La Nuova Sardegna

L’attesa dei mille in piazza applausi e cori per il leader

di Alessandro Pirina
L’attesa dei mille in piazza applausi e cori per il leader

Al via al Teatro civico la grande festa catalana ma lui preferisce non presentarsi La presidente del Parlamento Borràs: «La grande amarezza è diventata gioia»

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INVIATO AD ALGHERO. Festa doveva essere, e alla fine festa è stata. I mille arrivati ad Alghero per il 33esimo Aplec international, il più importante appuntamento culturale catalano, hanno vissuto l’arresto di Carles Puigdemont solo come una brutta parentesi di un momento di grande festa. Certamente, in mattinata gli umori erano molto bassi. Il fermo del loro leader, dell’ospite d’onore della tre giorni, aveva raggelato ogni entusiasmo. Anche se, di fatto, la questione catalana ha di nuovo varcato i confini della Spagna, in tutto il mondo si è ripreso a parlare della voglia di autodeterminazione della Catalogna. Certo, a caro prezzo, visto che Puigdemont ha trascorso una notte a Bancali, ma, dentro di loro, sono tutti convinti che la politica spagnola non potrà andare avanti a colpi di arresti e sentenze. Tanto che qualche ora dopo è stato proprio un tribunale, la Corte d’appello di Sassari, a riportare il sorriso tra i catalani.

L’annuncio. Alle 17 era tutto pronto per il via alla grande festa catalana. I 40 gruppi, ognuno con il vestito tradizionale e il gonfalone della propria ciudad, si sono ritrovati di fronte al Teatro civico. L’arresto di Puigdemont non poteva fermare la macchina dell’evento, ma era inevitabile che sul programma si sarebbe abbattuto uno tsunami. Fare festa con il proprio leader in una cella di Bancali era impensabile. Ma poco dopo le 17 Ivan Besora, presidente della associazione Adifolk di Barcellona, promotrice della manifestazione dedicata alla cultura catalana in tandem con la Fondazione Maria Carta presieduta da Leonardo Marras, annuncia: «Puigdemont è stato liberato, fra poco arriverà qui da noi». Boato tra i catalani in piazza. In pochi credevano che la libertà sarebbe diventata realtà dopo così poche ore dall’arresto. Besora è emozionato. «Non avremmo mai immaginato che sarebbe potuto accadere quanto è successo – racconta –. È vero che si sapeva che Puigdemont aveva due appuntamenti ad Alghero e a Oristano, ma non ci aspettavamo questo arresto». Un incidente che potrebbe addirittura favorire la questione catalana. «Questo non lo so – dice ancora Besora –. Anche se personalmente valuto positivamente quanto accaduto, ma ora tocca alla politica capire se possono esserci delle opportunità».

L’attesa. La piazza di fronte al teatro continua a riempirsi, ma c’è incertezza sul da farsi. Lo stesso sindaco Mario Conoci va avanti e indietro. «Sono contento. Avevo riposto grande fiducia nella nostra magistratura perché la misura dell’arresto era sproporzionata agli avvenimenti. Le questioni di identità e autodeterminazione devono essere definite per via politica». Arrivano due van con i vetri oscurati. La folla si lancia in attesa di vedere Puigdemont. Invece, escono prima la presidente del parlamento catalano, Laura Borràs, poi la ministra degli Esteri, Victoria Alsina. «L’amarezza è diventata gioia», sono le parole di una commossa Borràs. Non appena le due esponenti politiche catalane salgono sui gradini del teatro la folla chiama «Puigdemont, Puigdemont». Loro si girano, tendono il braccio sinistro verso il cielo e si uniscono alla folla. La festa può iniziare. Inizia il coro con l’inno catalano, poi si apre il sipario. Ci sono due poltrone vuote, ma sono per il governatore Christian Solinas e il presidente del Consiglio regionale, Michele Pais, che poco dopo arrivano in piazza. Rassicurano sulle condizioni di Puigdemont, si dicono soddisfatti per come si è evoluta la vicenda. Ma lui arriverà? Solinas non si sbilancia, Pais invece ne è certo. «Ora è in albergo, ma verrà». La festa va avanti con cori, costumi tradizionali, scambi di omaggi. Nel frattempo, all’esterno, giovani e meno giovani, in abiti tradizionali ed espadrillas tipiche, continuano a cantare, suonare, senza mai perdere il sorriso. Fiduciosi che prima o poi Puigdemont si unirà a loro, magari alla festa al porto o oggi nei vari eventi dell’Aplec. Ai loro occhi conta avere portato a casa due importanti risultati: il loro leader è in libertà e la questione dell’indipendenza della Catalogna è ritornata a dominare i media europei.

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