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«C’è un mandato, lo abbiamo eseguito»

«C’è un mandato, lo abbiamo eseguito»

Il sottosegretario Gabrielli non ha dubbi sulla validità del provvedimento

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SASSARI. Nel 2017 Carles Puigdemont aveva evitato l’arresto abbandonando la Spagna. Nel 2019 era stato parlamentare europeo, ma nello scorso marzo lo stesso parlamento ha revocato l'immunità parlamentare a lui e ad altri due indipendentisti catalani. Revoca confermata dal Tribunale di Lussemburgo il 30 luglio con un’ordinanza che, secondo alcune interpretazioni, lasciava intendere che il mandato d'arresto europeo non avrebbe potuto essere eseguito da altri Stati membri, tanto che il leader catalano la scorsa estate ha passato diverso tempo in Francia al confine con la Catalogna. Di diverso avviso il Tribunale supremo spagnolo che considera il mandato d’arresto tuttora «in vigore», spiegando che «non è mai stato annullato». La Commissione europea non prende posizione: «È una questione che riguarda le autorità giudiziarie e noi rispettiamo la loro indipendenza», ha detto un portavoce della Commissione.

La polizia Italiana si è quindi trovata nel bel mezzo di una questione molto controversa: «C'è un mandato di arresto europeo, stiamo nella comunità e lo dobbiamo eseguire», ha tagliato corto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Franco Gabrielli. Una linea diversa da quella seguita dalla francia, che ha avuto Pugdemont a lungo nel proprio territorio, ma non si è mai mossa per dare corso alle decisioni dei magistrati di Madrid: «I francesi fanno i francesi e noi facciamo gli italiani - ha aggiunto il sottosegretario Gabrielli -. Peraltro c'è stato questo controllo in frontiera, è stato messo nella disponibilità dell’autorità giudiziaria. Viviamo in uno stato di diritto. È ovvio che sono delle situazioni che magari tutto sommato non preferiremmo mai trattare però nemmeno possiamo sottrarci perché nel nostro Paese vige ancora un diritto».

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