Comuni digitalizzati: Sassari è tra i migliori
L’unico capoluogo sardo nella parte alta della classifica di Fondazione Etica Sotto la sufficienza tutti gli altri centri dell’isola, a rischio i finanziamenti del Pnrr
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SASSARI. Immaginare un territorio che mette a referto dati incoraggianti sulla crescita economica e sulla cura del sociale senza un’amministrazione comunale in grado di garantire buone prestazioni è davvero complicato. E per questo Fondazione Etica ha messo a sistema i dati forniti dai Comuni su parametri come governace, personale, servizi, bilancio, appalti e ambiente per stilare la classifica dei 109 capoluoghi di provincia in base alla loro capacita di amministrazione. Il che, per la Sardegna, si è tradotto in un pallido giudizio alla “potrebbero fare di più” che ha garantito l’insufficienza a quattro Comuni capoluogo su cinque. L’eccezione è Sassari, unica città sarda sopra la sufficienza, e dentro la top 30, secondo i dati raccolti da Fondazione Etica. Per il resto è buio pesto anche se va detto che se i capoluoghi sardi non spiccano per capacità di governance, è anche vero che nessuno è finito nell’angolino dei cattivi. Non ci sono città sarde nel gruppo dei peggiori capoluoghi d’Italia. Una magra soddisfazione che non fa il paio, ad esempio, con gli investimenti destinati alla digitalizzazione, uno degli obiettivi principali indicati nel Piano di ripresa e resilienza e caldeggiati a gran voce dall’Unione europea. Sotto questo aspetto è proprio quello di Sassari l’unico comune ad aver ottenuto una menzione dalla Fondazione e spezzare il solito gap tra nord e sud del paese. L’amministrazione della città turritana, infatti, è una delle 17 in tutta Italia che ha istituito un ufficio dedicato proprio alla digitalizzazione, al contrario della maggioranza dei capoluoghi italiani che si erano fermati alla nomina del responsabile del servizio senza però inserire nell’organigramma municipale un ufficio dedicato. Per dare un peso economico alla digitalizzazione dovrebbero essere sufficienti le dichiarazioni di Paola Caporossi, co-fondatrice di Fondazione Etica, rilasciate al Corriere della Sera: «Tutti questi dati non devono rappresentare una sterile classifica tra Comuni, ma devono servire da bussola per intervenire, laddove serva, in modo da poter gestire al meglio i fondi del Pnrr». Che, al contrario, si può leggere come una corsia preferenziale aperta e disponibile per le amministrazioni che hanno già completato parte del lavoro verso l’obiettivo della digitalizzazione. Ma la lettura della classifica ha anche un’altra chiave, legata alla gestione di un’attualità in cui la digitalizzazione di uffici e servizi ha permesso di affrontare il periodo del lockdown e quello dello smart working, che presto verrà normato dal Governo con regole più restrittive, con una migliore preparazione e una migliore attitudine alle competenze digitali richieste per far funzionare la macchina amministrativa anche da remoto, limitando i disservizi per i cittadini in un momento in cui la certezza dell’accesso ai servizi comunali era fondamentale per tante persone. Ora l’isola dovrà recuperare anche in questo campo e dovrà farlo in fretta, per soddisfare le richieste dell’utenza e per non finire nei bassifondi delle classifiche più importanti, come quelle dei finanziamenti del Pnrr. (c.z.)
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