Fondi ai gruppi, 25 condanne a ex consiglieri del centrosinistra
di Mauro Lissia
Il tribunale ha potuto valutare soltanto i reati commessi negli ultimi sei mesi della legislatura Soru Prescrizione per quattro imputati, ma con i tempi dell’appello potrebbe estendersi a tutti gli altri
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CAGLIARI. Un dibattimento durato quasi venti mesi dopo un’inchiesta andata avanti fra mille intoppi per otto anni, venticinque ex consiglieri regionali condannati perché riconosciuti colpevoli di peculato continuato per l’uso illegale dei fondi destinati all’attività dei gruppi politici e altri quattro salvati dalla prescrizione: il bilancio del processo penale agli onorevoli del gruppo di centrosinistra - Margherita, Ulivo, Pd - sarebbe questo se le lungaggini, i cambi di collegio, i continui rinvii non l’avessero protratto fino ai confini estremi oltre i quali il reato si estingue e le pene diventano virtuali. Ieri, dopo l’ennesimo aggiornamento, è arrivato il momento della sentenza di primo grado, che malgrado tutto ha confermato ancora una volta la stabilità dell’ormai collaudato impianto accusatorio proposto dal pm Marco Cocco: il tribunale presieduto da Tiziana Marogna ha in buona parte rispettato le richieste dell’accusa modificando di pochi giorni il termine di riferimento dei reati prescritti, Cocco aveva chiesto il 9 gennaio 2009 e il collegio giudicante l’ha anticipato al 12 dicembre 2008.
In altre parole il tempo trascorso ha cancellato tutti i reati commessi fino alla fine del 2008 lasciando all’esame del tribunale solo quelli contestati nei sei mesi di legislatura trascorsi fra le dimissioni di Renato Soru e l’elezione di Ugo Cappellacci. Sei mesi anziché cinque anni: questo ha finito per alleggerire in gran parte le posizioni processuali dei 29 imputati, del tutto quelle di quattro di loro: Francesco Sabatini, Giommaria Uggias, Siro Marrocu e Renato Cugini che escono indenni dal processo penale. Ma basterà ricorrere in appello perché le conseguenze della sentenza si dissolvano come neve al sole, vanificando un lavoro d’indagine costato, spese a parte, migliaia di ore alla polizia giudiziaria della Procura e alla Procura stessa.
Contestazioni tagliate, pene ridotte: due anni e tre mesi per Antonio Biancu, mentre nove ex consiglieri - Antonio Ignazio Calledda, Angelina Corrias, Vincenzo Floris, Giuseppe Matteo Pirisi, Silvio Lai, Giacomo Spissu, Nazareno Pacifico, Salvatore Mattana e Francesco Sanna - sono stati condannati a due anni, un mese e 15 giorni di reclusione. Una pena leggermente inferiore, due anni e 15 giorni, è stata inflitta dal tribunale a Simonetta Sanna, Gavino Manca, Carmelo Cachia, Giovanni Tocco, Tarcisio Agus e Luigi Beniamino Scarpa. Ancora due anni a Giuseppe Cuccu (per un solo fatto, assolto dalle altre accuse), Mariuccia Cocco, Giovanni Giagu, Giovanni Battista Orrù, Elia Corda, Alessandro Frau, Stefano Pinna e Antioco Chicco Porcu. Per il grande neurofarmacologo Gianluigi Gessa, condannato a un anno e quattro mesi, è scattata l’attenuante prevista dall’articolo 323 bis del codice penale quando l’indagato collabora in ogni modo possibile per assicurare agli inquirenti le prove del reato ed evitare che si ripeta. La sospensione condizionale della pena è stata concessa ai nove imputati che non hanno superato la pena di due anni, tutti dovranno pagare le spese processuali.
Tra novanta giorni, quando la motivazione della sentenza verrà depositata in cancelleria, i difensori Guido Manca Bitti, Roberto Nati, Agostinangelo Marras, Silvio Piras, Maurizio Scarparo, Benedetto Ballero, Gianluca Giordo, Francesco Macis, Franco Luigi Satta, Riccardo Schirò, Pierluigi Concas, Nicola Floris, Massimiliano Ravenna e Guendalina Garau potranno ricorrere in appello e a quel punto ai giudici non resterà che dichiarare la prescrizione dei reati. Restano in piedi invece le contestazioni erariali, quelle della Corte dei Conti: alcuni imputati sono stati già condannati a rifondere il consiglio regionale, per altri il procedimento è in corso.
La vicenda è speculare a quella degli altri processi per i fondi ai gruppi: il denaro destinato dal consiglio regionale alle attività istituzionali è stato speso in una lunga serie di occasioni elencate nei rapporti della polizia giudiziaria per ragioni in contrasto coi criteri di legge, oppure le spese non sono state rendicontate. Da qui l’accusa di peculato, che gli ex consiglieri hanno respinto producendo anche documenti difensivi e di spesa che prima la Procura e poi il tribunale non hanno ritenuto sufficienti a giustificare le uscite contestate. Si parla di cifre diverse ma sempre nell’ordine delle migliaia di euro, perché nell’arco di cinque anni i gruppi maggiori incassavano milioni di euro.
In altre parole il tempo trascorso ha cancellato tutti i reati commessi fino alla fine del 2008 lasciando all’esame del tribunale solo quelli contestati nei sei mesi di legislatura trascorsi fra le dimissioni di Renato Soru e l’elezione di Ugo Cappellacci. Sei mesi anziché cinque anni: questo ha finito per alleggerire in gran parte le posizioni processuali dei 29 imputati, del tutto quelle di quattro di loro: Francesco Sabatini, Giommaria Uggias, Siro Marrocu e Renato Cugini che escono indenni dal processo penale. Ma basterà ricorrere in appello perché le conseguenze della sentenza si dissolvano come neve al sole, vanificando un lavoro d’indagine costato, spese a parte, migliaia di ore alla polizia giudiziaria della Procura e alla Procura stessa.
Contestazioni tagliate, pene ridotte: due anni e tre mesi per Antonio Biancu, mentre nove ex consiglieri - Antonio Ignazio Calledda, Angelina Corrias, Vincenzo Floris, Giuseppe Matteo Pirisi, Silvio Lai, Giacomo Spissu, Nazareno Pacifico, Salvatore Mattana e Francesco Sanna - sono stati condannati a due anni, un mese e 15 giorni di reclusione. Una pena leggermente inferiore, due anni e 15 giorni, è stata inflitta dal tribunale a Simonetta Sanna, Gavino Manca, Carmelo Cachia, Giovanni Tocco, Tarcisio Agus e Luigi Beniamino Scarpa. Ancora due anni a Giuseppe Cuccu (per un solo fatto, assolto dalle altre accuse), Mariuccia Cocco, Giovanni Giagu, Giovanni Battista Orrù, Elia Corda, Alessandro Frau, Stefano Pinna e Antioco Chicco Porcu. Per il grande neurofarmacologo Gianluigi Gessa, condannato a un anno e quattro mesi, è scattata l’attenuante prevista dall’articolo 323 bis del codice penale quando l’indagato collabora in ogni modo possibile per assicurare agli inquirenti le prove del reato ed evitare che si ripeta. La sospensione condizionale della pena è stata concessa ai nove imputati che non hanno superato la pena di due anni, tutti dovranno pagare le spese processuali.
Tra novanta giorni, quando la motivazione della sentenza verrà depositata in cancelleria, i difensori Guido Manca Bitti, Roberto Nati, Agostinangelo Marras, Silvio Piras, Maurizio Scarparo, Benedetto Ballero, Gianluca Giordo, Francesco Macis, Franco Luigi Satta, Riccardo Schirò, Pierluigi Concas, Nicola Floris, Massimiliano Ravenna e Guendalina Garau potranno ricorrere in appello e a quel punto ai giudici non resterà che dichiarare la prescrizione dei reati. Restano in piedi invece le contestazioni erariali, quelle della Corte dei Conti: alcuni imputati sono stati già condannati a rifondere il consiglio regionale, per altri il procedimento è in corso.
La vicenda è speculare a quella degli altri processi per i fondi ai gruppi: il denaro destinato dal consiglio regionale alle attività istituzionali è stato speso in una lunga serie di occasioni elencate nei rapporti della polizia giudiziaria per ragioni in contrasto coi criteri di legge, oppure le spese non sono state rendicontate. Da qui l’accusa di peculato, che gli ex consiglieri hanno respinto producendo anche documenti difensivi e di spesa che prima la Procura e poi il tribunale non hanno ritenuto sufficienti a giustificare le uscite contestate. Si parla di cifre diverse ma sempre nell’ordine delle migliaia di euro, perché nell’arco di cinque anni i gruppi maggiori incassavano milioni di euro.
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