ore e mezzo di camera di consiglio, alle 13 in punto, la Corte, presieduta da Maria Teresa Lupinu (a latere Capitta), recependo interamente le richieste del pg, Roberta Pischedda, ha emesso il verdetto di condanna, già pronunciato dal gup del tribunale di Nuoro, Claudio Cozzella. Nel corso delle repliche, il procuratore ha tentato di far emergere ancora una volta le circostanze aggravanti che già in primo grado, avevano portato la pubblica accusa a sollecitare il carcere a vita per l’imputato, accusato di omicidio volontario e tentato omicidio per motivi abietti.

Insistendo sulla premeditazione ha chiesto alla Corte di acquisire agli atti del processo alcuni tabulati telefonici che proverebbero che il 31 marzo di due anni fa, Ettore Sini, prima di raggiungere la palazzina di via Napoli, a Nuoro, e commettere l’omicidio, era andato da Ozieri a Bono per armarsi. A confermarlo, le celle telefoniche agganciate dal suo cellulare durante il percorso. Per l’accusa l’uomo, in preda all’ira, aveva poi raggiunto Nuoro e arrivato davanti alla palazzina di via Napoli, aveva fatto irruzione nell’appartamento dell’ex fidanzata. Dopo aver sfondato la porta d’ingresso a calci, aveva sparato all’uomo che si era frapposto fra lui e Romina, ferendolo gravemente. Poi aveva fatto fuoco contro l’ex compagna, uccidendola sul colpo.

Gli avvocati dell’imputato, Lorenzo Soro e Pasquale Ramazzotti, che hanno sempre dato battaglia per far cadere la premeditazione e le aggravanti contestate, si sono opposti all’acquisizione dei nuovi dati, sostenendo che il loro assistito la mattina dell’omicidio era in campagna a Ozieri e aveva già con sé l’arma usata poi per uccidere. I difensori avevano anche ottenuto una perizia psichiatrica sul loro assistito, che aveva fatto emergere come Sini al momento dell’omicidio fosse capace di intendere e di volere.

Ieri la Corte ha però ritenuto irrilevante l’acquisizione dei tabulati e si è ritirata in camera di consiglio per decidere.

Soddisfazione per l’esito del processo è stata espressa dagli avvocati di parte civile, Mario Silvestro Pittalis per Fois, e Orlando Bruno e Bruno Conti per i familiari della vittima. «È l’esito che speravamo – ha detto l’avvocato Pittalis – non poteva che essere questo il verdetto di un processo per l’omicidio di una donna e il grave ferimento di un’altra persona, sopravvissuta per miracolo, che continua a subire gli effetti della condotta criminosa per i danni collegati alla perdita della capacità lavorativa, e per le ricadute sulla salute e sulla qualità di vita». I difensori di Ettore Sini si sono riservati di decidere se ricorrere o meno in Cassazione. «Aspetteremo di leggere le motivazioni della sentenza – ha detto l’avvocato Lorenzo Soro – per capire quali valutazioni siano state fatte dalla Corte». (k.s.)

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