La Nuova Sardegna

L’appello del segretario Scotti 

«Ancora troppi colleghi no vax a rischio la credibilità di tutti noi»

VILLASIMIUS. Silvestro Scotti è il segretario della Federazione nazionale dei medici di famiglia. È un tipo sanguigno, vulcanico, di sicuro anche per evidenti origini napoletane. Così, nel bel mezzo...

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VILLASIMIUS. Silvestro Scotti è il segretario della Federazione nazionale dei medici di famiglia. È un tipo sanguigno, vulcanico, di sicuro anche per evidenti origini napoletane. Così, nel bel mezzo dell’intervento, ha citato il compianto e conterraneo Massimo Troisi. «Ricordo una sua battuta – ha detto – A noi medici non interessa una via di mezzo fra vivere da leoni, un giorno, o da pecora, cento, e quindi, in estrema sintesi, cinquanta da orsacchiotti, come profetizzava Troisi. No, durante la pandemia, abbiamo dimostrato di vivere sempre da leoni. Ma da sempre ai politici chiediamo di essere messi nelle condizioni migliori per garantire la qualità nell’assistenza ai pazienti». Poi, in un altro passaggio, ha puntato il dito contro i suoi colleghi no vax, che lo sono per un motivo o l’altro: «Sono ancora un buon 29 per cento, dobbiamo isolarli, o finiremo per mettere a rischio la nostra credibilità». Soprattutto perché – come confermato da un recente sondaggio – i medici di famiglia sono in testa, con un abbondante 77 per cento, nella classifica popolare sulla fiducia che la gente ha negli «attori del sistema sanitario». Il distacco dei medici è netto rispetto agli ospedali, abissale se messo a confronto con i pochi consensi raccolti dallo Stato e dalle Regioni. «È proprio questa fiducia, certificata da chi curiamo, – ha detto – il nostro grande patrimonio. Oggi lo mettiamo tutto a disposizione per una nuova sanità domiciliare. È la riforma che tutti auspichiamo e vogliamo, ma sin da subito pretendiamo di essere consultati, per evitare gli errori commessi da altri, non certo da noi, ed è sempre accaduto così quando le scelte sono state catapultate dall’alto. Siano in prima linea e siamo sempre noi a conoscere i i pazienti meglio di chiunque altro. Di conseguenza, quando ci chiamerete, pretenderemo di essere ascoltati». (ua)

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