La Nuova Sardegna

Lite e spari in campagna e poi la corsa in paese

di Salvatore Santoni
Lite e spari in campagna e poi la corsa in paese

I militari stanno cercando una pistola. Migliorano le condizioni della 48enne

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INVIATO A SENNORI. È in questa valle selvaggia di Palmiteddu, popolata soltanto di silenzi e fitta vegetazione, che con tutta probabilità si è consumata la lite che martedì sera ha ridotto in fin di vita Piera Muresu e portato al suicidio Adriano Piroddu. È qui, nel cuore della campagna di Sennori, dove non vola una mosca e gridare aiuto è fiato sprecato, che gli investigatori hanno rinvenuto i vetri infranti del finestrino dell’auto del 42enne, a poche decine di metri dall’ingresso di un terreno della sua famiglia, dove gli investigatori stanno cercando senza sosta l’arma da dove sono partiti i due colpi che hanno perforato il collo e un polmone della 48enne.

Le ricerche. Ieri i militari del nucleo operativo di Porto Torres, guidato dal maggiore Danilo Vinciguerra, hanno lavorato l’intera giornata insieme alla compagnia barracellare, guidata dal capitano Giovanni Chessa, e agli operai del Comune di Sennori per battere palmo a palmo le campagne attorno al luogo in cui, con tutta probabilità, si è consumata il tentato omicidio ai danni della 48enne. Si tratta di una proprietà della famiglia di Piroddu, un piccolo appezzamento di terra disperso nei meandri delle campagne di Palmiteddu. Una vera e propria giungla nel cuore di una vallata che ha messo a dura prova le squadre di ricerca. A metà giornata è stato richiesto anche l’intervento dei sommozzatori dei vigili del fuoco. I militari, infatti, hanno individuato un pozzo nel terreno dei Piroddu e hanno deciso di non lasciare nulla di intentato nella speranza che l’arma fosse stata gettata dentro, ma purtroppo non è stata ritrovata.

Palmiteddu. Dopo la prima giornata di indagini il luogo più probabile dove sarebbe avvenuta la lite culminata con gli spari è la campagna dei Piroddu alla periferia del paese. E non, come è emerso in un primo momento, la casa della donna in via Volta. L’ipotesi più verosimile al momento è quindi che i due si siano recati insieme nel terreno della famiglia dell’uomo – dove però c’è soltanto terra incolta ed erbacce – e lì sia scoppiata la lite che ha portato ai colpi d’arma da fuoco che hanno ferito gravemente la donna.

Il risveglio. Nelle ultime ore le condizioni di Piera Muresu sono migliorate rispetto a quelle della notte tra martedì e mercoledì, quando la sua vita è rimasta per alcune, interminabili ore appesa a un filo e per questo è stata sedata e intubata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari. Ieri Piera Muresu si è risvegliata dal coma indotto, è cosciente e i medici sono fiduciosi. Gli inquirenti hanno provato a interrogarla sull’accaduto, ma la donna è ancora in stato confusionale e non è stata in grado di rispondere alle domande. La sua prognosi resta comunque riservata, ma il quadro clinico sarebbe migliorato nettamente. Durante la scorsa notte la 48enne, infatti, è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico di drenaggio di un emopneumotorace. Dei due colpi che l’hanno raggiunta, uno al collo e l’altro al torace, è proprio quest’ultimo ad averle fatto rischiare la vita perché le ha perforato un polmone causandole una copiosa emorragia interna.

Il movente. L’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Paolo Piras – le indagini al nucleo operativo dei carabinieri della compagnia di Porto Torres e a quello investigativo del comando provinciale di Sassari – va avanti spedita. Gli inquirenti hanno già sentito alcune persone vicine alla coppia, come anche i loro familiari, e alcuni testimoni. Gli elementi raccolti sono molti e il quadro indiziario rispetto al tentato omicidio è chiaro: porterebbe dritto ad Adriano Piroddu. Resta da capire il movente. L’uomo voleva uccidere la sua compagna? E se sì, perché? C’è stato un movente passionale? Tutti interrogativi che gli investigatori cercano di risolvere. E una grossa mano, se non decisiva, potrebbe darla proprio la donna non appena si sarà ripresa e potrà quindi essere sentita dagli inquirenti.

Quadro chiaro. Il quadro in mano agli investigatori diventa sempre più chiaro e nelle prossime ore non dovrebbero esserci colpi di scena. Gli inquirenti hanno raccolto una serie di elementi che non lasciano spazio a ipotesi diverse da quella che vedrebbe in Adriano Piroddu il responsabile del tentato omicidio nei confronti di Piera Muresu. L’uomo, forse in preda al panico per il grave gesto compiuto, ha poi deciso di togliersi la vita impiccandosi nel suo garage. Sul suo corpo la Procura non ha ritenuto necessario effettuare l’autopsia, essendo da subito chiaro al medico legale che la sua morte sia un suicidio. Il garage è stato comunque messo sotto sequestro e nei prossimi giorni sarà eseguita una perquisizione approfondita: gli investigatori non escludono di poter trovare lì l’arma del delitto e un messaggio lasciato dall’uomo prima di togliersi la vita.



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