Sospesa l’estradizione Deciderà la Corte europea
di Giovanni Bua
Procura e difesa sulla stessa linea: i giudici sassaresi girano il caso a Bruxelles
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SASSARI. Il sorriso è decisamente più disteso di una settimana fa, quando con faccia stanca aveva abbandonato la cella nel carcere di Bancali in cui era recluso da una notte e un giorno. Anche perché le ali di folla tra cui cammina nel mentre sono cresciute, come le televisioni collegate dai quattro angoli di Europa. Tutte intruppate con clamoroso anticipo dal solerte staff arrivato in forze della Catalogna, in attesa che Carles Puigdemont esca dal grigio palazzo della corte d’Appello.
«Non parlerà», spiegano agli stremati cronisti accampati nel piazzale della corte fin dalle 9 insieme a un centinaio di indipendentisti sardi, corsi e catalani. Ed effettivamente quando alle 15.03 l’europarlamentare imbocca le porte scorrevoli, e flash e domande iniziano a fioccare, l’unica voce che si sente è il «libertà, libertà» scandito dalla cinquantina di coraggiosi che non hanno abbandonato il picchetto, e sventolano striscioni e bandiere. «Sono molto contento», concede alla fine Puigdemont, prima di salire a bordo del nero van dai vetri oscurati che lo porterà ad Alghero.
Ad offrirsi ai cronisti rimane l’avvocato Agostinangelo Marras, che spiega l’esito dell’udienza, arrivato dopo due ore di camera di consiglio: «La Corte ha sospeso il procedimento di estradizione accogliendo la nostra richiesta, fatta anche della procuratrice generale Gabriella Pintus». In sostanza il collegio ha deciso che prima di emettere una sentenza sull’estradizione la Corte di giustizia europea dovrà risolvere altre due questioni pendenti: la richiesta di Puigdemont di riottenere l’immunità da europarlamentare sospesa a marzo 2021 e una disputa tra la giustizia spagnola e quella belga sull’estradizione dell’ex ministro catalano Lluis Puig, che mette in discussione la legittimità del giudice iberico a emettere il mandato d’arresto europeo. In entrambi i casi, «si dovrà decidere prima che riprenda il processo nei confronti del presidente Puigdemont», conclude il legale sassarese.
Sospensione sine die insomma, con il collegio presieduto da Salvatore Marinaro e composto da Plinia Azzena e Maria Teresa Lupinu che si è guardato bene dall’entrare a gamba tesa in una scivolosissima partita che riguarda gli ordinamenti giudiziari di Spagna, dove Puigdemont è ricercato, Belgio, dove risiede, e dell’Unione Europea. E il leader catalano che incassa un’altra vittoria.
Con tanto di “bonus”: gli ultranazionalisti di destra di Vox, che di prima mattina erano sfilati silenziosamente tra la folla con una piccola delegazione guidata dalla vicesegretaria Marta Castro (senza che nessuno praticamente se ne accorgesse), sono stati rimandati al mittente. «Avevano chiesto di essere ammessi a partecipare all’udienza o che almeno venisse accolta una loro memoria – spiega Marras –. La Corte ha deciso che non avessero alcun titolo per nessuna delle due richieste».
Abbastanza per un festoso rompete le righe. Con le televisioni dei quattro angoli d’Europa che sbobinano le interviste del segretario generale di Junts per Catalunya (partito di Puigdemont) Jordi Sánchez e del leader dell'assemblea nazionale catalana Elisenda Palusie, presenti fin da mattina, e fanno le ultime domande a Clara Ponsatí e Toni Comín, ex ministri ed eurodeputati, anch’essi esiliati in Belgio, che hanno accompagnato il leader catalano e per i quali il giudice spagnolo Pablo Llarena ha chiesto vanamente l’arresto.
Nel mentre il festoso e decisamente eterogeneo fronte indipendentista arrotola le bandiera. Da Irs a Sardigna Natzione, passando per Caminera Noa, Sa Domo de Totus, Corona De Logu e Sardegna Possibile, ProgReS e Torra ma anche i troskisti di Sardegna Rossa, il Mos e la brigata Transfemminista, gli indipendentisti corsi e l’omnia cultural catalana. «Non è il momento delle divisioni – replicano a chi gli fa notare che nell’appoggiare il liberista Puigdemont e il suo Junts per Catalunya si rischia di fare un po’ di confusione ideologica –. Carles Puigdemont è diventato il simbolo di un’Europa dei popoli che rivendica il diritto alla sua autodeterminazione. Diritto che si vuole impedire di esercitare ad ogni costo. E in nome del quale oggi si è scritta una piccola pagina di libertà».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Non parlerà», spiegano agli stremati cronisti accampati nel piazzale della corte fin dalle 9 insieme a un centinaio di indipendentisti sardi, corsi e catalani. Ed effettivamente quando alle 15.03 l’europarlamentare imbocca le porte scorrevoli, e flash e domande iniziano a fioccare, l’unica voce che si sente è il «libertà, libertà» scandito dalla cinquantina di coraggiosi che non hanno abbandonato il picchetto, e sventolano striscioni e bandiere. «Sono molto contento», concede alla fine Puigdemont, prima di salire a bordo del nero van dai vetri oscurati che lo porterà ad Alghero.
Ad offrirsi ai cronisti rimane l’avvocato Agostinangelo Marras, che spiega l’esito dell’udienza, arrivato dopo due ore di camera di consiglio: «La Corte ha sospeso il procedimento di estradizione accogliendo la nostra richiesta, fatta anche della procuratrice generale Gabriella Pintus». In sostanza il collegio ha deciso che prima di emettere una sentenza sull’estradizione la Corte di giustizia europea dovrà risolvere altre due questioni pendenti: la richiesta di Puigdemont di riottenere l’immunità da europarlamentare sospesa a marzo 2021 e una disputa tra la giustizia spagnola e quella belga sull’estradizione dell’ex ministro catalano Lluis Puig, che mette in discussione la legittimità del giudice iberico a emettere il mandato d’arresto europeo. In entrambi i casi, «si dovrà decidere prima che riprenda il processo nei confronti del presidente Puigdemont», conclude il legale sassarese.
Sospensione sine die insomma, con il collegio presieduto da Salvatore Marinaro e composto da Plinia Azzena e Maria Teresa Lupinu che si è guardato bene dall’entrare a gamba tesa in una scivolosissima partita che riguarda gli ordinamenti giudiziari di Spagna, dove Puigdemont è ricercato, Belgio, dove risiede, e dell’Unione Europea. E il leader catalano che incassa un’altra vittoria.
Con tanto di “bonus”: gli ultranazionalisti di destra di Vox, che di prima mattina erano sfilati silenziosamente tra la folla con una piccola delegazione guidata dalla vicesegretaria Marta Castro (senza che nessuno praticamente se ne accorgesse), sono stati rimandati al mittente. «Avevano chiesto di essere ammessi a partecipare all’udienza o che almeno venisse accolta una loro memoria – spiega Marras –. La Corte ha deciso che non avessero alcun titolo per nessuna delle due richieste».
Abbastanza per un festoso rompete le righe. Con le televisioni dei quattro angoli d’Europa che sbobinano le interviste del segretario generale di Junts per Catalunya (partito di Puigdemont) Jordi Sánchez e del leader dell'assemblea nazionale catalana Elisenda Palusie, presenti fin da mattina, e fanno le ultime domande a Clara Ponsatí e Toni Comín, ex ministri ed eurodeputati, anch’essi esiliati in Belgio, che hanno accompagnato il leader catalano e per i quali il giudice spagnolo Pablo Llarena ha chiesto vanamente l’arresto.
Nel mentre il festoso e decisamente eterogeneo fronte indipendentista arrotola le bandiera. Da Irs a Sardigna Natzione, passando per Caminera Noa, Sa Domo de Totus, Corona De Logu e Sardegna Possibile, ProgReS e Torra ma anche i troskisti di Sardegna Rossa, il Mos e la brigata Transfemminista, gli indipendentisti corsi e l’omnia cultural catalana. «Non è il momento delle divisioni – replicano a chi gli fa notare che nell’appoggiare il liberista Puigdemont e il suo Junts per Catalunya si rischia di fare un po’ di confusione ideologica –. Carles Puigdemont è diventato il simbolo di un’Europa dei popoli che rivendica il diritto alla sua autodeterminazione. Diritto che si vuole impedire di esercitare ad ogni costo. E in nome del quale oggi si è scritta una piccola pagina di libertà».
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