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Crescono i timori degli imprenditori sardi

Crescono i timori degli imprenditori sardi

Unioncamere: «Ci saranno ripercussioni di ordine economico e sociale». Confindustria: «Basta alibi»

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SASSARI. Ora tutti si accorgono nel problema che potrebbe travolgere la Sardegna da metà mese in poi se non si troverà una soluzione tempestiva ed efficace alla questione della continuità aerea. La notizia dell’esclusione di Ita dal bando ha scatenato una pioggi di reazioni. Le imprese sorpattutto sono spaventate dalla prospettiva di uno stop ai collegamenti aerei: «Ci saranno ripercussioni di ordine economico e sociale - dice il neoeletto presidente di Unioncamere regionale Stefano Visconti-. È impossibile pensare che venga tolto agli abitanti della nostra Isola il diritto alla mobilità una scelta dalle sicure ripercussioni di ordine economico e sociale. sarebbe come togliere, in altri contesti, il cibo dalle tavole delle famiglie».

La procedura negoziata fornirà una via d’uscita? Visconti è scettico: «Quanto tempo sarebbe necessario per esperire tutti gli adempimenti relativi a questo iter?- si chiede Visconti- il rischio di rimanere bloccati, isolati, senza certezze è troppo grande e il nostro sistema non può permettersi di correrlo, anche e soprattutto in questo momento. Le nostre imprese, dopo due anni di crisi sanitaria ed economica, sono riuscite a resistere faticosamente a prezzo di enormi sacrifici. Questo stato di cose frenerebbe la ripartenza del nostro sistema economico, o peggio potrebbe rivelarsi un colpo troppo duro dal quale sarebbe difficile rialzarsi».

«La vicenda assume contorni sempre più drammatici e apre prospettive inaccettabili per l'economia e per l'intera società sarda - denuncia Confindustria in una nota -. Dopo anni di gestione emergenziale, caratterizzati da rinvii, proroghe ed aggiustamenti dell'ultimo momento si è arrivati ad una condizione di confusione e totale incertezza che emargina ancor più la Sardegna, già duramente provata da decenni di crisi economica e dalla recente crisi sanitaria».

Per la Confindustria, è «inutile cercare alibi esterni e diversi che non risolvono i problemi e fanno perdere tempo. Occorre assumersi titolarità e responsabilità diretta di quanto sta avvenendo chiamando quelle competenze che sono assolutamente necessarie per riconnettere la Sardegna, la sua economia e società con il mondo civile».

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