Puigdemont attacca la Spagna: «Adesso basta con le persecuzioni»
L'ex governatore catalano soddisfatto dopo la pronuncia dei giudici del tribunale di Sassari
INVIATO AD ALGHERO
«Basta, è solo una persecuzione politica». Carles Puigdemont si rivolge direttamente alla Spagna, al governo, ai giudici, alla stampa, anche a quella parte di opinione pubblica che «in questi quattro anni ci ha dipinto come dei fuggitivi». L’ex presidente della Generalitat si presenta in conferenza stampa ad Alghero scortato dai suoi due avvocati, il sardo Agostinangelo Marras e il catalano Gonzalo Boye. Sul viso ha l’espressione soddisfatta di chi ha portato a casa un risultato importante, di chi ha vinto una battaglia. Ma lui vuole vincere la guerra. Ed è per questo che di fronte alle decine di giornalisti accorsi da tutta Europa per seguire le sue vicende giudiziarie a Sassari ribadisce la sua posizione. «Dico basta a questa situazione perché questa persecuzione che la Spagna mette in atto attraverso la Corte suprema e che non è degna di una democrazia europea impedisce di trovare una soluzione politica al conflitto tra Spagna e Catalogna, che si fonda sul riconoscimento del diritto all’autodeterminazione». Per Puigdemont gli esempi nella storia recente non mancano. Cita la Scozia «che fra due o tre anni farà un nuovo referendum», il Quebec «anche se non è in Europa» e la Nuova Caledonia «che a breve potrebbe ritentare la strada per ottenere l’indipendenza dalla Francia». Il leader catalano è un fiume in piena. Si dice «contento ma indignato per questa continua persecuzione. Ho tutto il diritto di fare politica, di dire la mia e come cittadino europeo continuerò a viaggiare e a lottare per i miei diritti che sono i diritti di tutto il popolo catalano». Per questo motivo chiede di fare autocritica a tutti quelli che in questi quattro anni lo hanno accusato di essere scappato. «Noi ci presentiamo davanti a tutte le corti d’Europa, l’ultima in questo caso qui in Sardegna, ma già era successo in Belgio e in Germania. L’obiettivo di questa persecuzione è politico, non giuridico. Il loro scopo è di non farci presentare alle politiche come non volevano che corressimo alle europee. Ma chi pensa che siamo dei fuggitivi deve fare autocritica visto che tutte le corti di giustizia in Europa danno ragione a noi e non seguono la linea spagnola».
Puigdemont tiene a sottolineare la grande solidarietà ricevuta in questi giorni in Sardegna, cita anche la vicinanza arrivata dalla Corsica e dalla Sicilia, saluta il sindaco di Alghero, Mario Conoci, seduto in prima fila con gli ex ministri catalani, Toni Comìn e Clara Ponsatì, anche loro eurodeputati, per i quali è stato emesso un mandato d’arresto europeo, che però come per quello di Puigdemont non può essere eseguito fino alla pronuncia della Corte di giustizia europea sull’immunità parlamentare. E poi ringrazia l’avvocato Agostinangelo Marras «per il magnifico lavoro svolto». Il penalista è al suo fianco e ci tiene a ripercorrere tutta la vicenda processuale che ha portato all’ordinanza di ieri della corte d’appello di Sassari. «Già nella fase di convalida il giudice aveva ritenuto che non vi fossero le condizioni per una misura cautelare e dunque Puigdemont era libero di andare ovunque. Cosa che lui ha fatto ma a dimostrazione del rispetto che aveva nei confronti dei giudici oggi (ieri, ndr) si è presentato in udienza. La sua presenza era facoltativa, non avrebbe vanificato il procedimento, ma lui ha voluto esserci. Ora – conclude Marras – la partita è sospesa e bisogna attendere le decisioni della Corte di giustizia europea: il procedimento qui a Sassari a carico di Puigdemont potrà riprendere solo dopo che quelle decisioni saranno definitive».
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