Porti, depositi e camion: Grendi cresce in Sardegna
di Roberto Petretto
Il gruppo ha strutture a Sassari, Olbia e Cagliari. E anche alcuni ostacoli
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INVIATO A CAGLIARI. Non è un colosso, ma in quasi 200 anni di vita si è fatto spalle larghe, gambe robuste e mani d’acciaio, tanto da competere con chi colosso lo è davvero. Tanto da riuscire dove veri colossi si sono dati alla fuga o non hanno neanche provato a scendere in campo. Il Gruppo Grendi, invece, in Sardegna, pur con qualche difficoltà, si è costruito uno spazio, ha depositi a Sassari, Olbia e Cagliari,sta tenendo in vita una porzione non trascurabile del comatoso porto canale di Cagliari e ha progetti ambiziosi per il futuro, tra l’altro con un occhio all’ambiente e al carattere sociale dell’impresa. Durante la pandemia la logistica è stato forse il settore (insieme a quello sanitario) che ha lavorato di più. Il virus non è stato un ostacolo, ma un turbo. Chi, nei mesi di lockdown, non ha ordinato un qualcosa on line, senza parlare dei negozi di alimentari e di generi di prima necessità che hanno continuato a funzionare senza interruzione? Chi faceva sì che gli scaffali dei negozi fossero pieni, che il libro preferito, lo strumento musicale, le mascherine o il lievito di birra ci arrivassero sin dentro casa nel giro di pochi giorni? L’esercito degli addetti alla logistica appunto. Che ha rafforzato le proprie posizioni, ha assunto un ruolo ancora più importante nell’economia e sta programmando le prossime mosse. E in Sardegna, tra Sassari, Olbia e Cagliari, questa azienda nata a Genova ma che ha poi messo e sviluppato radici nell’isola, con una politica dei passi commisurati alla lunghezza della gamba, sta rafforzando una presenza da tempo importante. Il Gruppo Grendi, che si avvia verso i 200 anni di storia, ha depositi nei due principali porti dell’isola, magazzini che sembrano hangar di aeroporti pieni di prodotti di tutti i tipi, importanti partner, tanta voglia di continuare a crescere e un po’ di preoccupazioni che tolgono il sonno.
Il rigassificatore. Il problema piò grosso di tutti è quello del rigassificatore che dovrebbe sorgere tra il villaggio del pescatori di Giorgino e il porto canale, proprio a ridosso delle strutture della Grendi. «Il rigassificatore - spiega Antonio Musso, managing director della Grendi trasporti marittimi - verrà alimentato da navi gasiere. La loro operatività in porto comporta una serie di limitazioni a tutto il resto dell’attività. Durante le operazioni di scarico staremmo fermi o quasi per 15 ore. E poi qua ci sono una serie di attività incompatibili con un rigassificatore. Si poteva prevedere in un’altra area senza creare problemi a nessuno».
«Si è ancora in tempo a rimediare - dice Costanza Musso, amministratrice delegata di M.A. Grendi-. Il modello Ponte di Genova si può ripetere: non è che lì hanno saltato qualche autorizzazione. Hanno seguito tutto il percorso, solo che le risposte arrivavano in tempi rapidissimi. Spostare il rigassificatore è cosa fattibile. Non si può insistere in una scelta che danneggia tante attività».
Un porto da tenere in vita. C’è poi il porto canale. Un porto moribondo per ora vive solo grazie all’attività della Grendi con un terminal container nazionale e, da luglio scorso, un terminal internazionale dove si svolge l’attività Lo-Lo. Sono state rimesse in funzione due gru di banchina, è attivo un servizio settimanale di Msc e c’è una previsione di 25mila pezzi. Non è la soluzione dei problemi per il porto canale, ma un modo per tenere efficiente una parte (circa un quarto) di una struttura che era ormai tagliata fuori dai grandi traffici marittimi.
Tra Golfo Aranci e Olbia. Qualche mese fa il nome Grendi è circolato per un interesse del gruppo verso la creazione di un terminal a Golfo Aranci. Ci fu una sorta di sollevazione e l’amministrazione comunale manifestò di non gradire. Prevalsero i timori di un traffico di automezzi pesanti ritenuto non compatibile con le ambizioni turistiche della graziosa Golfo Aranci. È così maturata la soluzione Olbia, al Molo Cocciani. «Alla - dice con un sorriso Antonio Musso è andata bene così».
Il rigassificatore. Il problema piò grosso di tutti è quello del rigassificatore che dovrebbe sorgere tra il villaggio del pescatori di Giorgino e il porto canale, proprio a ridosso delle strutture della Grendi. «Il rigassificatore - spiega Antonio Musso, managing director della Grendi trasporti marittimi - verrà alimentato da navi gasiere. La loro operatività in porto comporta una serie di limitazioni a tutto il resto dell’attività. Durante le operazioni di scarico staremmo fermi o quasi per 15 ore. E poi qua ci sono una serie di attività incompatibili con un rigassificatore. Si poteva prevedere in un’altra area senza creare problemi a nessuno».
«Si è ancora in tempo a rimediare - dice Costanza Musso, amministratrice delegata di M.A. Grendi-. Il modello Ponte di Genova si può ripetere: non è che lì hanno saltato qualche autorizzazione. Hanno seguito tutto il percorso, solo che le risposte arrivavano in tempi rapidissimi. Spostare il rigassificatore è cosa fattibile. Non si può insistere in una scelta che danneggia tante attività».
Un porto da tenere in vita. C’è poi il porto canale. Un porto moribondo per ora vive solo grazie all’attività della Grendi con un terminal container nazionale e, da luglio scorso, un terminal internazionale dove si svolge l’attività Lo-Lo. Sono state rimesse in funzione due gru di banchina, è attivo un servizio settimanale di Msc e c’è una previsione di 25mila pezzi. Non è la soluzione dei problemi per il porto canale, ma un modo per tenere efficiente una parte (circa un quarto) di una struttura che era ormai tagliata fuori dai grandi traffici marittimi.
Tra Golfo Aranci e Olbia. Qualche mese fa il nome Grendi è circolato per un interesse del gruppo verso la creazione di un terminal a Golfo Aranci. Ci fu una sorta di sollevazione e l’amministrazione comunale manifestò di non gradire. Prevalsero i timori di un traffico di automezzi pesanti ritenuto non compatibile con le ambizioni turistiche della graziosa Golfo Aranci. È così maturata la soluzione Olbia, al Molo Cocciani. «Alla - dice con un sorriso Antonio Musso è andata bene così».
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