Incubo per i pescatori di Sorso consegnati alle autorità francesi
di Salvatore Santoni
I giovani prelevati nel cuore della notte dai carabinieri per essere imbarcati su un volo per Roma Ad attenderli le forze dell’ordine transalpine che li hanno messi su un altro aereo atterrato a Parigi
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SASSARI. I primi tre dei quattro pescatori di Sorso finiti nei mesi scorsi al centro di un caso diplomatico tra Sardegna e Corsica sono stati consegnati alle autorità francesi. I giovani – hanno 27, 30 e 31 anni – sono stati prelevati da casa dai carabinieri nella notte tra lunedì e martedì, e all’alba sono stati imbarcati su un volo aereo per Roma, dove sono passati ufficialmente in mano alle autorità francesi. Ora dovranno affrontare il processo per una lunga serie di reati che sono accusati di aver commesso il 2 luglio del 2020 nella riserva naturale delle Bocche di Bonifacio.
La consegna. I pescatori sono sbarcati a Roma per imbarcarsi subito su un nuovo volo verso Parigi. Ma non si sa bene il perché. Forse hanno effettuato uno scalo nella capitale per poi prendere un volo verso la Corsica, dove dovrebbero essere stati sottoposti a una misura cautelare in vista del processo. L’unica cosa certa è che sono a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Il processo. I giovani avrebbero nominato degli avvocati francesi che si occuperanno della loro difesa durante il processo che, salvo sorprese, dovrebbe celebrarsi davanti ai giudici del tribunale di Ajaccio. Che è lo stesso da dove è stato spiccato il mandato di arresto europeo che li ha raggiunti nei mesi scorsi. I tre pescatori sono accusati dalla giustizia francese di violenza e minaccia contro pubblico ufficiale, ostacolo alle funzioni di un funzionario, violazioni di reati in materia ambientale, pesca all’interno di un’area destinata a riserva naturale protetta.
La storia. I fatti risalgono al 2 luglio 2020, quando i pescatori avevano deciso di prendere il mare dal porto di Santa Teresa e puntare verso le acque della Corsica. Secondo la ricostruzione delle autorità francesi, l’Office de l’environnement de la Corse, l’organismo che si occupa della vigilanza dell’area protetta, il gommone con a bordo quattro uomini avrebbe violato l’area protetta che si trova al largo del Capo di Roccapina, nei pressi degli Îlots des Moines. Ne era nato un inseguimento in mare, con alcune motovedette che avevano dato vita a una vera e propria operazione di intercettazione. A quel punto il gommone dei pescatori era stato accerchiato dalle imbarcazioni francesi, che avevano “scortato” – si fa per dire – il natante fin dentro al porto di Santa Teresa.
Gli arresti. Il 5 giugno scorso i tre giovani erano stati arrestati dai carabinieri di Sorso, che avevano eseguito il mandato di cattura europeo spiccato dai francesi. I sorsensi erano stati accompagnati nel carcere di Bancali, a Sassari, dove avevano trascorso un paio di notti in attesa dell’udienza di convalida prima di essere rimessi in libertà con obbligo di firma.
La stampa francese. L’operazione in mare aveva avuto grande risalto sulla stampa francese. La notizia era stata ripresa anche da France 3 – un canale televisivo pubblico francese a struttura regionale – oltre che dal network radiofonico France Bleu e dall’edizione online del quotidiano Le Figaro. Quest’ultima testata aveva diffuso anche alcune dichiarazioni di François Sargentini, il presidente dell’Office de l’environnement de la Corse, che lo stesso aveva rilasciato all’Agence France-Presse. Ricostruendo l’operazione di intercettazione in mare del gommone, il presidente dei guardiani della riserva di Bonifacio aveva sostanzialmente descritto l’intervento come un successo. D’altronde la riserva delle bocche di Bonifacio è la più grande riserva naturale della Francia, e i francesi ci tengono molto.
In Corte d’appello. I tre pescatori, tramite i loro avvocati, si erano opposti alla consegna davanti alla Corte d’appello. Il collegio di giudici – formato dal presidente Maria Teresa Lupinu e dai consiglieri Marina Capitta e Maria Grixoni – aveva deciso che non risultavano cause ostative all’estradizione perché il mandato di cattura europeo rispettava tutti i crismi di legge. E avevano così dato il via libera alla consegna dei sorsensi ai francesi. Applicando però una riserva di legge: se i pescatori, dopo essere sottoposti a processo ed essere eventualmente condannati a scontare una pena o una misura privativa della libertà personale, dovranno essere rinviati in Italia.
In Cassazione. A quel punto i legali dei tre sorsensi avevano tentato la carta del ricorso per cassazione, l’ultima chance prima di arrendersi alla consegna ai francesi. I giudici della suprema corte avevano però respinto l’istanza lasciando la palla in mano alle autorità straniere, che da quel momento in poi hanno dettato i tempi per il trasferimento dei giovani nella loro patria per sottoporli a giudizio. La procedura del nuovo mandato di arresto europeo, infatti, è diversa dall’estradizione di un tempo, che prevedeva un discorso a livello politico tra i Paesi. Ora, invece, nel contesto europeo il discorso avviene a livello di organismi giurisdizionali.
La consegna. I pescatori sono sbarcati a Roma per imbarcarsi subito su un nuovo volo verso Parigi. Ma non si sa bene il perché. Forse hanno effettuato uno scalo nella capitale per poi prendere un volo verso la Corsica, dove dovrebbero essere stati sottoposti a una misura cautelare in vista del processo. L’unica cosa certa è che sono a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Il processo. I giovani avrebbero nominato degli avvocati francesi che si occuperanno della loro difesa durante il processo che, salvo sorprese, dovrebbe celebrarsi davanti ai giudici del tribunale di Ajaccio. Che è lo stesso da dove è stato spiccato il mandato di arresto europeo che li ha raggiunti nei mesi scorsi. I tre pescatori sono accusati dalla giustizia francese di violenza e minaccia contro pubblico ufficiale, ostacolo alle funzioni di un funzionario, violazioni di reati in materia ambientale, pesca all’interno di un’area destinata a riserva naturale protetta.
La storia. I fatti risalgono al 2 luglio 2020, quando i pescatori avevano deciso di prendere il mare dal porto di Santa Teresa e puntare verso le acque della Corsica. Secondo la ricostruzione delle autorità francesi, l’Office de l’environnement de la Corse, l’organismo che si occupa della vigilanza dell’area protetta, il gommone con a bordo quattro uomini avrebbe violato l’area protetta che si trova al largo del Capo di Roccapina, nei pressi degli Îlots des Moines. Ne era nato un inseguimento in mare, con alcune motovedette che avevano dato vita a una vera e propria operazione di intercettazione. A quel punto il gommone dei pescatori era stato accerchiato dalle imbarcazioni francesi, che avevano “scortato” – si fa per dire – il natante fin dentro al porto di Santa Teresa.
Gli arresti. Il 5 giugno scorso i tre giovani erano stati arrestati dai carabinieri di Sorso, che avevano eseguito il mandato di cattura europeo spiccato dai francesi. I sorsensi erano stati accompagnati nel carcere di Bancali, a Sassari, dove avevano trascorso un paio di notti in attesa dell’udienza di convalida prima di essere rimessi in libertà con obbligo di firma.
La stampa francese. L’operazione in mare aveva avuto grande risalto sulla stampa francese. La notizia era stata ripresa anche da France 3 – un canale televisivo pubblico francese a struttura regionale – oltre che dal network radiofonico France Bleu e dall’edizione online del quotidiano Le Figaro. Quest’ultima testata aveva diffuso anche alcune dichiarazioni di François Sargentini, il presidente dell’Office de l’environnement de la Corse, che lo stesso aveva rilasciato all’Agence France-Presse. Ricostruendo l’operazione di intercettazione in mare del gommone, il presidente dei guardiani della riserva di Bonifacio aveva sostanzialmente descritto l’intervento come un successo. D’altronde la riserva delle bocche di Bonifacio è la più grande riserva naturale della Francia, e i francesi ci tengono molto.
In Corte d’appello. I tre pescatori, tramite i loro avvocati, si erano opposti alla consegna davanti alla Corte d’appello. Il collegio di giudici – formato dal presidente Maria Teresa Lupinu e dai consiglieri Marina Capitta e Maria Grixoni – aveva deciso che non risultavano cause ostative all’estradizione perché il mandato di cattura europeo rispettava tutti i crismi di legge. E avevano così dato il via libera alla consegna dei sorsensi ai francesi. Applicando però una riserva di legge: se i pescatori, dopo essere sottoposti a processo ed essere eventualmente condannati a scontare una pena o una misura privativa della libertà personale, dovranno essere rinviati in Italia.
In Cassazione. A quel punto i legali dei tre sorsensi avevano tentato la carta del ricorso per cassazione, l’ultima chance prima di arrendersi alla consegna ai francesi. I giudici della suprema corte avevano però respinto l’istanza lasciando la palla in mano alle autorità straniere, che da quel momento in poi hanno dettato i tempi per il trasferimento dei giovani nella loro patria per sottoporli a giudizio. La procedura del nuovo mandato di arresto europeo, infatti, è diversa dall’estradizione di un tempo, che prevedeva un discorso a livello politico tra i Paesi. Ora, invece, nel contesto europeo il discorso avviene a livello di organismi giurisdizionali.
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