La Cia: «Puntare sui vaccini Basta con gli esami inutili»
Orecchioni: «Prc per i bovini una scelta assurda che provoca danni alle aziende» L’organizzazione di categoria chiede a ministero e Regione lo stop all’obbligo
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SASSARI. Sulla gestione da parte di ministero della salute e Regione della Blue tongue, la febbre catarrale dei ruminanti, non contagiosa perché diffusa dal moscerino Culicoides imicola, che negli ultimi mesi ha conosciuto una pericolosa recrudescenza in Sardegna, arrivano gli strali della Cia nord Sardegna, che contesta con forza l’applicazione indiscriminata dell’obbligo dei test Pcr. Del quale si chiede la sospensione per quanto riguarda il settentrione dell’isola, puntando piuttosto su vaccinazioni diffuse per ovini e bovini. «In particolare è il mercato di questi ultimi a soffrire per questa imposizione – spiega il presidente della Michele Orecchioni – che limita di fatto la movimentazione dei vitelli da ristallo verso i centri all’ingrasso del nord Italia, ma anche quella dei soggetti che viaggiano in occasione delle fiere di settore».
Secondo Orecchioni «la recente decisione del ministero e della Regione di estendere il test della polimerasi a catena (Pcr) a tutti i capi bovini in uscita dall’isola è l'ennesimo atto di una politica e di una gestione della lingua blu che fa acqua da tutte le parti. Se in un primo momento era chiaro che la vaccinazione a macchia di leopardo su alcune quote di allevamenti ovini considerati a rischio si è dimostrata inadeguata e palesemente in ritardo, la recente disposizione che di fatto blocca la movimentazione è probabilmente la mazzata finale a un comparto, quello bovino, che da oltre vent'anni è vittima di una malattia per la quale non sono previsti né indennizzi né campagne di vaccinazione dalla Asl. I vaccini per i bovini sono fuori dai livelli essenziali di assistenza e quindi a carico esclusivo dell'allevatore».
«Nel nord Sardegna circolano i sierotipi 1 e 4, gli stessi presenti nella maggior parte d’Italia – spiega Orecchioni – Ebbene, una nota di qualche anno fa dello stesso ministero prevedeva che in presenza di sierotipi omogenei non c’è necessità di fare la Pcr né di vaccinare, perché manca il rischio di immettere sierotipi sconosciuti in altre aree». Invece ora si sta facendo l’errore di «considerare il sierotipo 4, quello dell'attuale circolazione virale nella nostra regione, diverso da quello delle altre regioni (e dal sud Sardegna dove c’è il sierotipo 3, la cui presenza blocca anche il Nuorese e l’Oristanese, che ricadono nel raggio di 150 km dai focolai ndc), dove infatti anche in presenza di circolazione virale per aree omogenee, non è necessaria alcuna Pcr, che ha un costo di 25 euro a capo». Proprio questi costi mettono fuori mercato la movimentazione dei bovini del nord Sardegna.
«Chiediamo che venga immediatamente sospeso l'obbligo di Pcr per zone omogenee – conclude la Cia nord Sardegna – e che vengano resi disponibili i vaccini, con i quali far fronte al dilagare dell'epidemia, non solo per gli ovini ma anche per i bovini. Siamo ormai stanchi del rimpallo delle responsabilità e chiediamo certezze e garanzie per il settore zootecnico sardo da troppo tempo in balia degli eventi causati dalla mala gestione di problemi ormai noti da più di vent'anni». (a.palmas)
Secondo Orecchioni «la recente decisione del ministero e della Regione di estendere il test della polimerasi a catena (Pcr) a tutti i capi bovini in uscita dall’isola è l'ennesimo atto di una politica e di una gestione della lingua blu che fa acqua da tutte le parti. Se in un primo momento era chiaro che la vaccinazione a macchia di leopardo su alcune quote di allevamenti ovini considerati a rischio si è dimostrata inadeguata e palesemente in ritardo, la recente disposizione che di fatto blocca la movimentazione è probabilmente la mazzata finale a un comparto, quello bovino, che da oltre vent'anni è vittima di una malattia per la quale non sono previsti né indennizzi né campagne di vaccinazione dalla Asl. I vaccini per i bovini sono fuori dai livelli essenziali di assistenza e quindi a carico esclusivo dell'allevatore».
«Nel nord Sardegna circolano i sierotipi 1 e 4, gli stessi presenti nella maggior parte d’Italia – spiega Orecchioni – Ebbene, una nota di qualche anno fa dello stesso ministero prevedeva che in presenza di sierotipi omogenei non c’è necessità di fare la Pcr né di vaccinare, perché manca il rischio di immettere sierotipi sconosciuti in altre aree». Invece ora si sta facendo l’errore di «considerare il sierotipo 4, quello dell'attuale circolazione virale nella nostra regione, diverso da quello delle altre regioni (e dal sud Sardegna dove c’è il sierotipo 3, la cui presenza blocca anche il Nuorese e l’Oristanese, che ricadono nel raggio di 150 km dai focolai ndc), dove infatti anche in presenza di circolazione virale per aree omogenee, non è necessaria alcuna Pcr, che ha un costo di 25 euro a capo». Proprio questi costi mettono fuori mercato la movimentazione dei bovini del nord Sardegna.
«Chiediamo che venga immediatamente sospeso l'obbligo di Pcr per zone omogenee – conclude la Cia nord Sardegna – e che vengano resi disponibili i vaccini, con i quali far fronte al dilagare dell'epidemia, non solo per gli ovini ma anche per i bovini. Siamo ormai stanchi del rimpallo delle responsabilità e chiediamo certezze e garanzie per il settore zootecnico sardo da troppo tempo in balia degli eventi causati dalla mala gestione di problemi ormai noti da più di vent'anni». (a.palmas)
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