Scorie nucleari, Solinas: "La Sardegna dice no, lo Stato rispetti la nostra volontà"
Al seminario di Sogin il presidente della Regione ha ribadito la posizione per l'isola
CAGLIARI. Lo Stato rispetti la volontà del Consiglio Regionale della Sardegna e l'esito del referendum del 2011: il “no” del popolo sardo alle scorie nucleari sul nostro territorio è irrevocabile. La Sardegna ha già pagato, e continua a pagare, alti tributi alla solidarietà nazionale.
Lo ha ribadito il presidente della Regione Christian Solinas nell'ambito del seminario organizzato da Sogin (società dello Stato italiano responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali). Nel 2011, in occasione del referendum, oltre il 97% del popolo sardo votò contro la localizzazione delle scorie sull’isola. Anche il Consiglio Regionale, in diverse fasi, si è pronunciato in modo nettamente contrario. La Sardegna, ricorda il Presidente Solinas, ospita più della metà delle servitù militari presenti in Italia, circa il 65%, a danno della valorizzazione del territorio isolano. E in base ai Trattati costitutivi dell’Unione Europea, i territori insulari andrebbero supportati ed aiutati, in quanto oggettivamente svantaggiati rispetto agli altri sotto alcuni aspetti. È anche per questo che l’eventuale collocazione del Deposito sull’isola apparirebbe come l’ennesimo e irragionevole sacrificio imposto al territorio, che già sopporta un carico superiore a quello di qualsiasi altra regione d’Italia.
E’ evidente, a parere del presidente Solinas, l’irragionevolezza di una eventuale collocazione del deposito su un’isola. I rischi, in caso di incidente, sarebbero enormemente accresciuti dalla impossibilità per la popolazione di essere efficacemente e rapidamente evacuata dalle zone interessate. La posizione della Regione Sarda è quindi netta: laddove la CNAPI, la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee, fosse stata redatta sulla base di studi e cartografie aggiornate, nonché su indagini di campo, tutte le aree individuate in Sardegna sarebbero state escluse.
La mobilitazione civile, pacifica e democratica contro ogni ipotesi di stoccaggio in Sardegna deve proseguire, interessando tutte le articolazioni della società sarda in una stagione di unità e di profonda coesione, nel nome e per il bene della Sardegna.
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