Sennori, prima i colpi di pistola poi il viaggio in auto fino alla base del 118
Piera Muresu sta meglio e ha parlato: «È stato Adriano a spararmi»
SENNORI. Lui sembra concentrato, ha le mani sul volante. Lei, invece, ogni tanto piega la testa. I due forse si parlano, lei di sicuro è sofferente. Sono alcuni istanti preziosi della corsa verso il paese dopo i due colpi di pistola che pochi minuti prima Adriano Piroddu ha esploso verso la compagna Piera Muresu.
Sono le 18.25 di martedì quando nell’inquadratura delle telecamere di videosorveglianza di San Giovanni, alla periferia di Sennori, la Peugeot scura entra nell’inquadratura mentre risale dalle campagne alla periferia del paese. L’auto supera la prima telecamera ed entra nel campo della seconda. Si vede che Piroddu ferma l’auto davanti all’ingresso del campo sportivo, dove c’è la base del 118 di Sardegna emergenza. La 48enne apre la portiera e scende in tutta calma. Lui si allunga sul lato passeggero e richiude lo sportello. Lei fa alcuni metri e varca l’ingresso. Piroddu invece parte a tutto gas, imbocca la circonvallazione, che aggira il paese e lo porta dritto al garage nel quartiere di Santa Lucia dove si toglierà la vita.
Quello che emerge dai filmati in mano agli inquirenti, va oltre le indicazioni utili per il caso. In fondo quello che serve in un’inchiesta giudiziaria è stabilire le responsabilità. E da questo punto di vista le parole che Piera Muresu ha detto ieri in ospedale mentre veniva sentita dai militari chiude il cerchio dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Paolo Piras.
Il responsabile è Piroddu, è lui che ha sparato due colpi contro la 48enne. Ma potrebbe anche essere che si sia pentito subito dopo, è difficile dirlo con certezza.
Gli occhi digitali piazzati davanti al campo sportivo comunale offrono una prospettiva diversa di una storia che fin dal primo minuto è apparsa poco chiara, contornata da sfumature e anche da tanti pettegolezzi di paese. Le immagini lasciano interrogativi in sospeso sulla figura di Piroddu, che ha agito senz’altro per uccidere la compagna, portandosi a un appuntamento una pistola che è misteriosamente sparita. Ma se il 42enne aveva pianificato di togliersi la vita, allora perché quest’arma non si trova? Che senso ha avuto nasconderla? Forse non era la sua, e di chi allora? E soprattutto perché se aveva a disposizione un’arma non si è tolto la vita con quella? Sarebbe stata sicuramente una morte meno dolorosa rispetto all’impiccamento. Tra l’altro il 42enne non ha mai maneggiato armi, e non è stato coinvolto mai in alcun giro losco. Piroddu era lindo e pulito, lavorava e aveva la fedina penale immacolata.
Adriano Piroddu era molto possessivo nei confronti della 48enne. Lui andava spessissimo a casa di lei, i due stavano sempre insieme, quasi incollati. Un attaccamento normale e fisiologico o qualcosa di più complicato, forse morboso? Impossibile stabilirlo. Di certo martedì scorso qualcosa è scattato e Adriano Piroddu ha cercato di uccidere la sua compagna.
Gli elementi e le testimonianze raccolte nell’inchiesta – le indagini sono state affidate agli investigatori guidati dal maggiore Danilo Vinciguerra, che guida la compagnia dei carabinieri di Porto Torres – hanno delineato un’ipotesi che ieri è stata confermata in toto dalla 48enne sennorese. Le cose sono andate più o meno così: il 42enne è passato in auto a prendere Piera Muresu a casa, in via Volta, per portarla nelle campagne del paese, dove la famiglia di lui è proprietaria di un piccolo pezzo di terra incolta. Lì è partita una discussione tra i due. E quello che quasi sempre ri risolve in un semplice dissidio si è trasformato in qualcosa di drammatico.
I due stavano parlando animatamente fuori dall’auto, in una vallata isolata dal resto del mondo. A un certo punto Piroddu ha estratto una pistola, l’ha puntata verso la 48enne e le ha sparato due colpi a bruciapelo al torace e al collo. Poi il 42enne ha avuto un gesto di stizza e ha sfogato la sua furia contro l’auto, sfondando il finestrino dell’auto e prendendola a calci. Nel frattempo la donna è stramazzata a terra per il dolore provocato dai proiettili che le avevano appena trapassato il corpo. Con un polmone perforato e un’emorragia interna importante, Piera Muresu è riuscita a risollevarsi e a rimanere cosciente. Sono risaliti in auto e quando lui l’ha lasciata davanti alla base del 118, lei si è abbandonata davanti alla recinzione interna sentendosi in salvo.
Il momento peggiore è stato martedì notte, quando per lunghe e interminabili ore la vita di Piera Muresu è rimasta appesa a un filo. La donna è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico di drenaggio di un emopneumotorace e i medici hanno effettuato una resezione polmonare. In pratica le è stata asportata la parte di organo che è stato lacerato dal proiettile. Ora per lei comincerà una fase di rieducazione per i nuovi volumi polmonari. Ma la cosa più importante è che il peggio è spalle.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
