«Nella guerra tra i genitori i figli contesi sono le vittime»

La psicologa Ilenia Sussarellu: «No al rancore, genera ansia e paure nei bambini». «Ai minori deve essere garantito un rapporto sereno con la madre e con il padre»

SASSARI. Storie di madri e padri in guerra, di amori finiti tra tensioni e conflitti in cui a pagare le conseguenze peggiori è chi non ha alcuna responsabilità: i figli, vittime loro malgrado di un rapporto di coppia che si spezza, spesso usati come arma di ricatto per rivalersi nei confronti dell’altro. Figli che subiscono in silenzio perché hanno timore di parlare o di ferire i genitori, figli che hanno una caratteristica in comune: non vengono messi dove dovrebbero stare, cioé al centro, in cima ai pensieri di mamme e papà che nonostante il dolore e la sensazione di fallimento mantengano la lucidità per ricordare che i figli sono il tesoro più grande da preservare. Come? «Garantendo loro un rapporto sereno con entrambi i genitori, nel segno di una continuità di una relazione affettiva che non può naufragare insieme al rapporto di coppia. Chi si separa deve avere la capacità di scindere il ruolo di genitore da quello di ex compagno: non si è più mogli o mariti, ma si resta madri e padri di figli che hanno un estremo bisogno di entrambi». Ilenia Sussarellu, psicologa e psicoterapeuta esperta dell’età evolutiva, si batte per l’affermazione del principio della «bigenitorialità, diritto essenziale per i minori». Di Ittiri, 45 anni, vive e lavora a Brescia dove opera anche in ambito forense come Ctu, consulente tecnico d’ufficio presso il tribunale e consulente di parte per soggetti privati.



Separazioni e affido. «Partiamo da un’ottima legge, la numero 54 del 2006 che stabilisce e regola l’affido condiviso, con parità di diritti e doveri dei genitori nei confronti dei figli dopo una separazione. Il problema è che la legge trova raramente applicazione nella realtà: per tutta una serie di motivazioni, accade che la fine di un rapporto di coppia determini la nascita di un genitore di serie A e uno di serie B. Con i figli al centro del conflitto, in una situazione fonte di sofferenza per tutti ma soprattutto per loro». Esempio classico: «Qualche giorno fa si è rivolto a me un padre di bimbi piccoli. Mi ha riferito il colloquio avuto con l’avvocato al momento della separazione. Gli ha detto questo: “I figli sono affidati alla madre e resteranno nella casa di famiglia, lei potrà vederli due volte alla settimana, potrà trascorrere un periodo di vacanza con loro e dovrà passare l’assegno di mantenimento per tot euro”. Stop. Quel padre è disperato perché non riesce ad avere un rapporto stabile con i figli e si trova in gravi difficoltà economiche perché non sempre può corrispondere l’importo stabilito. La situazione di questo padre, e di conseguenza dei suoi figli, è viziata all’origine: l’avvocato avrebbe dovuto illustrare cosa prevede la legge sull’affido condiviso, da applicare in tutti i casi in cui non sussiste pericolo, per esempio in presenza di violenze nei confronti dell’ex coniuge o degli stessi figli. L’avvocato non ha prospettato a quel padre altra possibilità se non quella di diventare genitore di serie B. Questo accade spesso, perché non c’è adeguata formazione». Proprio con l’obiettivo di informare e formare tutte le parti coinvolte nella delicata gestione di una separazione, è nata “AletheiAssociati, professioni per la bigenitorialità”, di cui Ilenia Sussarellu e coordinatrice nazionale e l’avvocato Claudio Iovane è presidente: «La finalità è perseguire l’interesse del minore rispettando il suo diritto a mantenere una relazione continuativa ed equilibrata con entrambi i genitori, capaci di instaurare un nuovo tipo di rapporto in cui il benessere dei figli resti in primo piano» .

Figli contesi. La quotidianità racconta una realtà diversa con tante storie tristemente simili, perché segnate da un elemento in comune: «L’attrito nella coppia, il desiderio di vendicarsi dopo il rapporto finito per volontà o a causa dell’altro/a. Per farlo, ex moglie o ex marito usano i figli, cioé gli affetti più cari», dice la psicologa Sussarellu. Ci sono madri che impediscono all’ex compagno di vederli con scuse poco credibili: «Per esempio sto seguendo il caso di una donna che sostiene di non poter lasciare mai la bambina al padre perché la sta ancora allattando, nonostante la piccola abbia più di 3 anni». Ci sono padri che perdono la testa «e non riportano i figli a casa dell’ex compagna nel giorno o nell’orario stabilito», ci sono distacchi prolungati come quella della mamma oristanese che non vede la sua bambina da molti mesi e da tempo ha con lei solo brevi colloqui telefonici in presenza di altre persone. Non solo: ci sono tanti genitori che portano avanti una vera e propria campagna denigratoria, attraverso la svalutazione dell’altro/altra: “Non hai bisogno di lui-lei, stiamo bene da soli, lui-lei non ti vuole bene”». Che cosa lascerà tutto questo nei bambini? «Sono cicatrici spesso incancellabili, un disagio che si manifesta in modi e tempi diversi. Tra le prime conseguenze ci sono aumento dell’ansia e dell’irritabilità e disturbi del sonno. Per arrivare poi a una cronicizzazione del disagio che si traduce in comportamenti a rischio come l’abuso di sostanze alcoliche o stupefacenti, azioni aggressive verso i coetanei, dispersione scolastica. I genitori devono capire che una situazione di conflitto familiare altera lo sviluppo sereno e armonico della personalità dei figli». Considerato l’alto numero di separazioni – circa il 50% delle coppie si lascia, la maggioranza con figli piccoli o adolescenti, e nel 30% l’addio è seguito da strascichi pesanti in tribunale – è necessario correre ai ripari «per salvaguardare l’equilibrio dei ragazzi: basta essere egoisti, il faro va puntato su di loro».

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