Energia, oggi il vertice con Cingolani

Presenti Regione e manager delle principali imprese. Poi il dossier a Draghi

CAGLIARI. Il caro-bollette dovuto soprattutto ai sommovimenti del mercato del gas e alle speculazioni sui prezzi irrompe nell’incontro che questo pomeriggio la Regione avrà con il ministro Cingolani e i manager delle maggiori imprese energetiche del paese. Tra i manager presenti anche i vertici Saras, rappresentati dallo stesso amministratore delegato Dario Scaffardi e da Giovanni Moratti, head of energy transition per il gruppo. Il punto è che la soluzione auspicata per la Sardegna, quella che prevedeva un impianto tariffario originale per l’intero pacchetto energetico (gas+elettricità), perchè speciale è lo status fisico e infrastrutturale dell’isola, rischia di essere fagocitato dagli aumenti che indistintamente stanno arrivando per tutti gli italiani e che avranno un impatto maggiore proprio sulle aree disagiate e più povere, come la Sardegna. Ecco perchè pur non essendo conclusiva, la riunione di oggi metterà alla prova la capacità di sintesi dello stesso ministro e dei suoi collaboratori. Il governo raccoglierà oggi la disponibilità delle imprese (Enel, Terna, Snam, Italgas, Saras ed Ep) e chiederà alle autorità di ricerca (Rse) e Regolazione (Arera) le opzioni per poter dotare in tempi ragionevoli alla Sardegna di un sistema energetico robusto, coerente e funzionale.

Le imprese si dichiareranno «pronte» a portare avanti i loro progetti, «sulla scia delle indicazioni del governo», come ha detto in sostanza ieri Maurizio Zangrandi, presidente di Enura (la join venture tra Snam e Sgi per la rete dorsale del metano nell’isola) e amministratore delegato di Gnl Italia.

Tutti pronti in attesa del via. Ma per fare cosa. Di certo c’è che al 2025 le centrali a carbone andrebbero spente, e che fra quattro anni la Sardegna si ritroverà con una fortissima riduzione di produzione, non compensabile né con un possibile ma non certo aumento delle rinnovabili, nè con l’uso continuo al massimo delle sua capacità dell’attuale cavo che collega l’isola con il continente. Ma al di là delle preoccupanti carenze produttive, che si potrebbero riflettersi ulteriormente sui prezzi per le imprese, rimane sullo sfondo il vero problema, e cioè che tipo di sviluppo energetico e industriale si vuol dare all’isola da qui al 2050, quando la decarbonizzazione sarà realtà.

Il sindacato, dopo la Cgil, è intervenuta con un articolato documento anche la Cisl, teme che ai progetti annunciati nel passato seguano pochi fatti, riducendo l’isola a una posizione dipendente sulla produzione e sulla ricerca in questo ambito. «Non si possono mettere in discussione ogni volta i punti già decisi, semmai – è il ragionamento della Cisl – bisogna guardare più avanti, individuando ruoli, competenze e strategie per i prossimi decenni». Oggi, con malumori e proteste di chi è stato escluso da una riunione negli obbiettivi solo istruttoria, si dovrebbe disegnare la cornice degli interventi. La firma finale, quella che conta, la apporrà Draghi, forse entro il mese.

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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