Kassù, la vittoria più bella: può restare a Porto Torres

Sì alla protezione internazionale: riconosciuto l’impegno verso l’integrazione. La città si era mobilitata per lui, ora sarà inserito nel progetto Sprar

SASSARI. Chi l’ha visto in pista dice commosso che le parole del giudice gli hanno messo le ali. Corre Kaoussou, corre più veloce di prima, libero da un peso enorme, dalla paura di andare via. Il giudice ha stabilito che “Kassù”, o “Cossu” come la chiamano da queste parti, merita di restare in Italia: ha riconosciuto il suo impegno, perché da quando è arrivato dal Senegal cinque anni fa, per sfuggire a una vita complicata e poverissima, ha fatto di tutto per integrarsi, per inserirsi al meglio tra le persone che lo hanno accolto e si sono affezionate a lui. Kassù-Cossu non ci ha messo tanto: con quel sorriso largo e sincero e la sua straordinazione educazione è stato in un amen adottato da tanti amici, in particolare dai dirigenti, allenatori e atleti della società dilettantistica Atletica leggera Porto Torres. Gli stessi che qualche mese fa, quando era scaduto il suo permesso di soggiorno, erano spaventati all’idea di perderlo: «È un bravissimo ragazzo , un esempio per gli atleti più giovani per la dedizione e la passione che dimostra ogni giorno in pista. Lui rappresenta la vera integrazione, riportarlo nel suo Paese e condannarlo a una vita infelice sarebbe una cosa senza senso. Speriamo – avevano detto i suoi compagni – che il giudice prenda la decisione più saggia». Il loro desiderio si è avverato, perché dopo l’iniziale rinnovo per due mesi del permesso di soggiorno da parte della Commissione migranti, Kassù-Cossù ha ricevuto il verdetto: può restare qui per almeno altri due anni, gli è stata riconosciuta la protezione internazionale perché ha fatto tanto per integrarsi. Un impegno dimostrato, ha sottolineato il giudice, anche dalla sua storia raccontata a maggio dal giornale e da tutte le belle parole che la società di Atletica leggera ha speso per lui, facendosi portavoce dei sentimenti di un’intera città che ha fatto il tifo per questo ragazzo buono e gentile. E proprio a Porto Torres, vicino alla pista e a tutti i suoi amici più cari, andrà a vivere, perché è stata accolta anche la richiesta di inserimento nel progetto Sprar. Due anni sono un tempo ragionevolmente lungo durante il quale Kassù potrà proseguire nel cammino di integrazione, studiando la lingua e cercando un lavoro. Si è sempre dato da fare vendendo la sua merce all’ingresso di un supermercato e da quando è in Italia non ha mai fatto mancare alla sua famiglia in Senegal i soldi ogni mese: circa 70-80 euro, indispensabili per la madre anziana e malata. Ora l’obiettivo di Kassù-Cossù è cercare un impiego più stabile e naturalmente continuare a correre su quella pista del campo comunale che è diventata la sua casa. Più veloce di prima, con il sorriso ancora più largo e senza tristezza negli occhi, perché finalmente il futuro non fa paura.

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