Dubbi sulla morte del 19enne a Buddusò: il Gip chiede nuove indagini
Tiziana Simula
Per la procura si tratta di suicidio, ma per la famiglia Diego Baltolu è stato ucciso
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BUDDUSÒ. Nessuna archiviazione per la morte di Diego Baltolu, il 19enne di Alà dei Sardi ucciso da un colpo di pistola sparato a bruciapelo in pieno petto il cui corpo era stato trovato riverso sulle scale dell’abitazione della sua fidanzata, a Buddusò, nella notte tra il 18 e il 19 gennaio 2019. Il gip del tribunale di Sassari Antonio Pietro Spanu, accogliendo la richiesta degli avvocati della famiglia della vittima, ha disposto ulteriori accertamenti. Altri tre mesi di indagini per fare chiarezza sulle cause della morte del giovane. Che, secondo la Procura di Sassari, si sarebbe suicidato e per questo ha chiesto l’archiviazione del fascicolo per omicidio a carico di ignoti, aperto a suo tempo. Ma la famiglia di Diego Baltolu non crede assolutamente che il ragazzo si sia ucciso. E attraverso i propri difensori, gli avvocati Angela Corda, Lia Deiana e Roberto Inches, si è opposta alla richiesta di archiviazione. I legali ritengono che l’inchiesta sia stata lacunosa, che ci siano state carenze nell’attività investigativa. Nell’udienza del 10 giugno scorso hanno sollecitato il giudice a non archiviare il procedimento penale e a disporre ulteriori accertamenti.
Il gip ora ha sciolto la riserva. E ha accolto la richiesta della famiglia. Le nuove indagini saranno incentrate a chiarire e ricostruire l’esatta dinamica del suicidio, la tesi cioè sostenuta dal pm Beatrice Giovannetti. Dovranno, in particolare, rispondere a due quesiti. La pistola da cui era stato esploso il colpo mortale, era stata poggiata su una sorta di nicchia nel muro della casa che si affaccia sulle scale. Come ha fatto Diego Baltolu a spararsi e a mettere, poi, la pistola nella nicchia? È uno degli interrogativi sollevati dagli avvocati e sul quale il gip chiede chiarimenti. Le ulteriori indagini (e questo è il primo quesito) dovranno accertare se la vittima, dopo essere stata raggiunta dal colpo di pistola che ne ha provocato la morte, abbia immediatamente perso coscienza o se, mantenendo per qualche tempo le proprie facoltà, abbia avuto la capacità psico-fisica di appoggiare la pistola nella nicchia posta sopra la scala dove il cadavere è stato rivenuto. Dovranno anche precisare (secondo quesito) in che modo Baltolu potesse impugnare la pistola al momento dell’esplosione del colpo letale, tenendo conto della traiettoria del proiettile descritta nella consulenza tecnica della Procura.
Il caso di Buddusò si è rivelato fin da subito un giallo e le indagini hanno seguito sia la pista dell’omicidio che quella del suicidio. Diego Baltolu, stando alla ricostruzione degli inquirenti, nella notte del 18 gennaio 2019 aveva raggiunto il paese della fidanzata dopo essere stato a cena ad Alà con suo fratello e la fidanzata di quest’ultimo. Rosalia Mandras, la fidanzata di Diego, era rientrata a casa a notte fonda, poco dopo l’1.30 del 19 gennaio, trovando il corpo del ragazzo accasciato sui gradini, intorno a lui neanche una goccia di sangue. Non aveva chiamato i soccorsi. Aveva invece telefonato al fratello di Baltolu e alla sua fidanzata e piangendo e urlando gli aveva detto che Diego era lì, sulla scalinata. Erano stati loro, come emerge dalle indagini condotte dai carabinieri di Ozieri, a chiamare il 118 e le forze dell’ordine. La pistola da cui era stato esploso il colpo mortale, era stata poggiata sulla nicchia di fronte alle scale. Dopo un’inchiesta durata un anno e mezzo e tre richieste di proroga delle indagini, il pm ha chiesto l’archiviazione sostenendo che si sia trattato di un gesto estremo messo in essere da un ragazzo che aveva già manifestato questa intenzione in precedenza, come emerso da alcune dichiarazioni. Lo stub effettuato dal Ris di Cagliari sul corpo del giovane, inoltre, aveva evidenziato la presenza di polvere da sparo, facendo ritenere agli inquirenti che la vittima avesse maneggiato la pistola e che con questa si fosse sparato. Una ricostruzione fermamente respinta dalla famiglia del 19enne. E sulla quale anche il gip chiede ulteriori indagini.
Il gip ora ha sciolto la riserva. E ha accolto la richiesta della famiglia. Le nuove indagini saranno incentrate a chiarire e ricostruire l’esatta dinamica del suicidio, la tesi cioè sostenuta dal pm Beatrice Giovannetti. Dovranno, in particolare, rispondere a due quesiti. La pistola da cui era stato esploso il colpo mortale, era stata poggiata su una sorta di nicchia nel muro della casa che si affaccia sulle scale. Come ha fatto Diego Baltolu a spararsi e a mettere, poi, la pistola nella nicchia? È uno degli interrogativi sollevati dagli avvocati e sul quale il gip chiede chiarimenti. Le ulteriori indagini (e questo è il primo quesito) dovranno accertare se la vittima, dopo essere stata raggiunta dal colpo di pistola che ne ha provocato la morte, abbia immediatamente perso coscienza o se, mantenendo per qualche tempo le proprie facoltà, abbia avuto la capacità psico-fisica di appoggiare la pistola nella nicchia posta sopra la scala dove il cadavere è stato rivenuto. Dovranno anche precisare (secondo quesito) in che modo Baltolu potesse impugnare la pistola al momento dell’esplosione del colpo letale, tenendo conto della traiettoria del proiettile descritta nella consulenza tecnica della Procura.
Il caso di Buddusò si è rivelato fin da subito un giallo e le indagini hanno seguito sia la pista dell’omicidio che quella del suicidio. Diego Baltolu, stando alla ricostruzione degli inquirenti, nella notte del 18 gennaio 2019 aveva raggiunto il paese della fidanzata dopo essere stato a cena ad Alà con suo fratello e la fidanzata di quest’ultimo. Rosalia Mandras, la fidanzata di Diego, era rientrata a casa a notte fonda, poco dopo l’1.30 del 19 gennaio, trovando il corpo del ragazzo accasciato sui gradini, intorno a lui neanche una goccia di sangue. Non aveva chiamato i soccorsi. Aveva invece telefonato al fratello di Baltolu e alla sua fidanzata e piangendo e urlando gli aveva detto che Diego era lì, sulla scalinata. Erano stati loro, come emerge dalle indagini condotte dai carabinieri di Ozieri, a chiamare il 118 e le forze dell’ordine. La pistola da cui era stato esploso il colpo mortale, era stata poggiata sulla nicchia di fronte alle scale. Dopo un’inchiesta durata un anno e mezzo e tre richieste di proroga delle indagini, il pm ha chiesto l’archiviazione sostenendo che si sia trattato di un gesto estremo messo in essere da un ragazzo che aveva già manifestato questa intenzione in precedenza, come emerso da alcune dichiarazioni. Lo stub effettuato dal Ris di Cagliari sul corpo del giovane, inoltre, aveva evidenziato la presenza di polvere da sparo, facendo ritenere agli inquirenti che la vittima avesse maneggiato la pistola e che con questa si fosse sparato. Una ricostruzione fermamente respinta dalla famiglia del 19enne. E sulla quale anche il gip chiede ulteriori indagini.
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