La Nuova Sardegna

Il racconto dei ragazzi protagonisti delle due giornate in piazza d’Italia a Sassari: «Siamo stati ascoltati da ospiti di grande livello» 

«Che bello fare domande: così ci aiutate a crescere»

«Che bello fare domande: così ci aiutate a crescere»

Dovendo entrare in contatto con ministri, sportivi, scrittori e via dicendo, ci siamocimentati in questa nostra vera e propria attività di “pseudo-giornalisti” e abbiamo fatto del nostro meglio per...

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Dovendo entrare in contatto con ministri, sportivi, scrittori e via dicendo, ci siamocimentati in questa nostra vera e propria attività di “pseudo-giornalisti” e abbiamo fatto del nostro meglio per formulare domande originali.Oltre alle interviste fatte ai vari ospiti dal direttore del quotidiano Antonio Di Rosa, siamo riusciti a dare vita a dibattiti intorno a temi di vario genere, come per esempio la crisi climatica, le discriminazioni di genere, la passione e l’importanza della scrittura e il ruolo della politica e del giornalismo nei giorni nostri.

L’unica pecca era che molti ospiti non hanno potutopartecipare dal vivo all’evento e vivere l’adrenalina del momento al massimo, ma nonostante ciò hanno saputo essere coinvolgenti al punto giusto e anche rispondere in un modo soddisfacente allenostre domande e/o perplessità. A proposito di ciò, vorrei fare una distinzione fra tutti gli ospiti a favore dello scrittore Marcello Fois, col quale ho avuto la fortuna e l’immenso piacere di parlare. Penso che difficilmente dimenticherò il modo in cui si è interessato a me nel momento in cui, dopo aver risposto alla mia domanda, mi ha dato consigli inerenti al valore della scrittura in tempi di Covid. Altro non posso essergli se non grata per aver prestato questa attenzione nei miei confronti, comprendendo perfettamente, nonostante io non l’abbia detto, che anche io, come lui, nutro una particolare dedizione e passione per la scrittura. Probabilmente sarà stato anche questo a portarmi a godere al massimo di questa esperienza. In fondo scrivere mi è sempre piaciuto, sin da quando ero un po’ più piccola, in quanto rappresenta e sempre ha rappresentato un mezzo mediante il quale ho potuto ampliare le mie capacità di argomentazione e lo sviluppo di un certo senso di critica verso ciò che mi circonda.

Anche per questo, quindi, i 130 anni de La Nuova Sardegna sono stati memorabili. Per non parlare della nuova esperienza di salire su un palco e parlare con un microfono di fronte a un pubblico di spettatori e una piazza intera. Perché sì, nel momento in cui veniva data a noi la possibilità di intervenire, venivamo chiamati sul palco. Proprio per questo penso che sarebbe opportuno specificare che quella di noi studenti è stata una reale bivalenza, in quanto abbiamo trascorso una buona parte delle serate a seguire con attenzione l’evento e un’altra buona parte a partecipare come coprotagonisti. Mentre ripenso a quei momenti sento ancora quell’emozione mischiata a un senso di tensione che provavo nell’esatta sequenza in cui salivo gli scalini per arrivare al centro del palco, impugnare il microfono e rivolgermi all’ospite con cui dovevo conversare. Tuttavia non tremavo e l’ansia non è riuscita ad avere il sopravvento, anzi, mi sono lasciata trasportare da un certo grado di spigliatezza e voglia di immedesimarmi perfettamente nei panni di una giornalista che rivolge quesiti ad ospiti di altissimo livello.

Devo dire che ha funzionato ed ero molto fiera di me stessa per essereriuscita a gestire una situazione che avrebbe potuto portare qualsiasi persona senza un minimo di dimestichezza a una sensazione di panico e incertezza per la paura di sbagliare un congiuntivo oppure usare termini poco adeguati a seconda del discorso pronunciato. Da questo punto di vista, ha giocato a nostro vantaggio il tipo di ambiente in cui eravamo inseriti. Ci supportavamo a vicenda dandoci coraggio ogni qualvolta qualcuno di noi doveva salire sul palco, dicendoci che sarebbe andato tutto bene. Noi studenti abbiamo creato un ambiente caloroso e nel quale potevamo sentirci a nostro agio, senza il timore di essere giudicati o criticati. Nel complesso, dunque, definirei la celebrazione per i 130 anni della Nuova Sardegna come un’esperienza di crescita e inoltre la assocerei a una perseveranza che non dovrebbe mai venir meno in termini di futuro, specialmente per noi giovani.

I 130 anni della Nuova Sardegna sono statiun’occasione non solo per ricongiungerci tutti in un periodo storicamente tragico come quello chestiamo vivendo ormai da quasi 2 anni, ma anche per condividere un tempo nel quale poter discutere diargomenti di attualità, dibattere, scherzare, imparare e sperimentare per una piccola parte le dinamiche di un mondo lavorativo completamente differente dal nostro. D’altronde, quest’evento era all’insegnadi concetti come l’innovazione e il futuro e pertanto aggiungerei: “Ad maiora semper”!

Elisa Farena

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