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L’attesa è finita, riparte la caccia

L’attesa è finita, riparte la caccia

Prima giornata in Sardegna con qualche limitazione e le proteste delle associazioni ambientaliste

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CAGLIARI. La lunga attesa dei cacciatori è finita. Questa mattina anche in Sardegna si apre la stagione venatoria. Sarà possibile il prelievo di tutte le specie previste dal calendario approvato lo scorso giugno dal Comitato regionale faunistico, presieduto dall'assessore regionale all'ambiente Gianni Lampis. Si salveranno dalle doppiette solo la tortora, il moriglione e la pavoncella che sono stati esclusi dall'elenco degli esemplari cacciabili per effetto di una ordinanza del Tar che ha concesso, in piena zona Cesarini, la sospensiva richiesta da un folto numero di associazioni ambientaliste. I giudici amministrativi hanno di fatto dato lo stop definitivo al prelievo di queste tre specie avendo fissato l'udienza di merito per il 4 maggio 2022 a stagione ormai conclusa.

I cacciatori potranno rifarsi mettendo nel mirino altre specie che non hanno avuto la stessa fortuna. In particolare da oggi si potrà sparare su quasi tutti gli uccelli acquatici (germano, alzavola, codone, marzaiola, canapiglia, fischione e mestolone), sulla marzaiola e la canapiglia, sui beccaccini, il frullino, il porciglione e folaga. Nel mirino anche merli e quaglie e, per chi proprio non può fare a meno di premere il grilletto, anche la cornacchia grigia e la ghiandaia. Si potrà sparare, infine, alla volpe e alla selvaggina nobile stanziale come la lepre sarda, la pernice sarda e il coniglio selvatico. In questi ultimi tre casi, però, ci si dovrà basare sui censimenti territoriali e le regole varieranno da a seconda della zona di caccia.

Per altre specie bisognerà aspettare ancora. Il 3 ottobre per l’allodola, il tordo e i colombacci, il 10 per la beccaccia, il 14 per la pavoncella. Dal primo novembre al 30 gennaio (domenica, giovedì e festivi infrasettimanali) si potranno organizzare anche le battute al cinghiale.

La riapertura è contestata dal Wwf e da altre associazioni ambientaliste che fanno notare che «nonostante molti territori siano stati devastati dagli incendi la stagione venatoria parte come se non fosse accaduto». Inutili gli appelli alle Regioni a sospendere l’attività venatoria per la stagione 2021/22 o, almeno, a ridurre tempi e luoghi di caccia in particolare nelle realtà territoriali che sono state pesantemente segnate dai roghi estivi. «La situazione – spiegano gli animalisti – è paradossale e vergognosa per quelle Regioni che hanno invocato l’intervento dello Stato con la dichiarazione di “stato di calamità”, ma si son ben guadate dal bloccare, anche di un solo giorno, la caccia nelle aree devastate dalle fiamme. Il numero e l’estensione degli incendi di questi mesi sta tuttora provocando notevolissimi danni, sia diretti che indiretti, alla fauna e agli habitat naturali, con un numero imprecisabile di animali morti. La caccia va a colpire anche alcune specie migratorie già in difficoltà nel reperire il cibo».

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