Il pm: «Restituite i soldi spesi per il reality di La 5»
di Mauro Lissia
Citato a giudizio erariale Mariani, l’ex direttore di Sardegna Promozione
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CAGLIARI. Prova suocera, tra moglie e marito non mettere il dito, cotti d’amore, ecosostenibilità di coppia, ghost in Sardinia, se son rose mangeranno: erano queste alcune delle prove che otto amorevoli coppie imbarcate su un galeone in navigazione per due mesi attorno alla Sardegna erano chiamate a sostenere per cercare di vincere il reality show “Sweet Sardinia”, finanziato dall’agenzia regionale Sardegna Promozione con un milione e 73 mila euro. L’obbiettivo indicato nel contratto sottoscritto con la Showlab srl: dare visibilità alle eccellenze dell’agroalimentare sardo. Era il 2013 e quando il direttore dell’agenzia, il sassarese Mariano Mariani, firmò l’accordo con la Showlab srl di Torino perché il programma venisse realizzato e mandato in onda sulla non frequentatissima rete televisiva La5, della galassia Mediaset, la vicenda raccontata sui giornali isolani scatenò polemiche che indussero l’agenzia a un tentativo mal riuscito di marcia indietro. I soldi alla fine uscirono dalle casse regionali. Ma ora, a distanza di otto anni e in parallelo a una sequenza impressionante di ricorsi e controricorsi ai tribunali civili e al Tar, la Procura regionale della Corte di Conti - il nuovo procuratore regionale è Bruno Tridico - un’idea sulla vicenda sembra essersela fatta: il programma si è rivelato inutile, l’incarico a Showlab siglato il 2 settembre 2013 è da considerarsi nullo, non poteva essere conferito senza una gara ad evidenza pubblica, i contenuti non rispondevano allo scopo perseguito da Sardegna Promozione e in ogni caso non poteva essere il direttore dell’agenzia regionale a scegliere da solo di investire una cifra ingente su un reality il cui oggetto non era altro che le dinamiche di coppia e le relazioni amorose in circostanze critiche come una lunga navigazione. In altre parole: secondo il pm Giampiero Modeo le liti tra coniugi e fidanzati - otto puntate da un’ora e altre 35 da mezz’ora - non solo hanno raccolto un ascolto televisivo da prefisso telefonico, ma i venti minuti su 22 ore di filmato dedicati ai marchi Igp, Dop, Stg e Bio della Sardegna non hanno portato ad alcun risultato documentabile sul piano della promozione dei prodotti alimentari. Così come non è bastata a portare l’attenzione del pubblico sui prodotti sardi - è scritto nell’atto - la presenza a bordo di un nutrizionista e di una cambusa piena di cibo. Per questo la Procura erariale, dopo una lunga istruttoria e sentite le parti, ha invitato Mariani, l’amministratore della Showlab Corrado Camilla e la società torinese a comparire all’udienza che sarà stabilita per rispondere alla richiesta di condanna a pagare un milione e 110 mila euro, l’80 per cento del finanziamento, la cifra versata a Showlab il 16 marzo 2016 a titolo di transazione più le spese legali. Questo pagamento per la Procura costituisce danno erariale.
La citazione del pm Madeo corrisponde alla richiesta di giudizio del pubblico ministero nel rito ordinario penale. Da qui a un’eventuale condanna il passo è dunque ancora lungo, perché la decisione spetta ai giudici della sezione giurisdizionale.
Una curiosità, riferita dal magistrato: se qualcuno ha pensato a una ricaduta positiva su hotel e ristoranti sardi per la presenza di una troupe televisiva dovrà ricredersi perchè la Regione ha pagato anche quello con un finanziamento di 50 mila euro erogato dalla Sardegna film commission. Come dire: solo uscite, neppure un’entrata.
Diverso il percorso della controversia sugli altri canali giudiziari: alcuni giudizi sulle richieste di rispettare il contratto avanzate da Showlab sono pendenti e la Regione, cancellata l’agenzia Sardegna Promozione dopo una sequenza di scelte ai limiti della legalità, ha versato alla società piemontese l’80 per cento della somma. Il giudizio contabile però è del tutto autonomo e il pm Madeo - come è scritto nell’atto di citazione - è sicuro sulla «sussistenza del nesso di causalità tra la condotta di Mariani e il danno erariale contestato». Il manager si è difeso il 16 aprile scorso sostenendo che si è trattato di un normale contratto di «promozione e marketing territoriale del tutto legittimo».
Scrive il pm: «Quando si gestiscono risorse pubbliche non è possibile agire come un soggetto privato, scegliendo a proprio piacere chi finanziare e il soggetto con cui contrarre, ma è sempre necessario agire rispettando il principio di trasparenza e di oggettività».
La citazione del pm Madeo corrisponde alla richiesta di giudizio del pubblico ministero nel rito ordinario penale. Da qui a un’eventuale condanna il passo è dunque ancora lungo, perché la decisione spetta ai giudici della sezione giurisdizionale.
Una curiosità, riferita dal magistrato: se qualcuno ha pensato a una ricaduta positiva su hotel e ristoranti sardi per la presenza di una troupe televisiva dovrà ricredersi perchè la Regione ha pagato anche quello con un finanziamento di 50 mila euro erogato dalla Sardegna film commission. Come dire: solo uscite, neppure un’entrata.
Diverso il percorso della controversia sugli altri canali giudiziari: alcuni giudizi sulle richieste di rispettare il contratto avanzate da Showlab sono pendenti e la Regione, cancellata l’agenzia Sardegna Promozione dopo una sequenza di scelte ai limiti della legalità, ha versato alla società piemontese l’80 per cento della somma. Il giudizio contabile però è del tutto autonomo e il pm Madeo - come è scritto nell’atto di citazione - è sicuro sulla «sussistenza del nesso di causalità tra la condotta di Mariani e il danno erariale contestato». Il manager si è difeso il 16 aprile scorso sostenendo che si è trattato di un normale contratto di «promozione e marketing territoriale del tutto legittimo».
Scrive il pm: «Quando si gestiscono risorse pubbliche non è possibile agire come un soggetto privato, scegliendo a proprio piacere chi finanziare e il soggetto con cui contrarre, ma è sempre necessario agire rispettando il principio di trasparenza e di oggettività».
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