La Regione al ministro Cingolani: «Metano per tutti i sardi»

Faccia a faccia con le imprese. Il decreto a breve, ma le società sono divise

CAGLIARI. Settanta minuti di confronto con Regione e imprese interessate per preparare il terreno ai dettagli sul decreto che disegnerà il quadro energetico, e industriale, dell’isola nei prossimi decenni.

Alla fine il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha annunciato due brevi round politico-istituzionali con la Regione per arrivare nel giro di due settimane massimo alla stesura definitiva del decreto che sarà poi valutato e firmato dal presidente del Consiglio Draghi. Due i concetti espressi nell’intervento finale del ministro: flessibilità sulle fonti e avvio immediato dei progetti già pronti. Una linea che non dispiace alla Regione, che con il presidente Solinas nelle introduzioni e l’assessore Anita Pili nelle conclusioni ha ribadito con fermezza, ma con tatto, i punti per lei irrinunciabili: ok alle rinnovabili, ma ci serve il metano per la transizione e quest’ordine temporale va rispettato senza fughe in avanti; ci va bene un primo step che preveda punti di approdo e sviluppo dalle tre aree individuate nel nord, a Oristano e nel sud; si può ipotizzare un collegamento con i 38 bacini partendo da questi tre punti. Sarebbe paradossale escludere abitazioni e aziende oltre le aree di stoccaggio costiero.


È in sostanza, tranne l’ultimo punto, lo scenario della legge varata un anno fa, che prevedeva tariffe regolate per il trasporto nell’isola e lo stoccaggio del gas in tre punti, Porto Torres (da servire poi anche Alghero e Sassari), Oristano e la sua zona produttiva, e il Sulcis, con il collegamento che da Portovesme dovrebbe arrivare sino a Cagliari e le aree limitrofe. Il resto dell’isola sarebbe servito da autobotti criogeniche per il trasporto del metano.

Il giro di interventi dei manager delle aziende coinvolte è stato rapido, ma ha rivelato dettagli inediti. Le imprese volevano rimanere sul vago, ma visti gli interlocutori sono state costrette e scoprire un pochino le carte.

Terna. Francesco del Pizzo, direttore delle strategie di dispacciamento e sviluppo del gestore della rete ad alta tensione, ha ricordato i progetti della società, ha dato i numeri sulla crescita delle richieste di allacciamento alla rete da parte dei privati (20mila megawatt) ma ha ribadito che le nuove reti come il Sacoi3 e il Tyrrhenian-link non bastano a compensare la chiusura delle due centrali a carbone a Fiume Santo e Portovesme. Secondo Terna serve una capacità minima da installare di 550 megawatt, circa 300 a nord e 250 a sud, con meccanismo di asta che possa accogliere tutte le tecnologie e si basi su tre elementi: uno sviluppo dei sistemi di trasmissione, e interconnessione.

Snam. Più diplomatica (segno forse di un confronto articolato tra i diversi manager) la posizione di Massimo Derchi, responsabile di Snam Italia, che in sostanza ha detto al governo: «facciamo quello che ci dite, ma cambi di prospettiva portano ad allungamenti sui temi finali delle opere, perchè le nostre gare internazionali sono già partite». Derchi si riferisce alle gare per le navi gasiere che andranno a Portovesme (140mila mc) e a Porto Torres (25mila metri cubi, taglia contestata perché sottodimensionata da enti locali e sindacati). «Abbiamo le autorizzazioni per la dorsale, da queste estrarremo le tratte minori che servono, ma è essenziale sapere i contenuti del decreto per programmare le nostre attività».

Italgas. Pier Lorenzo dell’Orco Ad di Italgas Reti ha messo invece l’accento sulla tariffa perequata per il gas che la società distribuisce e vende, ora soprattutto nel futuro, in diversi bacini, sostenendo le tesi di Solinas. «Serve certezza sulle tariffe al consumatore finale; il regime temporaneo triennale è in scadenza: serve un regime tariffario certo e stabile, per tutti i sardi e le imprese».

Enel. Nessuna novità dal presidente di Enel Italia Carlo Tamburi, che ha ripresentato la visione di Enel per una Sardegna libera da gas con solo elettrico e rinnovabili. «Per coerenza non riconvertiremo a gas la nostra centrale di Portovesme».

Ep. Chi invece vuole riconvertire, ma vuole certezze è la multinazionale ceca di Daniel Kretinsky. L’Ad di Ep Produzione Luca Alippi precisa che «il progetto biomasse è nel congelatore: non escludiamo di costruire una centrale a gas nel sito ma vogliamo un quadro regolatorio certo: quanto gas, quando e a che prezzo sarà possibile averlo, sia in regime ordinario che in casi particolari visto che dipenderemo comunque dalle navi». Secondo Ep, che non esclude investimenti nei sistemi di accumulo e nelle rinnovabili, per una «soluzione multipla e modulare», le domande sono pronte, serve il quadro regolatorio.

Saras. Chi invece non sembra interessato al sistema è l’azienda dei Moratti. Il suo Ad Dario Scaffardi ha illustrato le attività del sito, ribadendo che il gas per le peculiarità degli impianti potrà solo in parte sostituire l’olio combustibile. In serata Saras ha presentato con Air Liquide uno studio per decarbonizzare la raffineria con la cattura e lo stoccaggio del carbonio prodotto e un aumento delle rinnovabili.

Arera. Il suo presidente Stefano Besseghini, intervenuto dopo i vertici di Rse (società pubblica di ricerca sull’energia), ha ricordato che il dossier sconta ancora il «nervosismo» del recente passato. «Non partiamo da zero e anche sulle infrastrutture si può fare una sintesi, dentro alle norme primarie».

Cingolani. Il ministro ha chiuso dando i tempi, 15 giorni prima del decreto, «perché voglio proporre un decreto condiviso». A oggi le differenze sono solo smussate, non cancellate.

@gcentore.

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