La Nuova Sardegna

Notte e mattinata in cella poi Puigdemont è libero

di Giovanni Bua
Notte e mattinata in cella poi Puigdemont è libero

La Corte d’Appello di Sassari ha ritenuto non necessarie le misure cautelari

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SASSARI. Sono le 17.59 di un caldissimo pomeriggio quando Carles Puigdemont attraversa l’ingresso pedonale del carcere di Bancali accompagnato dal presidente del parlamento della Catalogna Laura Borràs e della ministra dell’azione esterna Victoria Alsina. Letteralmente assalito da decine di giornalisti, lievitati nel numero durante le interminabili ore di attesa: media catalani e spagnoli, nazionali e locali, e persino un corrispondente di Al Jazeera.

La giudice della Corte d'Appello, Plinia Azzena, ha appena firmato la sua scarcerazione, il suo arresto non è illegale ma, in attesa dell’udienza del 4 ottobre sulla richiesta di estradizione, a suo carico non c’è alcuna misura cautelare. È un uomo libero insomma.

Puigdemont abbozza un sorriso, ma travolto da domande, strepiti e applausi pensa solo a farsi largo tra la ressa e raggiungere a fatica un’auto, che lo porterà allo studio sassarese del suo avvocato Agostinangelo Marras, dove “decantare” un po’ e organizzare il programma dei prossimi giorni. «La Spagna non perde mai l'occasione di mettersi in ridicolo», twitta durante il viaggio postando una foto della sua uscita dalla casa circondariale.

«Sono stati professionali – aveva detto pochi minuti prima al consigliere regionale Antonello Peru – e mi hanno trattato bene. In carcere in Germania era stata più dura». «L’ho trovato carico, pieno di energia», racconta Peru. Ma chi ha avuto modo di parlarci durante l’infinita giornata di attesa lo descrive teso, sorpreso. «Da ieri notte non mangia niente – dice il garante dei detenuti Antonello Unida, tra i primi a visitarlo nella cella di isolamento nel braccio Covid di Bancali dove da giovedì notte il leader catalano era detenuto – mi ha detto che ha un importante impegno istituzionale lunedì a Bruxelles, spera di poterci essere».

Piccole brecce che si aprono in una giornata di lunghe attese, partita di prima mattina nel piazzale della Corte di Appello di Sassari, dove si diceva che alle 9 del mattino ci sarebbe stata l’udienza di convalida del suo arresto, e il giudice si sarebbe dovuto pronunciare sulla richiesta di estradizione. In realtà, come spiega dopo poco l’avvocato Agostinangelo Marras a giornalisti e ai primi gruppi di indipendentisti che manifestano nel piazzale, la faccenda è ben più complicata. E, tra un rinvio e l’altro, si arriva al pomeriggio.

Nel mentre alla Corte sfilano in molti, arriva il sindaco di Alghero Mario Conoci con Victoria Alsina, il console onorario di Spagna per le province di Sassari, Nuoro e Oristano Fabio Bruno, le continue dirette si contendono Simone Maullu dell’Irs, Cristiano Sabino di Sa Domo de Totus, Stefano Campus, presidente dell’Omnium Cultural, c’è Progres, Torra, A Innantis e i media nazionali e internazionali curiosano nella galassia indipendentista attendendo notizie.

Notizie che arrivano dall’avvocato Marras, che annuncia che l’udienza si farà con un collegamento in videoconferenza da Bancali. E, dopo meno di un’ora, esce spiegandone l’esito: «Per la giudice della Corte d'Appello di Sassari, Plinia Azzena, l'arresto di Carles Puigdemont non è illegale. Tuttavia, accogliendo anche la richiesta in tal senso della procuratrice generale Gabriella Pintus, la giudice ha stabilito che non c'è motivo di applicare a carico dell'ex presidente della Catalogna alcuna misura cautelare. Puigdemont però dovrà ripresentarsi in Sardegna il 4 ottobre, data della prima udienza fissata per decidere sulla richiesta di estradizione».

L’ex leader catalano insomma è libero, può circolare senza limitazioni e, se vuole, può lasciare immediatamente l’Isola. E, nonostante Marras rassicuri sulla sua presenza il 4 ottobre, di fatto, se Puigdemont non tornerà davanti alla Corte di appello e sarà accertato che non si trova nel nostro Paese, il caso dovrà concludersi con una pronuncia di non luogo a procedere.

Non c’è il tempo però per finezze legali. Ma solo per trasferirsi tutti a Bancali. E assistere all’arrivo di Michele Pais e Christian Solinas su un nero fuoristrada, da alcuni indipendentisti piove qualche fischio. «Siamo venuti a prenderlo».

Le forze dell’ordine, schierate con discrezione fin da mattina, di colpo abbandonano il campo. È il segnale di un’uscita che vuole essere amichevole, un bagno nella piccola folla che attende fuori dal cancellone della casa circondariale. Puigdemont appare in lontananza, cammina, con un sorriso un po’ stanco in volto. Apre il cancello pedonale, e si fa largo tra la folla, bombardato di domande, strepiti, applausi. Poi sale in macchina e saluta. Forse felice per essere tornato per un giorno al centro del mondo, sicuramente provato da un arresto che continua a definite inatteso, illegale. «L’unica cosa che mi interessa – aveva detto poco prima – è portare avanti la causa dell'indipendenza catalana. A qualsiasi costo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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