La Nuova Sardegna

Caso Puigdemont, sulla Sardegna gli occhi della Spagna

Roberto Petretto
Caso Puigdemont, sulla Sardegna gli occhi della Spagna

Nella nazione iberica tutti i media si sono occupati delle vicende di Alghero. In Italia, a livello nazionale, poche reazioni

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SASSARI. In Spagna la notizia dell’arresto di Carles Puigdemont ha monopolizzato la giornata: avversato o idolatrato, l’ex presidente della Catalogna è personaggio che in terra iberica non passa inosservato. In Italia, a parte il clamore che la vicenda ha suscitato in Sardegna, dove l’anima indipendentista è sempre ben presente, non ci sono state grandi reazioni da parte dei big della politica.

Tra i leader dei partiti da segnalare la dichiarazione di Matteo Salvini della Lega: «Non entro nel merito di vicende interne di altri stati, ma noi fatichiamo ad arrestare i delinquenti italiani e arrestiamo dei parlamentari di altri paesi. È curioso, visto che anche altri paesi come la Germania hanno detto di no all’estradizione perché si tratta di un reato politico. Spero che non sia l’Italia a farsi protagonista di giustizia o vendette su richiesta di altri paesi».

Di segno opposto la posizione di Fratelli d’Italia: «Crediamo nell'unità degli Stati nazionali e siamo contro il secessionismo, in Spagna come in Italia. Ma al di là di ogni valutazione politica, l'arresto dell'ex presidente catalano Puigdemont è un atto dovuto, nell'ambito della leale collaborazione tra i sistemi giudiziari e di polizia spagnolo e italiano», hanno detto il copresidente del gruppo Ecr, Raffaele Fitto e il capodelegazione di Fratelli d'Italia al Parlamento europeo, Carlo Fidanza.

In Spagna invece, com’era prevedibile, le notizie dell’arresto e poi della liberazione del leader indipendentista catalano, hanno tenuto banco per tutta la giornata. Tutti i media hanno seguito in modo massiccio l’evento, alcuni anche con giornalisti inviati a Alghero. Diversi siti hanno proposto aggiornamenti minuto per minuto mentre a Barcellona, davanti al consolato italiano, hanno manifestato molte persone che chiedevano la liberazione di Puigdemont.

Angel Gomez è un giornalista del quotidiano nazionale spagnolo Abc. Un giornale della destra liberale, di certo vicino alla monarchia e sostenitore dell’unità del paese, quindi non tenero nei confronti del leader indipendentista. «Seguiamo con grande interesse la vicenda della detenzione di Puigdemont, soprattutto per le ripercussioni che potrà avere non solo in campo giudiziario, ma anche della politica spagnola, nella relazione tra governo centrale e generalitat de Catalunya».

Come è stata assimilata in Spagna la notizia dell’arresto ad Alghero? «Ha avuto un enorme impatto. Enorme, enorme (tre volte, ndr). Non si parla d’altro. Tutti i media hanno interrotto la programmazione, tutti i siti hanno pubblicato la notizia come storia fondamentale. È un caso che va al di là del personaggio Puigdemont. E anche nella Catalogna ci sarà grande impatto: gli indipendentisti detestano il resto della Spagna, ma fra di loro c’è uno scontro molto forte tra Esquerra republicana e Junts per Catalunya».

L’importanza delle vicende che si sono consumate in terra sarda è sottolineata anche dalle dichiarazioni per primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez: «È evidente che Carles Puigdemont deve presentarsi e mettersi a disposizione della giustizia». Il premier ha ricordato che quando Puigdemont «è sfuggito all’azione della giustizia» nel 2017 «c’era un altro governo» (all’epoca guidato da quello di Mariano Rajoy), ma ha anche aggiunto un passaggio importante: «Ora il dialogo con la Catalogna è più necessario che mai» pur ricordando che il governo «rispetta» le decisioni delle autorità giudiziarie.

Il governo spagnolo, in mattinata, aveva ufficializzato con una nota, la propria posizione, sostenendo che l’arresto era avvenuto nell’ambito di un «procedimento giudiziario in corso» e quindi, «come tutti i cittadini», anche l'attuale eurodeputato catalano «deve sottoporsi all'azione della giustizia».

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