La Nuova Sardegna

Lanusei, ospedale sanificato con l’acqua

di Giusy Ferreli
Lanusei, ospedale sanificato con l’acqua

La ditta che si era aggiudicata l’appalto non utilizzava l’additivo richiesto. Inchiesta della Procura: sette indagati

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LANUSEI. Della pura e semplice acqua per sanificare l'ospedale nel bel mezzo dell'emergenza Covid-19. Sono sette le persone iscritte nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Lanusei che, sabato, hanno ricevuto l'avviso di chiusura delle indagini preliminari dai carabinieri della Compagnia di Lanusei perché accusati di non aver sanificato il Nostra Signora della Mercede e gli altri presidi sanitari territoriali secondo quanto prescritto dalla Assl, che aveva appaltato il servizio alla cooperativa siciliana In Linea.

Azione dettata dalla volontà di risparmiare che, per il sostituto Gualtiero Battisti, titolare dell'inchiesta, si configura come frode in pubbliche forniture. A ricevere la notizia della conclusione delle indagini sono stati il siciliano Salvatore Polizzi (37 anni), dirigente della cooperativa aggiudicataria dell’appalto di sanificazione, e gli ogliastrini Sauro Piroddi (44), al quale viene contestato anche il reato di minacce, Marcello Orrù (36), Massimiliano Stocchino (41), Antonello Loi (28), Rossano Stocchino (47) e Mattia Farci (35), tutti alla dipendenze della ditta che, sul finire del 2020, in piena pandemia, si era assicurata la gara per la disinfezione delle strutture sanitarie in capo all'area sociosanitaria ogliastrina.

Secondo quanto sostiene il magistrato, l'amministratore e i lavoratori locali del ditta con sede a San Cataldo, in provincia di Caltanisetta, in un primo momento avrebbero utilizzato solo acqua senza l’additivo - l'Adantium lus - richiesto dal capitolato di gara della stazione appaltante. In un secondo momento avrebbero utilizzato sì quel disinfettante ma l’additivo sarebbe stato versato nell'acqua usata dai macchinari in un quantitativo decisamente inferiore a quello previsto nella scheda tecnica; ancora, avrebbero usato il Gesan, un disinfettante con minore efficacia e maggiore tossicità e pericolosità a causa del ph basico. Per finire, avrebbero versato l’acqua, il Gesan o le miscele dei due liquidi, nelle boccette di Adantium. Questo, sostiene la Procura ogliastrina, per simulare il versamento nei serbatoi dei macchinari per la sanificazione del disinfettante previsto.

L'inchiesta giudiziaria ha avuto origine nel gennaio scorso, in seguito alla segnalazione presentata dai vertici della Assl per minacce. A questa si erano aggiunte altre denunce per il danneggiamento dei macchinari utilizzati per la sanificazione e per le condotte ritenute inadempienti da parte della cooperativa. I Nas di Sassari e i militari della stazione di Lanusei avevano perquisito l’ospedale, i locali delle guardie mediche e le abitazioni di alcuni degli operai indagati, tutti residenti a Lanusei o in altri centri dell’Ogliastra e assunti dalla coop per il servizio di sanificazione. Le perquisizioni degli specialisti del Nucleo antisofisticazione si erano concluse con il sequestro dei macchinari e delle sostanze usate per rendere i reparti a prova di virus. Un’accusa pesante, soprattutto in tempi di pandemia che, secondo la magistratura ogliastrina, è corroborata da quanto emerso dalle indagini affidate ai militari e dalla relazione di un consulente, esperto di Chimica e farmacia dell’Università di Sassari , chiamato ad accertare se il prodotto usato dall’impresa fosse quello previsto dal contratto. La Assl, nel frattempo ha interrotto i rapporti contrattuali con la ditta siciliana e assegnato il servizio di sanificazione ad un’altra società. Il procedimento penale che dovrà chiarire le eventuali responsabilità su una vicenda dai contorni pesanti, va avanti.

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